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Immaginiamo gli effetti di un crollo degli USA come dominus globale e razionalizziamo l’eventuale strategia italiana da seguire, ITexit inclusa

La decadenza USA parte da molto lontano, probabilmente possiamo dare un riferimento partendo dal Vietnam e da quanto seguì, debito finanziario e di fiducia nei mezzi americani da parte degli alleati. Nel 1960 fu un’influenza passeggera di un paziente europeo implume figlio di una guerra devastante, oggi sembra una grave polmonite di un soggetto adulto che porterà pesanti conseguenze nei comportamenti futuri, in riferimento a chi è nelle condizioni di doversi scegliere il dominus da seguire.

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Notasi che chi scrive non è ideologicamente schierato, direi il perfetto contrario, pragmatico! Oggi gli USA vivono la fase più acuta della loro debolezza decennale più volte rinviata ed evitata. Sembra arrivata la resa dei conti, accelerata da una presidenza USA inetta e non all’altezza. In tutto questo il modello capitalistico è certamente da rivedere e l’Italia ne pagherà senza dubbio gravi conseguenze. Con tre problemi, nel caso trattato: il primo, la transizione; il secondo, gli effetti politici ed economici; il terzo, l’alternativa agli USA.

La Transizione dal modello americano sarà costellata i ostacoli, soprattutto nella fase iniziale in cui Washington non accetterà l’ineluttabilità degli eventi, incrementando essa stessa il caos globale. Poi, più avanti, si farà strada il pragmatismo ossia un ritiro ordinato dallo scenario globale per concentrarsi su una sfera di influenza ridotta e regionale, direi le Americhe più l’Europa occidentale. Appunto, l’Europa: la dottrina prevalente esclude categoricamente una unione russo- tedesca, se gli USA mantengono la linea – che è pragmatismo storico – sarà inevitabile uno scontro che potrà essere aperto o sotterraneo, nel primo caso con una qualche forma di conflitto militare nella regione e comunque con uno scontro commerciale, nella seconda una destabilizzazione dell’area facendo leva sui partners regionali, ossia soprattutto gli UK e l’Italia filo anglosassone.- Va detto che gli USA possono tranquillamente re-impostare la propria economia in termini maggiormente autarchici, sono autosufficienti quasi in tutto se presi come stato singolo, sovrabbondanti se in termini regionali (la recente pace con Cuba dice molto di più di quanto la stampa globale faccia intuire in termini di indirizzi futuri del colosso americano). Molto difficilmente il resto del mondo potrebbe invece fare a meno del mercato americano e degli enormi deficit commerciale e di bilancia dei pagamenti, ossia l’assenza degli USA come clienti globali – a maggior ragione se in presenza di una Cina non in crisi ma solo in parabola discendente – farebbe fallire tutti gli stati mercantilistici a partire da quelli con maggior surplus commerciale (appunto, la Germania). Già questo ci fa capire quale deve essere l’indirizzo futuro per un soggetto umano razionale che voglia evitare di testare le teorie di Schumpeter.

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Appunto, gli effetti geopolitici saranno drammatici, la caduta del modello USA determinerà un vacuum in cui rinascerebbero in Europa le stesse pulsioni dell’età degli imperi, ossia impadronirsi dei beni dei vicini da parte dei paesi europei in crisi o per semplice bramosia di potere da parte di chi – già ricco e relativamente benestante – vorrà più spazi (la Germania). In questo contesto l’Italia quale soggetto particolarmente ricco e particolarmente indifeso vedrebbe a rischio la sua stessa esistenza unitaria, ossia in assenza di una protezione superiore rischierebbe di spezzarsi in due (quanto meno, …). Il vero problema sarebbe l’assenza di limite nell’ingerenza europea dei paesi centrali verso i periferici, facendo leva almeno in un primo momento su leggi europee indirizzatamente a carattere vessatorio. Parimenti il blocco russo-tedesco – inevitabilmente – andrebbe formandosi se non formalmente almeno negli effetti pratici, già oggi vediamo scambi di assets extra frontalieri tra le due aziende probabilmente più sistemiche dei due paesi vicini, BASF e Gazprom.

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Più in dettaglio gli effetti dell’austerity eurotedesca rischierebbero di divenire ancora più evidenti e radicali, con una morsa in restringimento per i paesi in crisi e non viceversa ossia annichilendo anche garanzie economico/democratiche nei paesi deboli con il fine di far tornare i conti per pagare un debito estero in costante espansione e detenuto dai paesi che governano il sistema bancario ed industriale ossia l’EU (le vittime sarebbero principalmemte Grecia, Italia, Spagna, Portogallo ed in parte Irlanda, quest’ultima comunque verrebbe certamente cooptata dagli interessi USA in EU). La caduta del dollaro – normale epilogo alla fine di un impero, Britannia insegna – figlia della fine dell’impero USA globale rischierebbe poi di creare turbolenze monetarie, con conseguente iper-rivalutazione delle monete oggi più deboli del biglietto verde, a partire dall’euro [gli effetti sarebbero devastanti soprattutto per i paesi meno in grado di assorbire shock valutari da iper valutazione della propria moneta, Italia in testa].

