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Il saccheggio della Grecia!

In questi anni, successivi alla crisi finanziaria che ha giocato il “pivot role” nel portare alla crisi economica attuale, chiamata impropriamente – per chi scrive – dei debiti sovrani, ci siamo numerose volte sentiti dire che le misure di austerità e le riforme strutturali avrebbero risolto tutti i nostri problemi. Questo ritornello è stato ripetuto in tutte le nazioni periferiche – gli arcinoti PIIGS – corroborato dall’affermazione che così facendo si sarebbero facilitati i “salvataggi” dei paesi in difficoltà. Ovviamente, al momento, non si vedono segni di nessun genere di salvataggio; e ce lo testimoniano le vicende di cronaca nera, la continua perdita di posti di lavoro con la chiusura e la delocalizzazione delle imprese, ecc. ecc.. Ma, principalmente, quello su cui ci si vorrebbe focalizzare, ancora una volta, e proprio in relazione agli effetti sociali tragici sottostanti, è una delle “balle” più grandi che ci sono state raccontate in questi anni; e che solo dei professionisti del falso, degli “spacciatori di menzogne”, possono raccontare: il salvataggio della Grecia! Non c’è stato nessun salvataggio della Grecia! Nessuno ha salvato la Grecia! Quello che è stato fatto in Grecia si può trovare in molti articoli, anche datati, di blog che ne hanno seguito le vicende dandone poi notizia. Per vedere quello che la Troika ha fatto in Grecia, che è molto più simile ad un saccheggio che ad un salvataggio, si utilizzeranno principalmente articoli del blog Zerohedge. Ancora: ricordiamo che pure in Italia qualcuno ha avuto il coraggio di dire che “ci vorrebbe la Troika”, oppure “il dolore sta producendo risultati”: peccato che poi se arrivasse la Troika per il signore che ci ha propinato la prima affermazione sarebbe un taglio di una trentina di Kgs e forse più, mentre per quello della seconda il dolore è sempre quello degli altri; non esattamente dei modelli di mutualismo e solidarietà. Ma vediamo senza ulteriori indugi alcune di queste miracolose misure di salvataggio approntate in Grecia ed al cui modello l’Italia si dovrebbe ispirare.

Vista la premessa, la prima domanda lecita da porsi sarebbe quella relativa a dove, o a chi, finiscono i soldi dei salvataggi della Grecia. Il grafico (a torta) utilizzato dal blog Zerohedge – di fine 2011 – per rispondere a questa domanda in un suo articolo dal titolo “Where Does The Greek Bailout Money Go?”- “Dove vanno i soldi del salvataggio greco”, è abbastanza esplicativo così come il commento stesso.

Dove sta andando il salvataggio?!

Grafico Zerohedge SE

Infatti come si può vedere nel grafico sopra riportato solo il 19% del denaro dei salvataggi finisce in spesa (parte azzurra, Greek-Spending); il 18% (parte verde, ECB) finisce alla BCE; il 23% (parte rossa, Greek Financials) finisce alle istituzioni finanziarie greche, cioè ancora alla BCE della quale quelle sono parte, e quindi, della cui parte, invece, i greci non possono beneficiare pienamente; mentre il 40% (parte viola, Non-Greek Financials) va ad assicurazioni banche e compagnie al di fuori della Grecia. È facile intuire che se il 18% dei salvataggi va alla BCE ed il 40% ad istituzioni finanziarie non greche, praticamente il 58% del salvataggio della Grecia non va alla Grecia; ma Zerohedge si spinge oltre sostenendo che con gli accordi di repurchase si può arrivare facilmente anche al 70%.

