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Iran, missili su Israele: la tregua di aprile è già un ricordo?

L’Iran lancia missili su Israele in risposta al raid su Beirut, rompendo il cessate il fuoco di aprile. Quali saranno le contromosse di Trump e Netanyahu, e quali i rischi reali per i mercati e la nostra economia?

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L’escalation in Medio Oriente, purtroppo, non delude mai i pessimisti. Dopo un periodo di fragile calma garantito dal cessate il fuoco dello scorso 8 aprile, domenica l’Iran ha lanciato una serie di missili verso il nord di Israele. La mossa, prevedibile nelle dinamiche della regione, è arrivata come ritorsione diretta per il raid israeliano condotto poche ore prima a Beirut. Le sirene sono tornate a squarciare il silenzio, i sistemi di difesa si sono immediatamente attivati e, in un attimo, lo spettro di un conflitto allargato si è riseduto prepotentemente al tavolo delle trattative.

Trappola strategica o provocazione?

La prima domanda sul tavolo è tattica: Israele risponderà colpendo direttamente il territorio iraniano? La risposta è quasi certamente sì, ma le proporzioni faranno la differenza. Le Forze di Difesa Israeliane (IDF) dichiarano un livello di massima allerta per scenari offensivi. Tuttavia, il lancio iraniano, limitato a soli quattro missili, ha il sapore di un avvertimento calcolato, una provocazione calibrata al millimetro. L’obiettivo di Teheran sembra quello di innescare una reazione eccessiva di Tel Aviv, sufficiente a far deragliare i colloqui diplomatici e a rinfocolare le tensioni tra Israele e gli alleati occidentali.

Comunque da notizie circolanti Israele avrebbe già chiesto agli USA il permesso di rispondere.

Il ruolo di Trump e i portafogli americani

A Washington, Donald Trump osserva la scacchiera con il suo consueto approccio transazionale. L’amministrazione americana predilige la pressione economica rispetto all’interventismo militare diretto. Trump, che ha recentemente ribadito di non voler sbloccare i fondi congelati a Teheran senza un accordo tombale, tenterà con ogni probabilità di frenare una risposta eccessiva di Benjamin Netanyahu. L’obiettivo della Casa Bianca è evitare di farsi trascinare in un logorante conflitto asimmetrico che drenerebbe risorse pubbliche ed elettorali.

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