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Il grande riassetto solare della Cina: frenata in patria, boom all’estero
La Cina frena sulle installazioni interne di pannelli solari dopo il boom del 2025, ma le esportazioni verso l’Europa e il resto del mondo continuano a volare nonostante il taglio ai sussidi. I dati e le conseguenze di un mercato in profondo riassetto.

Il miracolo verde di Pechino sembra essersi preso una pausa, almeno all’interno della Grande Muraglia. Dopo anni di corsa sfrenata, il mercato dell’energia solare in Cina sta tirando il fiato. I dati di aprile 2026, diffusi dalla National Energy Administration e ripresi da Bloomberg, parlano chiaro: i nuovi impianti solari si sono fermati a soli 9,52 gigawatt (GW). Un numero che fa quasi sorridere, se lo paragoniamo alla valanga di 45 GW installati nello stesso mese del 2025.
Cosa sta succedendo? Semplicemente, l’economia reale presenta il conto. Lo scorso anno le aziende cinesi si erano affrettate a installare gigawatt su gigawatt prima di un importante cambio di rotta sulle tariffe energetiche. Ora, senza più quegli incentivi d’oro, il mercato interno è in piena fase di digestione e assorbe molto meno.
La frenata non è un evento isolato di aprile. Nel primo trimestre del 2026, la Cina ha aggiunto 41,4 GW, segnando un netto calo del 31% rispetto all’a
nno precedente. A marzo, il crollo è stato ancora più forte, con un -56% anno su anno. Di conseguenza, la produzione fisica di celle solari è scesa del 25,6% ad aprile, come rilevato dal centro di ricerca CREA, ma, come notate, è scesa molto meno rispetto al calo delle installazioni. L’industria cinese, insomma, si sta riorganizzando dopo la grande abbuffata.
Ecco un rapido confronto delle installazioni solari in Cina per capire la reale portata del fenomeno:
Periodo | Capacità installata (GW) | Variazione rispetto all’anno precedente |
| Aprile 2025 | 45,0 | – |
| Marzo 2026 | 8,9 | -56% |
| Aprile 2026 | 9,5 | -78% |
Ma c’è un lato della medaglia decisamente più interessante per le dinamiche economiche globali. Mentre il mercato interno langue e si adatta alla nuova realtà, le esportazioni cinesi di pannelli e celle solari stanno letteralmente volando.
Le recenti crisi internazionali e le tensioni energetiche hanno spinto i mercati di Europa, Africa e Sud-Est asiatico a cercare rifugio nelle energie rinnovabili per abbattere i costi. La Cina, con la sua immensa capacità produttiva, è pronta a soddisfare questa fame di energia.
Il dato davvero notevole è che questo boom delle esportazioni continua nonostante Pechino abbia tagliato i rimborsi fiscali per l’export dal primo aprile. Molti analisti si aspettavano che la fine di queste agevolazioni avrebbe frenato le vendite all’estero, a causa dell’aumento dei prezzi dei prodotti. Invece, la domanda globale è così forte che i pannelli cinesi continuano a inondare i mercati internazionali.
La Cina produce più di quanto riesca ad assorbire internamente, soprattutto ora che le politiche domestiche si sono fatte più fredde. La soluzione logica è riversare questa enorme capacità produttiva in eccesso sui mercati esteri. In questo modo si mantengono attive le fabbriche, si salvano i posti di lavoro e si scarica il peso dell’assorbimento sul resto del mondo.
Questo squilibrio tra domanda interna debole e forte domanda estera è il segnale tipico di un’economia che usa l’export per compensare i propri cali interni. Un gioco di equilibri che, per ora, permette all’industria di Pechino di restare a galla e, con un pizzico di ironia, di guidare la transizione ecologica degli altri paesi, pur rallentando la propria.







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