Ma questo è solo l’inizio – come detto l’articolo è del 2011 – e verso la fine del febbraio 2012, sempre il blog Zerohedge riporta un altro articolo il cui titolo è ancora una volta molto esplicativo: “Scandal: Greece To Receive “Negative” Cash From “Second Bailout” As It Funds Insolvent European Banks” – “Scandalo: la Grecia riceve contanti “negativi” dal “secondo salvataggio” e finanzia le banche europee insolventi”. Nell’articolo si riporta la notizia, confermata anche dalla Reuters in un articolo di inizio febbraio 2012, della creazione di un conto di garanzia (Escrow Account), per volontà principalmente di Francia e Germania, in relazione al debito greco e per il pagamento dei suoi creditori. La metafora tanto cara della pistola fumante recita: “L’Eurogruppo accoglie con favore le intenzioni della Grecia di approntare un meccanismo che permetta una migliore la tracciabilità ed un miglior monitoraggio dei soldi ufficialmente presi a prestito ed i fondi internazionalmente generati e destinati al servizio del debito greco, sotto il controllo della Troika, pagando un importo corrispondente al servizio del debito del prossimo trimestre direttamente sul conto separato di un agente di pagamento greco”. Il secondo colpo invece sostiene: “Infine, l’Eurogruppo, in tale contesto accoglie con favore l’intenzione delle autorità greche di introdurre nel corso dei prossimi due mesi, nel quadro giuridico greco, una disposizione che garantisca che la priorità è accordata ai pagamenti del servizio del debito. Questa disposizione sarà introdotta nella Costituzione greca non appena possibile”. Il salvataggio della Grecia e dei greci diventa, grazie a questo modo di operare, un elemento di ordine secondario, in quanto la priorità per il denaro che arriva dai salvataggi è relativa, principalmente al pagamento delle scadenze a favore dei creditori e al finanziamento del servizio del debito; cosicché sempre Zerohedge arriva a definire il secondo salvataggio della Grecia come il primo salvataggio delle banche europee.

Ancora: sempre dal blog di riferimento per questo articolo (Zerohedge) sappiamo – verso fine febbraio del 2012 – che: “It’s Official – Greece Unveils The Negative Salary, And A Whole New Meaning For “Pay To Play” – “È ufficiale – la Grecia presenta il salario negativo ed un significato interamente nuovo di ‘pagare per giocare’”; in cui si ipotizza, richiamando altra fonte, la possibilità che i lavoratori greci “paghino per il privilegio di avere un lavoro”. Oppure che: “The Colonization Begins: Germany May Send 160 Tax Collectors To Greece” – “La colonizzazione inizia: la Germania può mandare 160 esattori delle tasse in Grecia”; sempre confermato anche da Reuters per cui gli agenti di riscossione delle tasse greci sarebbero potuti essere … tedeschi. E tutti nella raccolta delle tasse sarebbero dovuti essere molto più efficienti: “Back To Surreality – Greek Tax Collectors Told They Need To Be 200% More Efficient” – “Ritorno al surreale – è stato detto ai funzionari greci per la riscossione delle tasse che devono essere del 200% più efficienti”. Dopo l’implementazione di queste misure, che potrebbero non sembrare, ma invece sono, molto simili a quelle adottate in Italia – non abbiamo forse anche noi inserito un vincolo, seppur diverso, quello del pareggio di bilancio, in Costituzione?! Non abbiamo vissuto la stretta nella riscossione delle tasse da parte di Equitalia?! – le cose in Grecia non sono affatto migliorate, anzi sono anche peggiorate; e lo si può evincere da un paio di grafici che riportiamo e che si riferiscono proprio a due indicatori molto significativi che sono quello del PIL pro capite e quello sul tasso di disoccupazione.

