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Il 65% dei tedeschi boccia il governo Merz. L’AfD vola al 28% e la CSU crolla

Terremoto a Berlino: il 65% dei cittadini non crede più alle riforme del governo Merz. Crolla la CSU bavarese, vola l’AfD al 28% e i liberali tornano in parlamento. Rischi immediati di paralisi per l’economia tedesca.

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La prima economia europea entra in una fase di paralisi ad alto rischio. La fiducia dei cittadini verso il governo guidato da Friedrich Merz è crollata in modo drammatico. Un nuovo sondaggio INSA pubblicato da Bild evidenzia il fallimento della narrazione della stabilità: ben il 65% dei tedeschi non crede più che la maggioranza riesca a fare le riforme promesse entro la fine dell’anno.

Soltanto un risicato 25% conserva ancora speranza nell’esecutivo. Si tratta di un segnale devastante per un Paese che affronta una crescita economica vicina allo zero, una pressione fiscale elevata e l’incertezza sul futuro dei conti pubblici. Quando i cittadini perdono fiducia nel governo, scatta la spesa prudenziale: le famiglie tagliano i consumi e le imprese rinviano i piani di investimento.

La bocciatura popolare arriva proprio mentre la coalizione di Berlino aveva inserito nell’agenda del 2026 tre pacchetti chiave: la riforma del sistema pensionistico, il riordino delle aliquote fiscali e la riorganizzazione dell’assistenza sanitaria. Tre pilastri essenziali per la tenuta del sistema produttivo e della pace sociale.

Le priorità dei cittadini: pensioni e lavoro al primo posto

La pressione dei cittadini non è uniforme, ma si concentra su settori nevralgici. Il sondaggio mostra con chiarezza quali siano le preoccupazioni quotidiane delle famiglie tedesche:

  • Riforma delle pensioni: considerata urgente dal 64% degli intervistati.
  • Rilancio dell’economia e dell’industria: ritenuto prioritario dal 63%.
  • Sanità e assistenza agli anziani: indicato dal 62% del campione.
  • Sicurezza interna: al centro dell’attenzione per il 54%.
  • Gestione della migrazione: al 53%, mentre le tensioni a Ceuta riaccendono il dibattito.

Questi dati spiegano bene l’origine dell’ansia collettiva. Con una popolazione che invecchia e una produzione industriale sotto pressione per i costi energetici, la mancanza di interventi incisivi sul sistema previdenziale rischia di sbilanciare i bilanci futuri delle imprese e dello Stato.

I numeri del sondaggio INSA: il ribaltamento dei rapporti di forza

La disillusione verso la politica economica del governo trova immediato riscontro nei numeri dei partiti. Se si votasse oggi per il rinnovo del Bundestag, lo scenario parlamentare verrebbe totalmente ribaltato.

Ecco la fotografia dei consensi scattata dal sondaggio INSA:

Partito PoliticoPercentuale INSAVariazione e Note Politiche
AfD (Alternative für Deutschland)28,0%Primo partito nazionale (+7,2% dalle elezioni 2025)
CDU/CSU (Unione Popolare)21,0%Crollo del blocco conservatore di Merz (-7,5%)
Grünen (I Verdi)14,0%Terzo posto, in tenuta relativa (+2,4%)
SPD (Socialdemocratici)12,0%Minimo storico per il partito di centro-sinistra (-4,4%)
Die Linke (La Sinistra)11,0%Forte ripresa dell’ala radicale (+2,2%)
FDP (Liberali)5,0%Rientro oltre lo sbarramento (+0,7%)
BSW (Alleanza Sahra Wagenknecht)4,0%Sotto la soglia di ingresso (-1,0%)

Il dramma della CSU bavarese e il ritorno dei liberali

Il dato più sconvolgente riguarda la destra della AfD, che si consolida prima forza con il 28% dei consensi, staccando l’Unione di ben sette punti percentuali. Ma a fare rumore nei palazzi berlinesi è soprattutto il dramma interno alla CSU bavarese.

La CSU, guidata da Markus Söder, è scesa per la prima volta al di sotto del 5% su scala nazionale nei sondaggi INSA. Alle ultime elezioni federali aveva ottenuto il 6%. Il politologo Jürgen Falter dell’Università di Magonza ha dichiarato di non aver mai visto una caduta così drastica nella storia del partito conservatore bavarese.

Falter osserva che questa flessione distrugge l’immagine storica della CSU come pilastro inamovibile di stabilità. Inoltre riduce drasticamente il peso della Baviera nelle decisioni economiche federali. La CSU riuscirebbe comunque a entrare in parlamento grazie alla clausola dei tre collegi uninominali diretti, ma la sua forza contrattuale sarebbe ridotta ai minimi termini.

In questo quadro di forte frammentazione si inserisce la risalita dei liberali dell’FDP. Guidati da Wolfgang Kubicki, i liberali toccano la soglia critica del 5%, garantendosi il ritorno nel Bundestag dopo l’esclusione del 2025.

Il ritorno in campo dell’FDP cambia le carte in tavola. Kubicki si dimostra aperto a soluzioni pragmatiche, meno vincolate ai vecchi steccati ideologici. Questo potrebbe offrire nuovi spunti su temi caldi come il freno al debito e i tagli alla spesa pubblica, favorendo una gestione delle risorse meno rigida rispetto al passato.

Il rischio di una paralisi prolungata

Il sondaggio rivela infine un dato politico ancora più grave: il 57% dei tedeschi ritiene che la coalizione tra CDU/CSU e SPD si spaccherà prima del termine naturale della legislatura nel 2029. Solo il 29% crede nella sua durata. Dato che Merz e l’ala sinistra della CDU chiudono la porta ad alleanze alternative che includano AfD si aprono le porte a un lungo periodo di potenziale instabilità, senza governi robusti o con maggioranze politicamente incompatibili, che danneggeranno la fiducia nella democrazia.

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