Seguici su

CulturaScienza

Il segreto sepolto di Ercolano: come la fisica leggerà i papiri carbonizzati senza toccarli

Cotto dal Vesuvio nel 79 d.C., il tesoro letterario di Ercolano rischiava di finire in polvere a ogni tentativo di lettura. Una scoperta chimica sull’inchiostro permette ora di srotolarlo digitalmente con i raggi X senza toccare i reperti.

Pubblicato

il

Per quasi duemila anni un’intera biblioteca classica è rimasta intrappolata nel buio, trasformata dal fuoco del Vesuvio in fragili cilindri di puro carbone vegetale. Ogni tentativo di forzarne l’apertura ha prodotto solo una tragedia archeologica: capolavori perduti della filosofia greca e latina sbriciolati in polvere nera nel giro di pochi secondi.

Oggi, un gruppo di fisici e chimici ha trovato la chiave per violare questo scrigno senza toccarlo. Nessun bisturi, nessun solvente chimico e soprattutto nessuna distruzione. La risposta risiede in un’intuizione chimica elementare: cercare le tracce invisibili di piombo rimaste intrappolate negli inchiostri antichi.

La catastrofe del 79 d.C. e il paradosso della Villa dei Papiri

Quando il Vesuvio erose la costa campana nel 79 d.C., la vicina Ercolano fu investita da nubi piroclastiche che raggiunsero temperature comprese tra i 400 e i 900 gradi. A differenza di Pompei, sepolta da una coltre di pomici e cenere, la lussuosa Villa dei Papiri fu sigillata all’istante sotto decine di metri di fango vulcanico solidificato.

Ercoleaneo

Quel calore brutale, unito alla totale assenza di ossigeno, non incenerì i rotoli: li carbonizzò.

I circa 1.800 manoscritti della collezione si trasformarono in blocchi cilindrici duri e friabili, identici a pezzi di carbonella. Da un lato il cataclisma ha distrutto la materia organica originaria; dall’altro ha congelato nel tempo l’unica biblioteca del mondo antico giunta intatta fino ai nostri giorni.

Quando gli scavatori borbonici la riportarono alla luce nel 1752, l’entusiasmo si trasformò rapidamente in frustrazione. I primi restauratori cercarono di srotolare i cilindri tagliandoli a metà o usando ingegnosi telai a trazione, come la celebre macchina di padre Antonio Piaggio.

Srotolatore di Piaggio

Il risultato fu drammatico: decine di papiri andarono irrimediabilmente perduti, distrutti per sempre dalle mani di chi voleva disperatamente leggerli.

Il vicolo cieco del “carbone su carbone”

Per oltre due secoli gli studiosi hanno dovuto fermarsi. Aprire fisicamente un papiro di Ercolano equivale a distruggerlo. Negli ultimi quindici anni, la speranza si è spostata verso la tomografia a raggi X, la stessa tecnologia usata per le TAC ospedaliere, potenziata da acceleratori di particelle ed elaborazioni di intelligenza artificiale.

Quindi si è pensato di utilizzare la fisica. Gli scribi dell’epoca usavano un inchiostro a base di nerofumo, ricavato dalla combustione di legna o resine, mescolato con acqua e gomma arabica. Il supporto era papiro vegetale. Dopo l’eruzione, sia l’inchiostro sia il foglio sono diventati la medesima cosa: carbonio puro.

I normali raggi X attraversano il carbonio quasi senza deviazioni. Ottenere un’immagine chiara dell’inchiostro sopra il foglio bruciato era come cercare di fotografare una scritta a matita nera su un cartoncino nero all’interno di una stanza buia. Il rapporto segnale-rumore era troppo debole.

L’esperimento: bruciare Star Wars nel forno di casa

La svolta è arrivata da un ricercatore non convenzionale, Douglas Seiler, associato a Berkeley, che ha deciso di verificare sperimentalmente una vecchia ipotesi: gli antichi usavano metalli pesanti per far asciugare prima l’inchiostro?

Seiler ha acquistato papiro e cannucce di canna in Egitto e inchiostro tradizionale giapponese a base di fuliggine. Ha arruolato alcuni studenti per copiare brani della Bibbia, battute di Guerre Stellari e spezzoni di vecchie serie televisive di fantascienza, mescolando all’inchiostro diverse concentrazioni di nitrato di piombo.

Poi ha infilato i rotoli moderni dentro un contenitore metallico sigillato, privo di aria, e li ha cotti in un forno ad altissima temperatura.

Ha ottenuto perfette repliche carbonizzate dei papiri di Ercolano, friabili e accartocciate. I falsi rotoli sono stati quindi portati ai laboratori del National Institute of Standards and Technology (NIST) negli Stati Uniti, per essere sottoposti a tomografia tridimensionale.