PIL pro capite della Grecia dal 2005

PIL procapite Grecia per SETasso di disoccupazione in Grecia dal 2005

Tasso disoccupazione Grecia per SE

Come si può notare, gli effetti delle misure implementate, dopo il 2008 in Grecia, hanno avuto come conseguenze la diminuzione dei redditi disponibili per i greci e l’aumento del tasso di disoccupazione. Non solo, dopo il 2011, grazie ai salvataggi queste tendenze non si sono invertite e nemmeno stabilizzate, anzi sembrano essersi acuite; portando ad un ulteriore impoverimento della Grecia e ad un allarmante aumento del tasso di disoccupazione. Pertanto in termini di redditi disponibili e di occupazione i “salvataggi che hanno salvato la Grecia” non sembrano essere tali e nemmeno aver salvato i greci. Al contrario, invece, sempre facendo riferimento ad informazioni che sono facilmente rinvenibili in rete, sappiamo che la Grecia “piazzava” i suoi titoli a sei mesi, ad inizio agosto 2012, al 4,38%; e a settembre del 2013, i titoli a tre mesi al 4,02%. Oltre a questo, sappiamo che negli ultimi anni la crisi è stata accompagnata dai bassi tassi di interesse; le promesse di liquidità della BCE ed il “wathever it takes” di Draghi – come già spiegato in altro articolo su questo blog – sono stati sufficienti per calmare le paure dei mercati relativamente alla liquidità, facendo scendere i tassi di interesse e portando il tasso di riferimento della BCE vicino allo zero (la BCE presta allo 0,5%). Purtroppo questo sembra valere per molti ma non per tutti. Come visto dagli articoli appena riportati la Grecia continua a prendere a prestito a tassi a breve molto più alti di quanto invece facciano “altri investitori”; e così a fine 2013 ci ritroviamo con la BCE di Mario Draghi che fa il pieno di profitti e riduce addirittura le attività. La BCE riduce le attività di 33 miliardi e realizza un utile netto di 1,44 miliardi di euro “anche grazie ai titoli di Stato che ha acquistato nei momenti più bui della crisi (…)”, di cui 437 milioni arrivano dai titoli greci. L’effetto di queste manovre è opposto a quello delle manovre di altre banche centrali come per esempio Federal Reserve, Bank of Japan e Bank of England, che al contrario della BCE hanno posto in essere manovre espansive, ed ha determinato, appena dopo l’inizio del 2012, una “stabilizzazione” della base monetaria ed una sua diminuzione verso la fine del 2012 e per tutto il 2013 – non proprio una politica espansiva che avrebbe potuto aiutare a contenere i peggiori effetti della crisi su redditi disponibili e disoccupazione, o almeno una parte di questi.

Base monetaria delle banche centrali Base monetaria banche centrali

La BCE, in un periodo in cui quello che si richiede è liquidità, la promette calmando i mercati e poi la riduce; e mentre presta alle banche allo 0,5%, fa lo stesso con la Grecia – che affonda – ma ad un tasso di molto maggiore, che le permette di guadagnare in interessi sui soli titoli greci (437 milioni), addirittura più di quello che ha guadagnato in interessi sulle banconote (406 milioni). Dopo tutto questo, e dopo che la nazione dell’ex calciatore Olli Rehn ha chiesto alla Grecia addirittura il Partenone in garanzia per degli aiuti che non sono mai, se non in piccola parte, arrivati ai greci, ci sentiamo ancora ripetere frasi stucchevoli, false ed ipocrite, come “stanno salvando la Grecia”, “gli Stati virtuosi del nord stanno pagando per la Grecia”, mentre la Grecia sembra sparire dall’Europa e le notizie sulla Grecia sparire dai media. Pertanto, nessuno ha salvato la Grecia e tantomeno aiutato i greci; non li ha aiutati la BCE e nemmeno gli investitori internazionali. Al contrario la BCE assieme a molte altre istituzioni finanziarie hanno guadagnato dalla crisi greca prestando alla Grecia, a tre e sei mesi ed anche per periodi maggiori, ad un tasso probabilmente tenuto alto proprio scimmiottando un continuo stato di pericolo di insolvenza; spingendo la Grecia ed i greci nel baratro, piuttosto che “tendendogli una mano”, per garantirsi e garantire i profitti che i soliti noti vogliono sempre più a breve.

Luca Pezzotta di Economia Per I Cittadini.

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