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Il declino della Royal Navy: ritirata la fregata HMS Iron Duke dopo un restauro milionario. Il confronto con l’Italia

Il ritiro silenzioso della storica fregata HMS Iron Duke svela la crisi nera della Royal Navy, rimasta con sole 5 navi attive dopo uno spreco da 103 milioni. Mentre Londra affonda tra ritardi ed errori, l’Italia domina il mare con le moderne FREMM.

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La storica marina britannica, un tempo padrona incontrastata degli oceani, si trova oggi a fare i conti con una flotta sempre più ridotta e problematica. La recente notizia del ritiro silenzioso della nave da guerra HMS Iron Duke lascia la Royal Navy con sole cinque fregate operative. Questa situazione solleva seri dubbi non solo sulla sicurezza del Regno Unito, ma anche su come vengono spesi i soldi dei cittadini, mostrando una gestione pubblica decisamente inefficiente.

Uno spreco annunciato

Il problema nasce  dalla fine della HMS Iron Duke  ritirata dal servizio nonostante fosse stata sottoposta a lavori di rinnovo che avrebbero dovuto estenderne la vita utile, unendo  un caso estremo di inefficienza  e di spreco del denaro pubblico alla decadenza delle capacità della Royal Navy.

La nave, una fregata del tipo 23 (nota come classe “Duke”), è rimasta ferma nei cantieri di Devonport per quasi cinque anni per lavori di riparazione costati ai contribuenti inglesi ben 103 milioni di sterline. I lavori, terminati nel 2023, dovevano garantire alla nave almeno altri cinque anni di vita, fino al pensionamento previsto per il 2028. Tuttavia, come riporta Navy Lookout, la fregata è stata svuotata di armi e sensori e non naviga dallo scorso ottobre.

Alla fine dei conti, la nave ha lavorato realmente solo per 16 mesi. Facendo una semplice divisione, il restauro è costato l’enorme cifra di 6,4 milioni di sterline per ogni singolo mese di lavoro effettivo, escludendo i normali costi per mantenerla. Che si tratti di ruggine irrecuperabile, problemi ai motori o grave mancanza di marinai, fermare la nave è sembrata l’unica via per non bruciare altri soldi.

Fregata Type 23, da Wikipedia

La lezione economica

Spendere capitali pubblici per mantenere in vita mezzi eccessivamente vecchi raramente porta vantaggi. Piuttosto che investire 103 milioni di sterline per rattoppare uno scafo degli anni ’90, una politica industriale sana avrebbe dovuto anticipare la costruzione di nuove unità. Questo avrebbe stimolato i cantieri, creato nuova tecnologia e offerto navi sicure. Invece, la scelta politica di Londra ha unito il peggio dei due mondi: un costo altissimo e una flotta che oggi non riesce a difendere i propri mari.

Invece, nonostante tutti gli impegni e le posizioni di politica estera aggressiva del Regno Unito, ad esempio verso la Russia, la marina viene letteralmente dismessa. Per fortuna che Milei è aggressivo solo a parole, altrimenti Londrà non avrebbe nessuna via per difendere le Falklands.

I rischi strategici in un mondo insicuro

La HMS Iron Duke non è una nave da poco. Nata durante la Guerra Fredda per dare la caccia ai sottomarini, nel 2008 aveva persino ospitato a bordo l’allora ventiseienne Principe William in una missione antidroga, e di recente aveva tenuto d’occhio la nave spia russa Yantar.

Le fregate sono il cuore delle marine moderne: fanno da scorta, attaccano e proteggono. Con sole cinque fregate attive, la Royal Navy è in forte affanno:

  • Sicurezza della Manica: Sottomarini e navi russe si avvicinano sempre più spesso alle coste inglesi, e mancano le navi per marcarli a uomo.
  • Scorta alle portaerei: La marina britannica non può più fornire più di una singola fregata per proteggere le sue grandi portaerei in missione, ovvero la metà del minimo richiesto in passato.
  • Tensioni globali: Dalla recente guerra in Iran alle crisi nel Mediterraneo, avere una flotta piccola rende quasi impossibile reagire in modo adeguato, come avvertito anche dal generale Sir Gwyn Jenkins.

Il problema nasce da lontano. Le ultime fregate sono state ordinate nel 1996 e dovevano durare 18 anni. I governi successivi, per ragioni di bilancio a corto raggio, hanno aspettato il 2017 per ordinare le nuove navi (le Type 26), creando un vuoto enorme che l’industria fa fatica a riempire.

Il confronto con l’Italia: una marina in salute

Per capire quanto la situazione inglese sia critica, basta guardare al nostro Paese. La Marina Militare Italiana mostra un volto decisamente più moderno, pronto ed efficiente.

NazioneFregate Operative / ModerneCondizione della Flotta e Prospettive
Regno Unito5 (vecchie Type 23)Navi stanche, frequenti guasti. Ritardi enormi per le nuove navi Type 26.
Italia10 (nuove Classe FREMM)Navi moderne ed efficienti. Cambio generazionale pianificato e rispettato.

Nave Bergamini, classe FREMM-IT

L’Italia ha attualmente in servizio 10 fregate classe FREMM. Si tratta di navi all’avanguardia a livello mondiale, essenziali per proteggere il Mediterraneo e scortare le flotte. Proprio quest’anno, le nostre vecchie fregate classe Maestrale escono dal servizio attivo, ma a differenza di Londra, noi abbiamo già pronto il rimpiazzo. Una programmazione attenta che non solo garantisce sicurezza, ma dà respiro e continuità all’industria cantieristica italiana. Una piccola soddisfazione e un’ottima lezione di programmazione economica e militare.

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