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IL ROSSO NATALE DI WALL STREET di Luigi Luccarini.

 

Spiace perché è Natale, ma le cose, anche se è Natale, stanno così.

D’altra parte in Asia il Natale non esiste, perciò nella notte della vigilia il Nikkei, l’indice della Borsa del Giappone ha perso il 5% in una sola seduta e insieme quota 20000.

Con le materie prime trattate ormai a saldo, a cominciare dal petrolio, il “carburante” della produzione industriale che la lasciato per strada un altro 6%.

E il rame, l’indicatore previsionale di qualsiasi possibile “recovery” che giace su nuovi minimi di periodo.

Domani Wall Street riapre le contrattazioni e dopo il quasi –3% della sessione ridotta della vigilia, il timore è quello di un possibile “crash”.

D’altra parte non c’è un solo oscillatore sugli indici americani che indichi l’avvenuta formazione di un minimo significativo e il “sentiment” generale è quello che è.

Possibile che di questa situazione resti vittima Powell, che anche ieri Trump ha attaccato in modo diretto, ma non è chiaro se questa soluzione potrà bastare a cambiare la tendenza. In ogni caso è quasi certo che il mercato “preme” perché si avveri e lo sta dimostrando in modo forte e chiaro.

Ma quanto potrà durare questo ribasso?

Osserviamo il grafico del Dow Jones che, a ragione o torto, è considerato ancora l’indice più rappresentativo dello stato dell’economia globale, per come si riflette sui mercati finanziari e così in qualche influenza tutti gli altri.

Sul DJIA siamo nel pieno di una sotto-onda “C” elliottiana di correzione irregolare, la cui ampiezza può estendersi fino 2,618 volte quella maggiore delle due sotto-onde A e B (in questo caso B, come si vede dal grafico).

Un calcolo “a braccio” suggerisce che al termine di questo movimento ribassista l’indice potrebbe portarsi in una zona tra i 19000 e il 18500 punti, dove passa l’ultimo supporto dinamico della trendline originatasi dopo la grande crisi del 2009.

Questo significa uno spazio di ulteriore discesa dei valori dal 10 al 12% rispetto alla chiusura del 24 dicembre, che potrebbe anche realizzarsi in modo repentino, per effetto dei livelli di volatilità implicita (misurati dall’indicatore ATR)  mai raggiunti prima dal mercato. Neppure durante la depressione di 10 anni fa.

La crescita recente dei volumi, molto significativa, denota inoltre che potrebbe essere in corso la “wave of panic” che in genere imprime massima accelerazione a queste fasi.