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Il grande gelo dell’intelligenza artificiale: le imprese fuggono, troppo caro. Anthropic trema prima della maxi-IPO

La fuga dai modelli costosi scuote Anthropic: le aziende tagliano la spesa sull’IA di punta mentre la maxi-quotazione da 2.000 miliardi si avvicina.

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Una doccia fredda rischia di travolgere i piani miliardari della Silicon Valley. Alla vigilia di quella che viene annunciata come la più grande quotazione in borsa di tutti i tempi, le aziende stanno voltando le spalle ai modelli linguistici più potenti e costosi. Il motivo è molto semplice e banale: costano troppo e non servono per i compiti quotidiani.

I dati raccolti dalla società di pagamenti Ramp su oltre 70 mila imprese parlano chiaro. La spesa per Fable 5, il modello di punta e più costoso di Anthropic, si è fermata ad appena l’11% del totale investito nei suoi strumenti. La corsa all’ultimo grido tecnologico sembra essersi bruscamente interrotta.

Il mito infranto della rincorsa continua

Per anni i laboratori di frontiera hanno convinto il mercato che servisse investire decine di miliardi per creare modelli sempre più giganteschi. Ora la realtà economica bussa alla porta.

Nel mondo reale, l’intelligenza artificiale o si applica su scala di massa per abbattere i costi di gestione, oppure fallisce il suo scopo economico primario. Spendere cifre folli per avere risposte marginalmente più raffinate è un lusso che quasi nessun bilancio aziendale può più permettersi.

Il problema è chei clineti hanno delle priorità diverse rispetto a quellea cui Anthropic ha dato priorità. Questo crea dei problemi:

  • Saturazione delle esigenze base: I vecchi modelli gestiscono già senza problemi la stragrande maggioranza del lavoro d’ufficio e di programmazione.
  • Margini operativi sotto pressione: Le imprese preferiscono risparmiare sui costi di calcolo piuttosto che inseguire parametri teorici.
  • Concorrenza spietata: L’arrivo di modelli aperti e a basso costo, anche dalla Cina, offre alternative a una frazione del prezzo.

Un mercato che cambia rapidamente

La tabella seguente evidenzia lo scontro in atto tra costi e adozione aziendale:

Modello / PiattaformaLivello di PrezzoDestinazione d’uso prevalenteTrend di Adozione Aziendale
Anthropic Fable 5Molto AltoRicerca complessa, showcase tecnologicoIn stallo (fermo all’11% della spesa)
Anthropic Opus 5Medio-BassoOperatività aziendale standardIn forte crescita (ha superato Fable)
OpenAI GPT 5.6Basso / CompetitivoAutomazione diffusa, supporto clientiIn netto recupero (+35% ricavi trimestrali)
Modelli Open / CinesiMinimo / GratuitoIntegrazioni su server propri, compiti specificiIn rapida espansione globale

Cannibalizzazione e pressioni politiche

La stessa Anthropic ha dovuto fare i conti con la realtà. Il suo modello Opus 5, più piccolo ed economico, ha superato nelle vendite l’ammiraglia Fable a poche settimane dal debutto. A pesare sul rallentamento sono state anche le scelte dell’amministrazione Trump. I timori sulla sicurezza nazionale e le rigide regole sulla conservazione dei dati hanno bloccato il lancio di Fable a inizio giugno, per poi concedere il via libera solo a luglio.

Anthropic contava evidentemente molto sugli acquisti della pubblica amministrazione, un po’ meno sensibile alla questione prezzo, soprattutto quando si tratta di affari militari. Invece le cautele per la sicurezza hanno rallentato questa adozione.

Valutazioni record su fondamenta fragili

Dario Amodei, alla guida di Anthropic, continua a mostrare numeri ragguardevoli. I ricavi annualizzati sono saliti a 65 miliardi di dollari, quasi sette volte il dato di inizio anno, con oltre 6.000 grandi clienti sopra i 100 mila dollari di spesa annua.

Le aspettative più ottimistiche puntavano a oltre 80 miliardi di ricavi. Ora gli investitori guardano alla quotazione da 2.000 miliardi di dollari con un misto di euforia e apprensione, anche perché il valore dipende dal fatturato, e se questo non c’è, la valutazione trema. Nel frattempo, OpenAI ha risposto abbassando i prezzi con GPT 5.6, superando i 40 miliardi di ricavi annualizzati e recuperando rapidamente terreno dopo mesi di stallo.

Se i modelli di vertice diventano solo vetrine per attirare scienziati anziché prodotti industriali di massa, l’intero castello delle valutazioni della Silicon Valley viene a saltare, e con lui la montagna di debito che sta alle sue spalle. La tecnologia vince quando democratizza l’accesso, non quando si trasforma in un bene di lusso insostenibile.

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