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Il suicidio di Tiziana e la Legge Ammazza Web

Mentre l’opinione pubblica è sconvolta per il tragico suicidio di Tiziana Cantone, alla Camera si discute il decreto legge sul cyberbullismo e la restrizione della libera espressione sul web.

Sulla sciagurata vicenda della 31enne campana, Tiziana Cantone, è stato detto molto, troppo. D’altronde si sa, nonostante l’emancipazione dei nostri giorni, parlare di sesso e argomenti “pruriginosi” rimane uno dei tabù taciti società, e poterlo fare pubblicamente soddisfa il desiderio libidico inconscio (Freud docet, Dagospia apprende e ne fa la sua arma di successo!). Stesso discorso per la facile morale: oggi siamo tutti #JesuisTiziana, quella povera ragazza che si è suicidata perché non ha retto più l’onta mediatica.
Personalmente, credo che il rispetto per le tragedie e il dolore dei familiari andrebbero consumati in silenzio, al riparo dal clamore mediatico.

Ma nei tempi della moderna ipercomunicazione la reazione è lecita e comprensibile per interpretare il sentimento dell’opinione pubblica, se non fosse che proprio oggi alla Camera si discuterà il decreto legge sul cyberbullismo. Il testo ha già subito, di recente e in sordina, un’estensione dell’oggetto del reato e un inasprimento dei controlli e delle pene. Nel link di seguito è possibile riscontrare le modifiche introdotte al testo originario http://parlamento17.openpolis.it/atto/documento/id/269247

ammazawebTra le modifiche più impattanti c’è quella della vittima oggetto di tutela: prima il minorenne ultraquattordicenne, ora a tutti. Chiunque può rientrare nella casisitca.

Cosa si intende per ciberbullismo? La definizione è piuttosto estensiva, in quanto rientrano nell’oggetto “l’aggressione o la molestia reiterate, a danno di una o più vittime, anche al fine di provocare in esse sentimenti di ansia, di timore, di isolamento o di emarginazione,ecc.” Ora, la psicoanalisi è materia scientifica, ma riscontrare un nesso di causa ed effetto su un disturbo come l’ansia – di cui soffre, in forma ed intensità diversa, una percentuale altissima della popolazione-potrebbe prestarsi quantomeno alla discrezionalità e all’aleatorietà.

Di cosa si serve il “ciberbullismo” per ledere la dignità della vittima? Di “atti o comportamenti vessatori, pressioni e violenze fisiche o psicologiche (…) offese o derisioni, anche aventi per oggetto la razza, la lingua, la religione, l’orientamento sessuale, l’opinione politica, l’aspetto fisico o le condizioni personali e sociali della vittima.”

Anche qui l’aspetto interpretativo è molto soggettivo: chi stabilisce il confine tra una provocazione scherzosa e una derisione? La famosa vignetta della Boschi ritratta esattamente come in una sua foto, ma con qualche imperfezione fisica evidenziata nello stile caricaturale, rappresentano una violenza psicologica di sfondo sessuale? E la satira politica, avrà ancora diritto ad esistere?

Il testo prevede la pena della reclusione da uno a sei anni. Non solo, la stessa pena vale “se il fatto è commesso utilizzando tali strumenti mediante la sostituzione della propria all’altrui persona”. Quindi niente sconti per quelli che sui social, e in particolare su Twitter, usano pseudonimi o profili volgarmente detti “fake”. Prevista anche la confisca obbligatoria del telefonino e del Pc.

Si prospettano tempi da purghe: concedetemi il lusso di questa espressione prima che venga approvato il decreto!

 

Ilaria Bifarini


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