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Analisi e studi

Il MES “senza condizionalità” è sostanzialmente un MES “con condizionalità future” (di Giuseppe PALMA)

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Visto che di trattati me ne intendo, fosse solo per gli studi e i libri che ho scritto negli ultimi anni, vi spiego – in 10 punti – come funziona il “MES senza condizionalità“:

1) il Mes è stato introdotto nel 2012 con un trattato tra i Paesi dell’eurozona, sottoscritto per l’Italia da Mario Monti il 2 febbraio 2012. Il trattato fu ratificato dal Parlamento italiano nel luglio 2012 (favorevoli PD, PdL, Udc e Futuro e Libertà di Fini);

2) Prima di questo passaggio, le istituzioni europee modificarono nel 2011 l’art. 136 del TFUE (trattato sul funzionamento dell’Unione europea), grazie alla cui modifica fu possibile istituire un meccanismo di stabilità sottoposto a rigide condizioni (terzo comma art. 136 TFUE);

3) quel trattato del 2012 NON è stato modificato. Pertanto, giuridicamente, è quello – e solo quello – che trova applicazione. Per modificare un trattato serve un’ampia intesa tra gli Stati firmatari, ma soprattutto occorrono anni;

4) l’accordo individuato all’Eurogruppo del 9 aprile, dove per l’Italia ha partecipato in videoconferenza il ministro Gualtieri (PD), prevede un intervento pari al 2% del PIL per ciascuno Stato che ne facesse richiesta. Per l’Italia circa 35 miliardi. L’accordo prevede che, qualora lo Stato ne facesse richiesta, il denaro potrà essere utilizzato per le sole spese mediche e sanitarie, “senza condizionalità”;

5) per capire cosa significa “senza condizionalità”, occorre sapere prima quali sono le condizionalità. Un qualsiasi Paese che facesse ricorso al Mes non è sottoposto ad alcuna condizione se il suo rapporto debito pubblico/Pil fosse non superiore al 60%. Se invece questo rapporto fosse più alto, il Paese richiedente è sottoposto alla condizione di ristrutturazione del debito pubblico: cioè tagli selvaggi alla spesa pubblica e consolidamento fiscale (alias massacro di imprese e partite Iva);

6) se l’Italia, in questa situazione, ricorresse al Mes nei limiti del 2% del PIL (i 35 miliardi), per effetto degli accordi sinora intrapresi non sarebbe in teoria sottoposto alla pesante condizionalità della ristrutturazione del debito. Da tenere conto, tuttavia, che semplici accordi politici non sono sufficienti a superare le disposizioni di un trattato;

7) IMPORTANTE: “senza condizionalità” non significa che quei soldi non vadano restituiti. Tra due anni bisogna iniziare a restituirli, con gli interessi;

8) 35 miliardi di euro equivalgono pressappoco a circa 9 punti percentuali di IVA. Nella fase di restituzione ciascun governo dovrà ogni anno trasferire una consistente fetta del gettito fiscale al MES. Questo vuol dire che lo Stato aumenterà la pressione fiscale per coprire quella “fetta” destinata al MES. In altre parole, consolidamento fiscale e inasprimento degli strumenti di accertamento;

9) sostanzialmente, l’assenza di condizionalità – dal punto di vista giuridico – non esiste. Ciò che Conte potrà ottenere al Consiglio europeo del 23 aprile è, al massimo, la totale assenza di condizionalità come semplice “promessa politica”, ma le pesanti criticità di cui sopra restano in ogni caso invariate;

10) il “MES light” o “senza condizionalità” è semplicemente un cavallo di Troika rinviato di qualche anno.

Riuscirà nuovamente il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte a prendere in giro i 5Stelle e il Paese?

Giuseppe PALMA


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