EconomiaUSA
Intelligenza artificiale di Stato? L’asse Trump-Sanders e l’ombra di un nuovo “Too Big to Fail”
L’asse inaspettata tra Trump e Sanders per nazionalizzare a metà l’Intelligenza artificiale. Dai dividendi per i cittadini al rischio enorme di un nuovo “Too Big to Fail” pagato con le tasse.

In un’epoca di profonda frammentazione politica, c’è un tema che sta riuscendo nella curiosa impresa di mettere d’accordo Donald Trump e Bernie Sanders: l’intelligenza artificiale. O meglio, la gestione degli immensi profitti che l’AI genererà nei prossimi anni. La soluzione che sta prendendo forma a Washington è tanto semplice quanto dirompente: fare entrare lo Stato nel capitale delle aziende tecnologiche.
Una mossa che promette di sostenere i redditi dei cittadini, ma che nasconde un rischio sistemico enorme, portandoci dritti verso un capitalismo di Stato dalle tinte fosche.
La mossa sull’Air Force One e il fondo sovrano
Parlando ai giornalisti a bordo dell’Air Force One lo scorso 5 giugno, il presidente Donald Trump ha confermato di valutare l’acquisizione di quote pubbliche nelle principali società di AI. “I capitali in gioco sono così grandi che stiamo studiando concetti in cui delle quote azionarie potrebbero essere date al pubblico americano”, ha spiegato Trump, preannunciando un vertice alla Casa Bianca con i leader delle Big Tech. L’obiettivo dichiarato è far sì che i cittadini diventino “soci” e traggano un beneficio diretto da questa rivoluzione.
A fargli sponda, da sinistra, è il senatore indipendente Bernie Sanders, che sulle pagine del New York Times ha lanciato l’idea di un “Fondo Sovrano Americano per l’A.I.”. Il meccanismo è brutale: una tassa unica del 50% applicata ad aziende come OpenAI, Anthropic e xAI, pagata non in liquidità, ma cedendo direttamente allo Stato le proprie azioni.
Le ricadute economiche: sostenere la domanda
Dal punto di vista macroeconomico, l’idea ha una sua logica stringente e risponde a un’esigenza reale. L’automazione estrema minaccia di spazzare via milioni di posti di lavoro, concentrando la ricchezza nelle mani di pochissimi colossi tecnologici.
Se le macchine sostituiscono il lavoro umano, i salari crollano. E se i salari crollano, chi comprerà i beni e i servizi prodotti dall’economia? Un fondo sovrano che distribuisca i dividendi dell’AI direttamente alle famiglie funzionerebbe come uno stabilizzatore automatico formidabile. Mettendo denaro nelle tasche degli americani, si sosterrebbe la spesa quotidiana e la domanda generale, evitando che il motore dell’economia si ingolfi per mancanza di consumatori. Un approccio pragmatico: se il software ci toglie il lavoro, che almeno ci paghi i consumi.
Inoltre la partecipazione pubblica permette anche un controllo nell’evoluzione della stessa, che non avvenga in maniera eversiva e contro il controllo dello stato.
Il rischio “Too Big to Fail” per l’AI: il vero pericolo
Tuttavia, l’entusiasmo per questa insolita alleanza si scontra con una realtà molto più insidiosa. Se il governo diventa il maggiore azionista di aziende come OpenAI, cosa succede alle logiche del libero mercato?
Il rischio evidente è quello di creare un nuovo colossale “Too Big to Fail” (troppo grandi per fallire) per l’intelligenza artificiale. Se lo Stato possiede metà del settore tech, sarà poi costretto a salvarlo con il denaro delle tasse pubbliche nel caso in cui queste tecnologie falliscano o i mercati finanziari crollino?
Stiamo di fatto creando le basi per un circolo vizioso tra grande business e politica. Lo Stato diventerebbe contemporaneamente arbitro e giocatore. In questo scenario, il potere politico interverrebbe sistematicamente per salvare il colosso aziendale di turno anche quando questo si dimostrasse inefficiente, semplicemente perché il bilancio pubblico e i dividendi promessi ai cittadini dipenderebbero dalla sua sopravvivenza. Una fusione tra Stato e corporazioni che proteggerebbe i profitti privati socializzando le eventuali perdite. Il fallimento potrà non piacere, ma è anche il metodo con cui il “Corpo” economico elimina le cellule inefficienti o dannose, se lo eliminiamo creiamo inefficienza.
Pragmatismo o statalismo?
Interpellato sulle somiglianze tra la sua visione e quella di Sanders, Trump ha risposto con la consueta abilità politica, ricordando che molti elettori storici del senatore del Vermont hanno poi votato per lui, uniti dalla necessità di proteggere la classe lavoratrice.
Nel frattempo, l’amministrazione si muove con cautela: un recente ordine esecutivo chiede alle aziende di sottoporre “su base volontaria” i nuovi modelli di AI al governo prima del rilascio. Una misura che Sanders ha giudicato insufficiente, chiedendo un intervento duro del Congresso. Il dibattito è aperto, ma la strada verso un’intelligenza artificiale di Stato sembra ormai tracciata, con tutti i pesanti interrogativi economici che porta con sé.







You must be logged in to post a comment Login