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Il caso LHS 1140 b: la Terra “gemella” ha un’atmosfera. Ci sarà anche la vita?

Scoperta la prima atmosfera attorno a un pianeta roccioso nella zona abitabile: LHS 1140 b ha 6 miliardi di anni, contiene elio e potrebbe ospitare immensi oceani d’acqua.

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La caccia alla vita extraterrestre ha appena subito una violenta accelerazione. Per la prima volta nella storia dell’astronomia, è stata individuata in modo diretto l’atmosfera attorno a un pianeta roccioso situato nella “zona abitabile”, ovvero alla distanza ideale dalla sua stella per ospitare acqua liquida. La scoperta riguarda LHS 1140 b, un mondo distante 48 anni luce da noi. Non si tratta di un gigante gassoso, ma di una super-Terra rocciosa con una massa pari a circa 5,6 volte quella del nostro pianeta.

La notizia scuote la comunità scientifica e non solo: il pianeta è antico e, per la prima volta, ci sono similitudini con la Terra oggettive.

Una scoperta epocale tra le radiazioni stellari

Il pianeta LHS 1140 b non è una novità assoluta, essendo stato scoperto nel 2017. La vera svolta, pubblicata dal team guidato da Collin Cherubim dell’Università di Harvard, riguarda la prima misurazione diretta del gas che avvolge il pianeta: l’elio.

Gli scienziati hanno utilizzato lo spettrografo WINERED sul telescopio Magellan Clay in Cile, catturando il passaggio del pianeta davanti alla sua stella. L’analisi della luce ha rivelato una chiara “firma” di elio che si estende nello spazio, segno visibile di un’atmosfera che resiste al tempo.

Trovare un’atmosfera su un pianeta roccioso è un’impresa disperata. La maggior parte di questi mondi orbita intorno a stelle nane rosse, astri instabili che bombardano i pianeti con radiazioni X e ultraviolette (XUV). Queste tempeste di solito spazzano via ogni traccia di gas, lasciando rocce nude e morte. LHS 1140 b è invece sopravvissuto. Con i suoi 6 miliardi di anni di età – ben più vecchio della nostra Terra – ha dimostrato che un’atmosfera rocciosa può resistere per ere geologiche.

I numeri del sistema LHS 1140

Il sistema ospita anche un secondo pianeta, LHS 1140 c, che però orbita troppo vicino alla stella. Quest’ultimo ha perso ogni protezione gassosa, confermando la teoria della “linea costiera cosmica” che separa i mondi vivi da quelli desertici

Per capire le dimensioni e le caratteristiche di questo nuovo mondo, i dati fisici raccolti dagli astronomi offrono un quadro chiaro e comparativo con il nostro sistema solare:

ParametroEsopianeta LHS 1140 bEsopianeta LHS 1140 cPianeta Terra
Massa (rispetto alla Terra)5,60 ± 0,191,91 ± 0,061,00
Raggio (rispetto alla Terra)1,730 ± 0,0251,272 ± 0,0261,00
Periodo orbitale (giorni)24,7 giorni3,78 giorni365 giorni
Irradiazione ricevuta42% di quella terrestre500% di quella terrestre100%
Temperatura di equilibrio~226 Kelvin (-47°C)Molto elevata (arido)~255 Kelvin (senza gas serra)

 

C’è acqua (e forse vita)?

La temperatura di equilibrio di LHS 1140 b è di circa 226 Kelvin. Sembra freddo, ma la presenza di un’atmosfera densa genera un effetto serra capace di mitigare il clima, rendendo probabile la presenza di oceani liquidi. I modelli indicano che il pianeta potrebbe essere composto fino al 19% da acqua. La bassa presenza di idrogeno nella parte alta dell’atmosfera fa pensare che l’acqua sia protetta a basse altitudini da una sorta di “trappola fredda” meteorologica, proprio come accade sulla Terra.

La certezza che i pianeti rocciosi extrasolari non siano solo sassi aridi trasforma la ricerca astrobiologica da pura filosofia a asset strategico. Un giorno potremo valutare meglio l’atmosfera e le condizioni del pianeta e fare ipotesi, o rilevazioni, sulla presenza di vita.

Le tecnologie di telerilevamento e la costruzione di nuovi telescopi orbitali diventano investimenti ad altissimo rendimento tecnologico secondario (il cosiddetto spinoff tecnologico), con ricadute dirette nei settori della sensoristica, dell’intelligenza artificiale applicata ai dati e della chimica dei materiali sulla Terra. Chi controllerà i dati di questi nuovi mondi guiderà la geopolitica industriale dei prossimi decenni.

Il mistero dell’elio variabile

Un dettaglio tecnico ha sollevato l’ironia e la curiosità degli esperti: le osservazioni del 2024 hanno mostrato chiaramente l’elio, mentre quelle del 2025 non hanno registrato la stessa intensità. Gli scienziati ritengono che l’atmosfera del pianeta subisca variazioni a seconda dei cicli di attività della sua stella. Il vento stellare altera temporaneamente la quantità di gas che si disperde nello spazio, creando una sorta di “meteo cosmico” variabile.

La ricerca non afferma che ci siano alieni su LHS 1140 b. Tuttavia, dimostra che la Terra non è un miracolo unico e irripetibile. I mattoni per ospitare la vita sono diffusi, resistenti e pronti per essere studiati. La strada è segnata, e i capitali scientifici si stanno già spostando di conseguenza.

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