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IL DITO (DI VAROUFAKIS) E LA LUNA (di Luigi Pecchioli)

 

Ha fatto molto scalpore il video in cui l’attuale Ministro dell’Economia greco, durante una conferenza tenutasi nel maggio 2013 sul tema degli squilibri in Eurozona, ha esplicitato un’ipotesi di soluzione del problema del debito greco accompagnando le parole al gesto, molto americano, di mostrare il dito medio; poiché il destinatario del gestaccio era la Germania la cosa è suonata piuttosto irrisoria ed ha fatto scalpore, tanto che, sia la televisione tedesca, che i principali giornali, hanno mostrato il brano incriminato e commentato il fatto con parole dure. A peggiorare le cose lo stesso Varoufakis chiamato a rispondere del suo gesto ha pensato bene di smentire categoricamente, affermando che il video era stato manipolato. A controlli rigorosi però il filmato è risultato autentico e l’attuale responsabile economico ha fatto la figura di chi non si assume le proprie responsabilità.

Il bello è che questo video, disponibile su YouTube da mesi, era passato totalmente inosservato, finché un appassionato di politica/economia, Alessandro Del Prete che spesso posta video dell’economista greco e che conversa con esperti via Twitter, ha pensato bene di fare un chop del video intero e postare i sei minuti che egli riteneva più esplicativi: in quei minuti c’era il famoso gesto (https://twitter.com/alexdelprete/status/568807812236644353).

Per qualche ragione tale video è stato notato da un giornalista del Bild e da lì è partito tutto il cancan. Il poveretto è stato subissato di richieste di conferma da parte di giornalisti tedeschi e di tutto il mondo sull’autenticità del filmato e se l’avesse girato personalmente e cosa pensava della smentita di Varoufakis: una vera tempesta che il malcapitato ha affrontato con stupore, serenità ed un pizzico di divertimento.

Il video è stato poi ripreso da molte testate (BILD, Spiegel, Corriere, etc.)

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Ora, capisco che per i media la notizia sia il dito medio mostrato alla Germania, ma la superficiale rilevanza del gesto, all’interno di un’ipotesi di soluzione che accumunava la situazione greca a quella argentina, la quale altresì, nelle parole dell’economista greco, aveva mostrato il dito medio al FMI quando aveva dichiarato default, ha fatto perdere di vista il punto importante della relazione di Varoufakis, ovvero il dito (medio) puntava metaforicamente la luna, ma tutti hanno osservato solo il dito.

E la luna è questa: secondo l’attuale ministro la Grecia non dovrebbe affatto uscire dall’euro, ma dichiarare default all’interno dell’eurozona e poi lasciare il problema del debito ai suoi creditori, a partire dalla Germania. La Grecia non sarebbe pronta a gestire un ritorno ad una valuta nazionale, che sarebbe solo il “piano B” di un default; questo dovrebbe avvenire nell’euro e rimettere così la palla nelle mani del FMI, della BCE e degli organismi europei, i quali dovrebbero gestire il contraccolpo che si avrebbe nel sistema bancario dei Paesi del Nord Europa, che si troverebbero a non poter più pretendere i crediti ed i relativi versamenti previsti che effettivamente stanno strangolando il popolo greco.

Questa soluzione si basa sul fatto che nel trattato europeo non è prevista l’espulsione di un membro dall’euro e quindi che non si può costringere un Paese ad uscirne. Il default, che è un modo storicamente legittimo di liberarsi di un debito eccessivo e non sostenibile e che la stessa Germania ha utilizzato più volte (vedi schema sotto) non priverebbe così la Grecia di una valuta comunque stabile e permetterebbe di preparare un’uscita ragionata in un secondo tempo. Inoltre punirebbe, con una certa legittimità, la politica di squilibrio costante in surplus che la Germania insiste a tenere da oltre sei anni, nonostante ciò sia vietato dall’Unione Europea, finora senza che vi siano state sanzioni e senza l’apertura di un procedimento di infrazione.

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Lo stesso Varoufakis spiega nel video la ragione per cui la Grecia non dovrebbe più sottostare pagamenti che si son fatti sempre più pesanti: il primo pensiero per un politico greco dev’essere valutare le sofferenze del proprio popolo, che le politiche di austerità di bilancio hanno messo in ginocchio, e confrontarle con il diritto dei creditori, ovvero degli istituti finanziari europei e internazionali e se tale confronto mostra uno squilibrio del peso delle sofferenze rispetto al diritto al rimborso, allora un politico deve agire per eliminare le prime, anche a costo di non rispettare il secondo.

Questo ragionamento ha anche un presupposto che Varoufakis non affronta, ma che deve essere tenuto presente, prima di valutare la correttezza di questa posizione, ovvero il fatto che gran parte del finanziamento ricevuto dalla Grecia, in cambio delle riforme strutturali dei memoranda, non sono andati a favore del popolo greco, né in aiuto dell’economia greca, bensì sono tornati indietro, via banche greche e Banca Centrale ai Paesi creditori, i quali hanno così, attraverso i meccanismi c.d. salva Stati, socializzato i loro crediti, facendo pagare a tutti gli Stati dell’unione monetaria i debiti della Grecia. Ecco le percentuali delle destinazioni dei prestiti alla Grecia:

 

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Fra rimborso degli arretrati accumulati durante i primi periodi della crisi e somme destinate al funzionamento dello Stato, solo 27 mld. dei 210 mld. ricevuti sono andati effettivamente spesi per l’economia greca, una somma pari all’11% circa. Il resto è tornato in gran parte ai soggetti finanziari esteri (BCE, EFSF e banche) ed un 19% a rifinanziare le banche greche, sempre comunque esposte con l’estero, come mostra questo grafico

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Al di là quindi del “finger up” di Varoufakis quello che andrebbe discusso sarebbe come far uscire la Grecia dalla situazione debitoria attuale che la strangola e se bisogna considerare seriamente l’ipotesi di una ristrutturazione dei debiti con haircut all’interno dell’euro, per permettere a quel Paese di riprendersi, nell’interesse di tutti, anche dei suoi creditori.

Altrimenti se non vuole rimanere appesa ad una corda che la strangola piano, come è quella rappresentata dal rifinanziamento minimo in cambio di privatizzazioni e ulteriori riforme, la Grecia dovrà fare come preconizzava il professore greco: fare default, accompagnato da un eloquente “stick the finger” alla Germania e per un po’ di tempo fare austerità, fino alla ripresa di un’economia interna attualmente devastata. D’altronde per la condizione in cui stanno molti greci oggi, l’austerità assistita da uno Stato che spende realmente per i servizi ai propri cittadini e non per ripagare i creditori esteri sarebbe una situazione di netto miglioramento.

Questo è quello che dovrebbe fare: la smentita di Varoufakis e l’insistere sulla concessione di prestiti in cambio di riforme da parte di Tsipras mostrano che anche i nuovi governanti non intendono realmente cambiare rotta rispetto al governo di coalizione precedente.

L’ennesima delusione per chi, votandoli, aveva sperato in un sussulto di dignità nei confronti dell’Europa.

 

Luigi Pecchioli

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