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Il piano dell’AfD per conquistare il primo governo regionale spaccando la CDU

L’AfD trionfa in Sassonia-Anhalt con quasi il 44%, ma mancano tre seggi per governare. I sovranisti puntano a spaccare la CDU con deputati transfughi anziché allearsi con la sinistra del BSW. Sfiducia crescente in Merz nella CDU

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Un vero terremoto politico scuote le fondamenta della Germania: l’AfD travolge i partiti tradizionali in Sassonia-Anhalt, sfiora il 44% e apre una crisi di sistema che minaccia di mandare in frantumi la tenuta stessa della Repubblica Federale. A Magdeburgo il cosiddetto “cordone sanitario” è a un passo dal crollo, con ripercussioni immediate sull’economia locale, sulla spesa per le infrastrutture e sulla stabilità politica dell’intera nazione.

Davanti ai cronisti a Berlino, il giovane capolista dell’AfD Ulrich Siegmund non ha perso tempo e ha infierito senza mezzi termini sul crollo della CDU: «Hanno preso il 17%, quanto dev’essere ancora chiaro il messaggio? La gente li punisce perché dopo il voto fanno sempre l’esatto opposto di quanto promesso». Un concetto ribadito anche dalla leader nazionale del partito sovranista, Alice Weidel: «Prima delle elezioni promettono mari e monti, poi fanno il contrario».

Eppure, proprio questa vittoria storica mette i sovranisti dell’AfD di fronte a una trappola: mancano appena tre seggi per raggiungere la maggioranza assoluta. Qui, per chi non lo avesse ancora visto, un quadro riassuntivo delle percentuali e dei seggi assegnati, ricordando che la maggioranza nel parlamento regionale è di 43 seggi.

PartitoVoti (%)Differenza rispetto al 2021Seggi stimati / Trend
AfD43,8%+23,0%A 3 seggi dalla maggioranza assoluta
CDU17,2%-19,9%Peggior tracollo storico
SPD9,3%+0,9%Ai minimi termini
Verdi8,9%+3,0%Stabili nell’opposizione
Die Linke8,6%-2,4%Consenso eroso
BSW5,3%+5,3%Entra di misura
FDP2,6%-3,8%Fuori dal parlamento

La vera strategia: l’assalto ai deputati della CDU

Contrariamente a quanto si pensa osservando le affinità retoriche, l’AfD non intende consegnarsi mani e piedi a un patto con la sinistra sovranista di Sahra Wagenknecht. La vera partita, cinica e spregiudicata, si gioca tutta a spese dei cristiano-democratici della CDU.

Il piano principale dell’AfD è la cosiddetta “Operazione transfughi”. L’obiettivo è convincere singoli eletti della CDU a rompere gli ordini di scuderia, staccarsi dal gruppo ufficiale, formare una frazione autonoma e votare la fiducia a un esecutivo guidato da Siegmund.

I contatti andavano avanti sottotraccia da mesi, ma il tracollo elettorale della CDU ha creato un paradosso imprevisto: il partito conservatore è andato così male che molti dei candidati considerati “dialoganti” con i sovranisti non sono nemmeno stati eletti.

Dei deputati già pronti a fare il salto ne sono rimasti soltanto due sui quindici eletti della CDU. All’AfD serve almeno un terzo deputato ribelle per blindare la maggioranza. I vertici sovranisti ritengono che altri cristiano-democratici siano avvicinabili, ma sanno che la segreteria della CDU proverà a blindare la truppa almeno fino alle prossime elezioni a Berlino e nel Meclemburgo che si terranno fra due settimane.

Il elader AfD Ulrich Siegmund

La trappola del BSW: nozze coi fichi secchi

Sul tavolo resta l’offerta del BSW guidato a livello locale da Claudia Wittig. La Wittig ha dichiarato: «Mettiamo fine alla politica dei cordoni sanitari e decidiamo sui contenuti: chi sostiene le nostre proposte per energia a basso costo, scuole migliori e sicurezza sociale troverà maggioranze con noi».

Il BSW esclude però di entrare formalmente in coalizione. Propone solo un appoggio esterno a una giunta di minoranza, o peggio ancora un presidente “tecnico e neutrale” da votare di volta in volta.

