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LA CHIAREZZA DELL’OSCURITA’

Una notizia è una notizia. Se invece ci si aspetta una notizia, ed essa non arriva, la notizia sarà proprio la non-notizia. Non è un gioco di parole. Per esempio un uomo va dal medico per sapere di che soffre, e la non-notizia può appunto essere che, malgrado visite ed esami, i medici non sono riusciti a capire quale sia la sua malattia.
Qualcosa del genere sta avvenendo in questi giorni. Si direbbe che tutti stiano facendo a gara per non farci capire che cosa avverrà nel prossimo futuro riguardo alla Grecia. Sembrava che essa avesse rotto con l’Europa, ma Varoufakis dice che i negoziati non sono del tutto cessati e potrebbero ancora concludersi positivamente. Del resto, non si sa quale sarà il risultato del referendum. Altri – forse la stessa Angela Merkel – hanno detto che la Grecia potrebbe uscire dall’euro, ma non per questo cesserebbe di far parte dell’Unione Europea.
Alcuni dicono che la Grecia ha rifiutato ponti d’oro, ed ha lasciato i negoziati benché la differenze ormai vertessero su particolari insignificanti: insomma avrebbe fatto finta di negoziare, mentre aveva già l’intenzione di lasciare il tavolo delle trattative, qualunque offerta le avessero fatto. E proprio per questo Juncker ha deciso di pubblicare integralmente il testo delle offerte fatte ad Atene. Altri hanno descritto l’interruzione dei negoziati come l’atto eroico e pieno di dignità di un piccolo popolo ricattato da una dirigenza europea arrogante e spietata. I creditori si sarebbero intestarditi a non venire incontro al governo Tsipras, per costringere la Grecia ad andarsene.
Come se non bastasse, non s’è nemmeno capito se, dopo l’abbandono dei negoziati da parte della Grecia, la Banca Centrale Europea continuerà o no a finanziare le banche elleniche, e in che misura, e in particolare se continuerà a farlo fino a giorno trenta incluso, come pattuito, oppure anche dopo, fino al referendum, o chissà fino a quando. Nel frattempo però le banche greche stamani, lunedì, non hanno aperto i battenti e non permettono alcuna operazione. Segnale non positivo, indubbiamente.
La Grecia deve pagare una pesante rata di debito domani 30 giugno (e anche qui le cifre vanno, per quel che ricordiamo, da 1,4 a 1,9 miliardi di euro) e si sa che non ha il denaro per farlo. Quale la conseguenza? Ci hanno insegnato che chi non paga dichiara fallimento, ma qui ci si limiterà a mandare una lettera: “Gentile Atene, ha forse dimenticato la scadenza?” E poi un’altra lettera, insomma tutti dicono che si ha tempo fino alla fine di luglio. Ma nel frattempo le Borse non si accorgeranno di quel mancato pagamento?
Del resto la situazione era paradossale anche prima. Tutti i precedenti negoziati, se non s’è capito male, vertevano sulla richiesta della Grecia d’avere soldi in prestito con cui pagare le rate dei precedenti prestiti e per far fronte alle proprie spese. Senza che mai si capisse quando e con quali magiche riforme quel Paese avrebbe prodotto tanta ricchezza da ripagare questa montagna di debiti. Soprattutto se si pensa che gli anni di austerity fin qui imposti non hanno fatto che aggravare i problemi.
I dubbi sono innumerevoli. Può darsi che tutti – protagonisti inclusi – non sappiano che pesci prendere. Può darsi che neppure sappiano quali saranno le conseguenze delle loro azioni, come può darsi che almeno qualcuno sappia benissimo che cosa sta facendo e che cosa vuole ottenere: ma, come nel poker, non mostra le sue carte e si ammanta, come le seppie, di una nuvola d’inchiostro.
E infine ecco c’è la grande incertezza epocale: che ne sarà della Grecia, che ne sarà dell’euro, che ne sarà dell’Unione Europea? E più precisamente: chi la pagherà cara, il piccolo Paese che s’è giocato il tutto per tutto, o il Gigante Fragile, che sta in piedi per miracolo, solo perché la gente chiude gli occhi sulle sue infinite magagne? Viviamo un momento drammatico e riusciamo nell’impresa mitologica di non sapere chi sta rischiando l’osso del collo.
Forse in questo bailamme di voci e di pareri qualcuno sta facendo la diagnosi giusta e la giusta previsione riguardo al futuro, ma come distinguerlo dagli altri?
Ciò che domina è l’assordante rumore di fondo della demagogia quando si parla del dovere di salvare l’idea d’Europa e della nobiltà del ricorso alle urne, su una materia già troppo difficile per i competenti.
Gianni Pardo, pardonuovo@myblog.it
29 giugno 2015

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