GDP-decline-history-500x268La Cina non ne avrebbe un effetto completamente deleterio nel momento in cui potesse mantenere il peg con il dollaro in svalutazione a patto di non far esplodere l’inflazione interna, ossia sarebbe necessario un controllo statale dei consumi contromisure ad hoc, sempre possibile in un paese di stampo dittatorial-comunista (non a caso oggi le destabilizzazioni interne alla Cina appaiono nella forma conosciuta dell’Italia degli attentati anni ’60 e ’70, puntando a rompere il consenso per il partito centrale cinese ossia causando sommosse e quindi distraendo Pechino dallo scenario globale). In tutto questo temo che la medicina finanziaria andrà/andrebbe per la maggiore, ossia si cercherebbe di ovviare ad una valuta iper-valutata in presenza di stagnazione economica attraverso la stampa di moneta, a partire proprio dell’Europa e dall’euro a quel punto in crisi esistenziale e quasi mortale. Ciò si tradurrebbe in inflazione, a maggior ragione in presenza di uno shock economico dato da conflitti nell’area medio orientale e/o da caos generalizzato nelle regioni produttrici di petrolio. Certamente in tale contesto la Russia apparirebbe un fattore di stabilizzazione in grado di erogare energia a prezzo ragionevole in presenza di un accordo geostrategico alternativo agli USA e sempre in presenza di un solo referente regionale per l’EU, la Germania (…): anche per questa ragione la Russia fa paura, anche per questa ragione la strada verso un’alleanza russo-tedesca è inevitabile in presenza di un’abdicazione USA dal ruolo di dominus globale.

Sembra facile prevedere che in questo contesto il medio oriente semplicemente esploderà/esploderebbe in un caos generalizzato, con innegabili conseguenze in termini di disponibilità di petrolio per le economie prettamente manifatturiera ed energy intensive (Germania ed Italia in primis, la Francia avrebbe la sponda nucleare di EDF, una garanzia contro i prezzi alti degli idrocarburi). Gli USA sembrano ormai indirizzati sulla strada dell’autonomia energetica per cui il problema semplicemente per loro non si porrebbe, infatti forse finanche il caos globale potrebbe essere un modo per riproporsi di seguito come dominus globale dopo aver fatto “scannare” gli avversari.- Riprendiamo il bandolo della la storia da dove inizio, per noi:

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L’Italia in tutto questo servirebbe moltissimo alla causa americana in quanto fidato alleato storico, leggasi alla luce dell’enorme numero di basi militari USA nel nostro territorio oltre dall’enorme numero di oriundi d’oltreoceano: un’Italia alleata sarebbe utilissima per sferrare l’attacco alleato dapprima contro l’asse franco-tedesco anche in veste di interessi economici, per arrivare solo successivamente al vero obiettivo, la Germania con la volontà di andare verso Mosca nella difesa dei propri interessi. Parimenti all’Italia converrebbe in modo addirittura esistenziale allearsi agli USA per trovare la valvola di sfogo di una valuta troppo rivalutata, chi scrive ritiene assolutamente più che probabile che l’uscita dell’Italia dall’euro (ITexit) debba passare per un’alleanza strategica con gli USA oltre che da una temporanea dollarizzazione. Viene anzi il dubbio che il mezzo vacuum di interventismo americano nelle faccende regionali Euro-medioorientali sia fatto apposta per spingere qualcuno a compiere il fatidico passo, successivamente le elites USA non avrebbero dubbi nel superare antiche divisioni interne per scagliarsi contro la perfida traditrice germanica, encore la storia come sempre fa la rima… Magari per fare pulizia prima del di fatto semestre bianco obamiano dei neocon a cui il presidente – probabilmente l’ultimo presidente nero – degli States non ha mai creduto ma che non ha nemmeno saputo combattere, la sua insensata politica estera dipende molto da tale squilibrio interno all’amministrazione USA.

In tutto questo voi pensate che all’Italia convenga avere come alleati il blocco europeo di matrice franco-tedesca (a quel punto alla ricerca di attivi per combattere la crisi interna) o gli USA, vecchi amici storici? Ricordo che se bisogna vere un dominus meglio averlo ricco, potente e molto ma molto lontano (e necessariamente che non debba campare sulle nostre relative fortune, oltre a non essere intrinsecamente invidioso come solo gli arrampicatori sociali sanno essere). Comparare le opzioni di alleanza tra Germania ed USA è davvero arduo, o meglio appare chiaro quale debba essere la scelta dell’Italia per lo meno se l’obiettivo è quello di restare relativamente liberi e non diventare schiavi economici di chi il debito lo detiene. Anzi, direi che Berlino rappresenta molti degli aspetti degeneri indicati nel mio breve indirizzo su come scegliere un alleato…

Per il resto fate voi.

Jetlag per Mitt Dolcino

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