Per Siegmund e per la base dell’AfD questa prospettiva è inaccettabile:

  • Renderebbe il governo debole e ricattabile a ogni singola votazione di bilancio.
  • Costringerebbe l’AfD a rinunciare alla presidenza della regione dopo aver raccolto quasi il 44% dei voti.
  • Esaurirebbe la spinta propulsiva del movimento senza consentire vere riforme strutturali.

Siegmund ha chiarito la linea: «Vedremo chi è pronto a sostenere le nostre posizioni. E tra queste c’è senza dubbio l’elezione di un presidente espresso dall’AfD. Non ci piegheremo». Se la CDU non cede e il BSW pretende veti, Siegmund minaccia persino il ritorno alle urne: «Se necessario si tornerà a votare, e a quel punto prenderemo il 50 o il 55%».

Tensioni interne: Siegmund sfida la vecchia guardia

Dietro la facciata trionfale la posizione decisa di Siegmund ha fatto sollevare qualche dubbio a livello centrale. Il co-presidente federale dell’AfD, Tino Chrupalla, ha frenato bruscamente sull’ipotesi del voto anticipato: «Non parliamo di nuove elezioni il giorno dopo aver vinto». Chrupalla ha aperto a compromessi su immigrazione ed economia per consentire un governo di minoranza.

Il braccio di ferro non è solo tattico, ma di potere personale. Siegmund, a soli 35 anni, è diventato l’idolo dei militanti della Germania orientale, oscurando la figura di Chrupalla. Nei corridoi di Berlino c’è chi teme che la rapida ascesa del giovane leader sassone possa destabilizzare gli equilibri federali del partito.

Inizia lo scontro nella CDU. Sarà resa dei conti?

Dopo il disastro elettorale in Sassonia-Anhalt, nella CDU cresce il malcontento verso il cancelliere Friedrich Merz, sebbene nei vertici del partito nessuno abbia esplicitamente sollevato la questione della sua sostituzione. La sconfitta – con l’AfD che ha dimezzato i voti democristiani – viene attribuita soprattutto alla politica nazionale del governo di coalizione con la SPD, e secondo i sondaggi il 59% degli elettori ha votato per esprimere disappunto verso Berlino.

Le critiche si sono concentrate in realtà sul vicecapogruppo parlamentare Sepp Müller, reo di aver dichiarato prima del voto che l’AfD avrebbe potuto guidare il governo regionale. Ma la tensione vera è latente già da mesi: molti nell’ala conservatrice rimproverano a Merz il maxi-pacchetto debiti da 500 miliardi, le polemiche sulla riforma pensionistica e un rimpasto di governo giudicato maldestro. Il timore è che la CDU possa subire il destino di altri partiti conservatori europei, ridotti a forza minore.

In privato, esponenti del partito e alcuni presidenti regionali ritengono che Merz non possa guidare la prossima campagna per le politiche, ma nessuno osa sfidarlo apertamente, almeno fino alle prossime elezioni in Meclemburgo-Pomerania e Berlino, tra due settimane. Dopo, potrebbe aprirsi una resa dei conti.

Il cancelliere ha però ribadito che “arrendersi non è un’opzione” e si dice certo del sostegno dei vertici. Un eventuale cambio alla guida sarebbe comunque complicato: per sostituirlo servirebbe l’appoggio della SPD, che al momento non c’è, e un successore condiviso. Il nome più citato è Hendrik Wüst, ministro-presidente del Nord Reno-Westfalia, ma dovrà affrontare le elezioni regionali tra un anno e un cambio di candidato in corsa sarebbe rischioso. Cruciale resta poi il ruolo di Markus Söder, leader bavarese della CSU, che pur dichiarandosi fedele a Merz non rinuncerebbe a giocare una parte decisiva in un eventuale ricambio.

Fino al voto nei due Länder, Merz resta saldo. Il suo futuro dipenderà da quei risultati. Se però le elezioni dovessero seguire quelle in Sassonia Anhalt, allora per il cancelliere e per la Grosse Koalitione sarebbero guai grossi.

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