MetodoInvasivitàRisoluzione testoCosto operativo
Srotolamento fisico (XVIII-XIX sec.)Distruttivo (perdita reperto)Parziale e frammentariaBasso (ma fatale)
TAC standard su carbonioNon distruttivoContrasto bassissimoMolto elevato (Sincrotrone)
Screening XRF + TAC mirata al piomboAssolutamente non distruttivoAltissimo contrasto visivoEfficace e sostenibile

La fisica della svolta: il metallo che illumina il buio

I risultati, pubblicati sulla rivista scientifica PLOS ONE, hanno superato le aspettative. Il piombo possiede un numero atomico elevato (Z = 82) e una densità elettronica incomparabilmente superiore a quella del carbonio (Z = 6). Quando il fascio di raggi X attraversa il rotolo, il piombo assorbe le radiazioni fino a 25 volte più del papiro bruciato.

Nelle immagini digitali della tomografia, le lettere non appaiono più come minuscole ombre invisibili. Risaltano come punti luminosi, nitidi e ad altissimo contrasto.

È bastata una concentrazione microscopica – appena 25 microgrammi di piombo per centimetro quadrato – per far emergere chiaramente le frasi scritte dagli studenti sui cilindri cotti al forno, senza bisogno di algoritmi predittivi che tentino di indovinare la forma delle lettere.

Modello tac di papiro carbonizzato

Una tecnica distruttiva? Nessun contatto, solo fotoni

La domanda sorge spontanea tra chi teme per l’integrità del patrimonio storico: questa procedura rischia di danneggiare i preziosi reperti? La risposta della fisica è categorica: no, non è affatto distruttiva.

Il protocollo ideato dal team di Berkeley si articola in due fasi completamente non invasive:

  • Fase 1: Pre-analisi con fluorescenza a raggi X (XRF). Si utilizza uno spettrometro portatile, uno strumento compatto che non tocca fisicamente il reperto. Emette una debolissima radiazione e legge l’energia emessa dagli atomi del papiro. In pochi minuti rivela se in quel rotolo specifico ci sono tracce di piombo.
  • Fase 2: Tomografia computerizzata tridimensionale. Solo i rotoli che mostrano una firma positiva al piombo vengono trasferiti nei centri di scansione ad alta risoluzione. Il rotolo rimane sigillato nel suo supporto di conservazione e viene ruotato lentamente davanti al fascio radiogeno, senza alcuna manipolazione meccanica.

In nessun passaggio il papiro viene aperto, pressato, scaldato o esposto a reagenti chimici. L’oggetto resta intatto nella sua custodia, identico a prima della scansione.

WORKFLOW DI RECUPERO NON DISTRUTTIVO

 

[Rotolo sigillato]

│

▼

[Scanner XRF portatile] ──(Nessun contatto fisico)

│

├─► [Niente piombo] ──► Archiviazione in attesa di nuove ottiche

│

└─► [Tracce di piombo rilevate]

│

▼

[Tomografia 3D (TAC)]

│

▼

[Algoritmo srotolamento virtuale]

│

▼

[Testo decifrato]

Dalle batterie delle auto elettriche alla filosofia antica

Ottenere la scansione tridimensionale risolve solo metà del problema. All’interno del computer, il papiro appare come una complessa spirale arrotolata, ondulata e deformata dalle onde d’urto dell’eruzione.

Per leggere il testo occorre “srotolarlo virtualmente”, stendendo la spirale su un unico piano bidimensionale.

La soluzione a questo secondo enigma è arrivata da un settore inaspettato: l’ingegneria dei veicoli elettrici. Al NIST, il ricercatore Michael Cyrus Daugherty aveva precedentemente sviluppato un algoritmo software per analizzare e srotolare digitalmente i fogli interni avvolti a spirale delle celle a ioni di litio delle batterie. Adattando quel codice per seguire le superfici ondulate del papiro carbonizzato, i ricercatori sono riusciti a distendere il rotolo su schermo in poche decine di secondi. Le parole sono apparse in sequenza orizzontale, perfettamente leggibili.

Cosa possiamo recuperare: le voci perdute della classicità

Circa l’ottanta per cento della letteratura antica è andato disperso durante i secoli bui del Medioevo, sopravvissuto solo se qualche monaco amanuense decideva di ricopiarlo pazientemente su pergamena. I rotoli della Villa dei Papiri di Ercolano sono l’eccezione assoluta. Non sono copie medievali ritrascritte con errori e censure: sono edizioni originali del I secolo a.C. e del I secolo d.C.

I pochi testi aperti faticosamente nel passato hanno già regalato trattati inediti del filosofo epicureo Filodemo di Gadara, scritti dello stoico Crisippo e testi storici latini sconosciuti, come le memorie di Seneca il Vecchio.

Grazie alla combinazione tra la chimica del piombo e la scansione a fascio X, gli oltre 1.800 rotoli ancora chiusi conservati a Napoli, Parigi e Oxford potrebbero finalmente svelare tragedie perdute di Sofocle, poesie dimenticate o trattati scientifici che ritenevamo cancellati dalla memoria umana. La fisica moderna sta dimostrando che la furia del Vesuvio non ha cancellato quel sapere: lo ha soltanto protetto fino al momento in cui fossimo diventati abbastanza intelligenti da leggerlo senza distruggerlo.

Google News Rimani aggiornato seguendoci su Google News!
SEGUICI
E tu cosa ne pensi?

You must be logged in to post a comment Login

Lascia un commento