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Il dollaro di Trump entra nelle tasche degli americani: cade il tabù sui presidenti viventi

Il Tesoro USA manda in circolazione la nuova moneta da 1 dollaro con il volto di Donald Trump per i 250 anni degli Stati Uniti, infrangendo il divieto sui presidenti viventi e vendendola a peso d’oro.

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Una tradizione repubblicana durata oltre un secolo e mezzo si è interrotta bruscamente. Il Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti ha autorizzato l’immissione sul mercato e la circolazione di una nuova moneta da un dollaro con l’effigie di Donald Trump. Non si tratta di un semplice gettone celebrativo o una medaglia, ma di vera valuta a corso legale che sfida apertamente le consuetudini nate per impedire il culto della personalità tipico delle monarchie.

L’occasione formale è il 250° anniversario della dichiarazione d’indipendenza americana (1776-2026). Sul dritto della moneta spicca il profilo del presidente in carica, accompagnato dalle classiche scritte “Liberty”, “In God We Trust” e dalle date del semiquincentenario. Sul retro campeggia il Sigillo Presidenziale con l’aquila, frecce e ramo d’ulivo, oltre a uno scudo che reca il numero “250”.

Dal punto di vista pratico e contabile, la Zecca federale (US Mint) ha orchestrato una lucrosa manovra commerciale:

  • Rotolo da 25 pezzi: venduto al pubblico a 61 dollari, con un ricarico del 144% rispetto al valore nominale di 25 dollari.

  • Sacchetto da 100 monete: proposto a 154,50 dollari, con un sovrapprezzo superiore al 54%.

  • Composizione del tondello: una comune lega metallica di rame, zinco e manganese. Nessuna traccia di oro autentico, malgrado il colore dorato.

L’operazione produce un signoraggio immediato per le casse statali. Washington conia dischetti metallici a costi industriali irrisori, assegna loro il valore facciale di un dollaro e li piazza ai collezionisti a più del doppio del loro valore nominale. L’intero lotto iniziale è andato esaurito in poche ore.

Resta aperta la questione legale. Fin dal 1866 la normativa federale vieta ritratti di individui viventi sulle banconote e sui titoli di debito, norma poi estesa alle monete presidenziali nel 2005. L’unico precedente risale al 1926, quando Calvin Coolidge comparve su una moneta da mezzo dollaro per il centocinquantesimo anniversario.

Per aggirare i paletti normativi, il Tesoro si è appoggiato a una legge del 2020: il testo vietava la presenza di figure viventi sul rovescio delle coniazioni commemorative, lasciando un vuoto normativo sul dritto. Uno spiraglio burocratico sufficiente per stampare il volto del presidente sulla moneta.

Nella vita quotidiana americana, le monete da un dollaro sono storicamente un fiasco. Dai pezzi dedicati a Susan B. Anthony a quelli con Sacagawea, il pubblico ha sempre preferito la banconota verde, lasciando le pesanti monete a prendere polvere nei caveau bancari.

Questa emissione avrà probabilmente una traiettoria diversa. Difficilmente le monete circoleranno nei registratori di cassa per acquistare generi alimentari; la polarizzazione politica e la spinta speculativa spingeranno acquirenti e sostenitori a chiuderle nei cassetti. La moneta si trasforma così in bene rifugio da collezione, ritirando liquidità dal mercato reale e garantendo liquidità pronta al Tesoro.

Rispetto ai piani per una banconota da 250 dollari o all’apposizione della firma presidenziale su ogni biglietto verde, la moneta da un dollaro appare quasi una soluzione di compromesso. Rimane da vedere se i cittadini la considereranno una vittoria identitaria o una forzatura istituzionale a caro prezzo.

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