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Il ricatto di Starmer: Londra affonda nel fango del caso Mandelson, tra forzature istituzionali e ombre economiche
Starmer evita l’inchiesta sul caso Mandelson-Epstein forzando il voto del suo partito. Ma il ricatto politico del Premier britannico nasconde un rischio enorme per l’economia e i mercati.

Mentre l’Europa cerca faticosamente di ritrovare una bussola di stabilità, oltremanica il Regno Unito sprofonda in una crisi istituzionale dalle tinte fosche. Il Primo Ministro britannico Keir Starmer è riuscito a salvarsi da un’inchiesta parlamentare per aver mentito alla Camera dei Comuni. Ma il prezzo di questo salvataggio è altissimo: una palese forzatura democratica, un ricatto politico ai propri parlamentari e una perdita di credibilità che rischia di avere pesanti ricadute sull’economia del Paese.
Al centro della bufera c’è la nomina di Peter Mandelson ad ambasciatore britannico negli Stati Uniti. Per chi non fosse avvezzo alle dinamiche londinesi, Mandelson non è un burocrate qualsiasi. Soprannominato il “Principe delle Tenebre”, è stato l’architetto del New Labour di Tony Blair, un ex Commissario Europeo al Commercio e un uomo di potere assoluto. Tuttavia, Mandelson porta con sé un bagaglio a dir poco ingombrante: la sua nota e profonda amicizia con il defunto Jeffrey Epstein, finanziere americano condannato per abusi sessuali.
Nonostante questi legami fossero di dominio pubblico, Starmer ha forzato la mano per inviare Mandelson a Washington, con l’obiettivo di avere un peso massimo pronto per l’insediamento di Donald Trump nel gennaio 2025. Il problema non è solo l’opportunità politica, ma il metodo, che ha calpestato ogni regola istituzionale.
I fatti e la forzatura delle regole
La gravità della situazione emerge dalle audizioni dei vertici del Foreign Office (il Ministero degli Esteri britannico):
- Vetting di sicurezza ignorato: Mandelson non aveva superato i severi controlli di sicurezza (vetting) necessari per un incarico così delicato.
- Pressioni indebite: Sir Philip Barton, ex capo del Foreign Office, ha confermato di aver ricevuto l’ordine da Downing Street di “sbrigarsi” (get on with it), con tempistiche incompatibili con le normali procedure.
- Menzogne in Parlamento: Starmer aveva dichiarato ai Comuni che la “dovuta procedura” era stata rispettata e che non c’erano state pressioni. Le e-mail e le testimonianze dei funzionari – tra cui Sir Olly Robbins, licenziato proprio per questa vicenda – dimostrano esattamente il contrario.
Quando l’opposizione conservatrice, guidata da Kemi Badenoch, ha proposto di deferire Starmer alla commissione sui privilegi (la stessa che costrinse alle dimissioni Boris Johnson per il Partygate), il Primo Ministro ha optato per l’arma non convenzionale: il ricatto politico.
Il voto e il “ricatto” della sfiducia
Starmer ha imposto ai parlamentari laburisti il three-line whip, un ordine di scuderia tassativo. Votare a favore dell’inchiesta avrebbe significato, di fatto, sfiduciare il Primo Ministro e far cadere il governo. La mozione conservatrice è stata bocciata con 335 voti contro 223. Ma 15 deputati laburisti (tra cui esponenti di spicco come John McDonnell) hanno sfidato l’ordine, votando con l’opposizione.
Questa è la domanda che oggi scuote Westminster: fino a quando si può governare una democrazia matura usando la minaccia del collasso del governo per coprire uno scandalo legato a mancati controlli di sicurezza e amicizie inconfessabili?
Le ricadute economiche: l’instabilità che spaventa i mercati
Da un punto di vista strettamente economico e keynesiano, la situazione è allarmante. Il Regno Unito sta già affrontando le complesse conseguenze macroeconomiche del conflitto in Iran. In una fase del genere, l’economia necessita di un governo autorevole, capace di programmare investimenti pubblici, rassicurare i detentori di Gilts (i titoli di stato britannici) e gestire l’inflazione d’importazione.
Un esecutivo ostaggio dei propri scandali e costretto a consumare tutto il suo capitale politico per evitare inchieste interne è un esecutivo paralizzato. I mercati detestano l’incertezza. Se Downing Street è vista come un luogo in cui le regole di sicurezza nazionale vengono piegate agli interessi di fazione, la fiducia dei cittadini vacilla. La sterlina non può che risentire di questa debolezza strutturale, in un momento in cui gli shock esogeni richiederebbero una spesa pubblica mirata e decisioni rapide e inattaccabili, non trucchetti da politicanti disperati.
La sopravvivenza di Starmer appare oggi come una vittoria di Pirro. Aver trasformato un voto sulla trasparenza in un test di lealtà forzata ha salvato la poltrona, ma ha certificato la debolezza del leader. Potrà tirare avanti ancora un po’, ma prima o poi i suoi stessi deputati si renderanno conto che ogni giorno in più con Starmer è un punto percentuale in meno alle prossile elezioni







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