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Il Caso California: settimane per contare i voti e ora la FBI indaga sulla sospetta inefficienza
Mentre lo spoglio delle elezioni in California si blocca per settimane, l’FBI e i procuratori federali avviano indagini a valanga per frode elettorale. Nate Silver attacca: “Dinamiche da Stato fallito”. Ecco le gravi falle del sistema e il peso di questa inefficienza sull’economia reale.

Giorni dopo le elezioni primarie nello stato della California, i voti sono ancora in fase di conteggio. I vincitori rimangono sconosciuti e nessuno, a parte i funzionari statali, sembra esserne felice.
L’analista dei dati Nate Silver ha riassunto la situazione senza mezzi termini: “Il fatto che le elezioni in California spesso non possano essere risolte per settimane è folle e non è comune in altri sistemi elettorali nel mondo“. Ha definito questa attesa come una dinamica da “Stato fallito”, un esempio da manuale di inefficienza che dovrebbe essere inaccettabile in una democrazia moderna.
L’intervento federale e lo scontro politico
A lanciare l’allarme a livello nazionale è stato Donald Trump, che ha puntato il dito contro la lentezza dello spoglio, definendola una manipolazione deliberata per le importanti primarie per il governatore statale e per il sindaco di Los Angeles. Sotto accusa è finito soprattutto l’uso massiccio delle schede inviate per posta.
Non si tratta, però, solo di polemiche politiche. Il procuratore degli Stati Uniti per il Distretto Centrale della California, Bill Essayli, ha confermato che il suo ufficio ha avviato diverse indagini per frode elettorale in coordinamento con l’FBI di Los Angeles. Secondo Essayli, il sistema californiano presenta gravi vulnerabilità strutturali: il voto per posta universale, unito all’assenza di un obbligo di documento d’identità, crea le condizioni ideali perché le frodi passino inosservate, distruggendo la fiducia dei cittadini nelle istituzioni.
I tempi di spoglio: un confronto impietoso
La California si vanta spesso di essere la quarta economia al mondo. Eppure, quando si tratta di capacità logistica statale, i dati mostrano un quadro disastroso. Già nelle elezioni di metà mandato del 2022, la metà dei voti totali è stata conteggiata ben oltre il giorno delle elezioni.
Ecco un rapido confronto sui tempi di spoglio evidenziato da Silver:
- Colombia: 99,98% dei voti scrutinati la mattina successiva al voto presidenziale.
- Giappone: La grande maggioranza delle schede viene contata durante la notte.
- Regno Unito: Risultati chiari per tutti i 650 seggi parlamentari già all’alba.
- California: Settimane di attesa.
Il segretario di Stato californiano, Shirley Weber, si difende affermando che la precisione è più importante della velocità. Tuttavia, i dati non dimostrano affatto che questa estrema lentezza produca risultati più accurati rispetto al resto del mondo.
Le ricadute economiche: il costo dell’incertezza
Dietro questo disastro logistico c’è un problema di inefficienza pubblica che ha un costo economico reale. Il sistema elettorale californiano (tutto via posta dal 2022) permette di accettare schede arrivate anche una settimana dopo il voto, che devono essere aperte e verificate una per una, ma come ci si può fidare di un sistema elettorale che accetta schede giunte settimane dopo che il voto si è concluso? Sembra una legge elettorale scritta ad hoc per permettere dei brogli.
La linea del procuratore Essayli, intanto, è dura: una revisione completa delle liste e tolleranza zero. Perché, come ha ricordato, ogni voto illegale finisce per cancellare quello di un cittadino onesto.







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