Seguici su

AfricaEconomiaEnergia

Il Kenya lancia la mega-raffineria, ma resta ancora un dubbio finanziario

Il Kenya avvia il cantiere della mega-raffineria da 20 miliardi con Dangote per dominare l’energia regionale, ma mancano i capitali e la Tanzania lancia la sfida con un hub rivale.

Pubblicato

il

Le cose stanno per cambiare ancora, industrialmente, in Africa. Il 30 settembre il Kenya darà il via ai lavori per la raffineria petrolifera dell’Africa orientale a Lamu, sostenuta da Dangote: un progetto il cui costo è stimato a 17 miliardi di dollari dalle autorità keniane e a 20 miliardi di dollari dallo stesso Aliko Dangote, e progettato per trattare 700.000 barili di petrolio greggio al giorno nel porto in acque profonde di Lamu. La raffineria rifornirà Kenya, Uganda, Sud Sudan, Ruanda, Burundi e Repubblica Democratica del Congo.

I finanziamenti resi noti per il progetto ammontano a 1,6 miliardi di dollari a fronte di un costo complessivo compreso tra i 17 e i 20 miliardi di dollari. Il miliardario tanzaniano Mohammed Dewji ha impegnato 100 milioni di dollari a favore del progetto. Il 21 agosto il Gruppo Dangote ha offerto alle nazioni dell’Africa orientale una partecipazione azionaria complessiva del 30% del valore di 1,5 miliardi di dollari; il consulente economico del Kenya, David Ndii, ha stimato la quota individuale del 10% spettante al Kenya in circa 500 milioni di dollari.

Inoltre, al progetto del Kenya sono collegati non uno, ma due oleodotti distinti, e per nessuno dei due sono stati resi noti costi, capacità o data di completamento. Ruto ha detto a Dangote che sta discutendo la costruzione di una linea dai giacimenti petroliferi di Turkana a Lamu «per sbloccare il petrolio che abbiamo a Turkana», secondo quanto riportato da Kenyans.co.ke. Si tratterebbe di una via di approvvigionamento in entrata per il greggio destinato alla raffineria stessa.

Dangote sta costruendo altri due oleodotti non collegati al Kenya. Entro due mesi inizieranno i lavori per un gasodotto e un oleodotto tra Gibuti e l’Etiopia. Un altro corridoio, del valore di 3,5 miliardi di dollari e lungo 2.650 chilometri, collegherà Namibia, Botswana e Sudafrica. Dangote ha descritto il programma complessivo, Kenya compreso, come un progetto da 46 a 50 miliardi di dollari, con circa 4.000 chilometri di condotte in tutto il continente.

La raffineria del Kenya deve affrontare la concorrenza di un progetto regionale di portata simile. La Tanzania e l’Uganda hanno avviato una partnership con Vitol Bahrain per la realizzazione di un polo energetico da 20 miliardi di dollari a Tanga, incentrato sull’oleodotto dell’Africa orientale, ormai quasi completato. L’Uganda sta sostenendo contemporaneamente sia il progetto di Lamu che quello di Tanga, mentre porta avanti separatamente una propria raffineria da 60.000 barili al giorno a Hoima, sostenuta dagli Emirati Arabi Uniti. Già nel 2016, l’Uganda aveva abbandonato un tracciato congiunto dell’oleodotto con il Kenya a favore di quello della Tanzania.

Dangote prevede il completamento intorno al 2029-2030, con l’inizio dei lavori previsto per ottobre e una durata di circa tre anni dal primo colpo di piccone. Quindi mentre l’Africa cresce, anche nella trasformazione del petrolio, l’Europa ha dismesso buona parte della propria capacità e rischia di trovarsi in crisi di fronte ad eventuali tagli della produzione.

Google News Rimani aggiornato seguendoci su Google News!
SEGUICI
E tu cosa ne pensi?

You must be logged in to post a comment Login

Lascia un commento