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Il petrolio è finito (nei depositi): lo stretto di Hormuz chiude e l’Occidente ha le armi spuntate

Il fallimento della tregua tra USA e Iran blocca nuovamente il transito del greggio a Hormuz. Con le riserve strategiche ai minimi dal 1983 e i depositi commerciali vuoti, l’Occidente rischia una crisi energetica senza precedenti e senza scudi protettivi.

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La tregua tra Washington e Teheran è fallita e lo Stretto di Hormuz è di nuovo bloccato. Questa volta, però, c’è un dettaglio drammatico che i mercati faticano a metabolizzare: abbiamo finito le scorte di sicurezza. I “cuscinetti” di greggio che avevano evitato il collasso economico nei mesi passati sono stati completamente prosciugati. Il mercato petrolifero globale sta letteralmente viaggiando con la spia della riserva accesa.

Il “giocattolo” delle riserve strategiche si è rotto

Fino a ieri, i governi occidentali e asiatici hanno fatto finta che tutto fosse sotto controllo. Quando la tensione geopolitica saliva, la ricetta era sempre la stessa: aprire i rubinetti delle riserve strategiche statali per calmierare i prezzi.

L’Agenzia Internazionale dell’Energia (AIE) ha confermato che i paesi membri hanno già immesso sul mercato quasi il 75% dei 400 milioni di barili del piano di emergenza annunciato a marzo. Restano pochissime settimane di autonomia, poi il flusso si fermerà del tutto.

Negli Stati Uniti la situazione è ancora più grave. Le riserve strategiche americane (SPR) sono scese a circa 319 milioni di barili, il livello più basso dal lontano 1983. In pratica, la riserva strategica USA è vuota al 56%. Un dato che priva la Casa Bianca di qualsiasi strumento di difesa contro i futuri shock sui prezzi.

“Abbiamo bruciato tutti i cuscinetti che avevamo. Tutto. Non è rimasto più nulla.” — Dichiarazione di un primario operatore di mercato a Londra.

I prezzi del petrolio mse ne stanno rendendo conto, come mostra il Brent

Prezzo petrolio Brent

Le ricadute economiche: benzina e diesel verso nuovi record

Per i consumatori e le imprese europee la situazione si fa insostenibile. I prezzi alla pompa di benzina e diesel stanno già crescendo a ritmi molto più rapidi rispetto alle oscillazioni del greggio grezzo.

La raffinazione è sotto stress estremo a causa di tre fattori concomitanti:

  • Le sanzioni e i continui attacchi di droni ucraini alle raffinerie in Russia, che hanno ridotto le esportazioni di diesel del secondo fornitore mondiale.
  • La necessità per i paesi europei di competere con giganti emergenti come Turchia e Brasile per accaparrarsi i carichi di carburante rimasti.
  • L’impossibilità fisica di ricostruire le scorte di gasolio e carburante per aerei prima dell’arrivo della stagione invernale.

Il greggio di riferimento Brent è balzato nuovamente sopra gli 84 dollari al barile, mettendo a segno un rialzo dell’11% in pochissimi giorni. Gli analisti temono che, senza tregua diplomatica, la soglia dei 100 dollari sia solo il primo passo di una nuova spirale inflazionistica.

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| Indicatore Energetico    | Stato Attuale            |

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| Riserve Strategiche USA  | Vuote al 56% (Minimo ’83)|

| Barili rilasciati da AIE | 300 milioni (75% totale) |

| Prezzo Brent (Settimana) | +11% (Sopra 84 $/barile) |

| Transito Hormuz          | Bloccato / Sotto tiro    |

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Il vicolo cieco della logistica globale

Teheran controlla lo stretto e non sembra intenzionata a mollare la presa, probabilmente per mantenere alta la pressione politica su Washington. Chi pensa di poter aggirare facilmente Hormuz si scontra con la dura realtà dei numeri e della geografia.

L’Arabia Saudita è riuscita a dirottare parte delle sue esportazioni (circa 5 milioni di barili al giorno) verso i porti del Mar Rosso. Tuttavia, paesi come l’Iraq e il Kuwait restano quasi completamente isolati, non avendo rotte alternative praticabili.

Inoltre, la rotta del Mar Rosso è tutt’altro che sicura. Le milizie Houthi dello Yemen, alleate dell’Iran, hanno già dimostrato di poter bloccare il transito marittimo per mesi. Se i terminal occidentali dell’Arabia Saudita a Yanbu venissero colpiti o minacciati, l’ultima valvola di sfogo del petrolio mediorientale salterebbe definitivamente.

Siamo davvero vicini a una crisi sistemica?

Sì, i presupposti ci sono tutti. Nelle precedenti crisi energetiche l’economia globale ha beneficiato di circa 400 milioni di barili di scorte commerciali in eccesso, oltre alle riserve statali. Oggi quel surplus è pari a zero.

Siamo di fronte a un mercato che non ha più ammortizzatori. Qualsiasi ulteriore incidente — dal danneggiamento di una superpetroliera nei canali strategici a un nuovo attacco alle infrastrutture di raffinazione — si scaricherà immediatamente e senza filtri sul prezzo finale della benzina e sulle bollette delle imprese, con effetti recessivi immediati per l’Eurozona.

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