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I tragici dati della Grecia secondo il WSJ come risultato dell’austerità voluta da Berlino: senza cambio di indirizzo politico anche uscendo dall’euro è il destino che aspetta l’Italia

Interessante articolo sul Wall Street Journal, notizia ieri riportata da WSI, che ben rappresenta con pochi e succinti dati la tragica situazione dell’economia greca come conseguenza dell’inflessibilità data dalla moneta unita unica e dell’austerità – quest’ultima perfettamente inutile per fare crescita nel Peloponneso ma essenziale per permettere alla Germania di sopravvivere alla crisi arricchendosi alla spalle dei “partners” continentali, della serie mors tua vita mea – . La domanda sorge spontanea: si comprende che a restare nella moneta unica a tutti i costi l’Italia finirà come gli amici ellenici, pur essendo ancora oggi il maggior competitor manifatturiero tedesco oggi sebbene in via di deindustrializzazione (o forse proprio per tale ragione)? Ce ne rendiamo conto?

Fa ridere che alcuni giorni fa proprio uno come l’ex comunista D’Alema difendesse l’euro a spada tratta di fronte ad una preparatissima Marine Le Pen su La7, una scenetta paradossale: un ex comunista di quelli da novanta che difende la moneta unica, oggi… Chiaro che la difende, lui che millantava possedimenti in Puglia di svariate decine di ettari in campagna davanti ad Alan Friedman (che lo registrava – penso a sua insaputa – e poi ha pubblicato il clip quando era in guerra con Renzi, infatti “scoppiò” la pace), lui che possedeva due velieri, lui insomma che evidentemente sembra far parte della elite del paese è ormai uno di quelli che chiaramente ci guadagnano restando nella moneta unica in virtù del fatto che dispone di una rendita (anche politica) che è folle svalutare – cosa che certamente succederebbe uscendo dall’euro, facendo però ripartire l’economia reale facendo competizione alle imprese straniere soprattutto tedesche -, anche come supporto al sistema di potere che i mezzi grossi ce l’ha veramente, leggasi quei soggetti che hanno convertito in solido euro 15 anni or sono i loro enormi patrimoni. Non è un caso che costoro siano stati anche i “benedetti” che fecero banchetto con le privatizzazioni italiane degli anni ‘90, benedetti in parte dallo stesso soggetto che ha invano tentato di scalfire le certezze materiali della stimata Marine Le Pen (onore alla politica francese ed al FN in particolare per come ha gestito il post attacco terroristico di Parigi al Charlie Hebdo, onore alla Le Pen per essere l’unica sfidare apertamente gli interessi tedeschi in EU).

Oggi come 75 anni fa chi vuole impadronirsi delle ricchezze dell’Europa ha un nome e si chiama Germania, nulla è cambiato se non che i Petain utili allo scopo si sono moltiplicati e soprattutto non sono solo francesi….

Chissà quanti di questi parlano italiano

Di seguito riporto i tragici dati della Grecia di oggi secondo WSJ, il risultato della fatale austerity… Popolo per giunta sfregiato dalle recenti inchieste che hanno dimostrato come le aziende germaniche abbiamo versato in passato enormi tangenti ai politici greci per appalti militari ed olimpici, di fatto contribuendo ad affossare lo splendido paese mediterraneo oggi ridotto alla fame attraverso l’austerità imposta da Berlino. Leggere per credere.

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(…) Il Wall Street Journal fa intanto il punto della situazione sulla Grecia, presentando diversi numeri.

1) Il Pil greco ha perso il 25% dal picco di metà 2008.

2) 25,8%: è la percentuale di greci rimasta senza lavoro, stando all’Istituto di statistica del paese. Ciò significa che 1,2 milioni di persone, stando ai dati di ottobre, sono disoccupate.

3) Terza. La posizione che la Grecia occupa nella classifica dei paesi europei per la percentuale della popolazione a rischio di povertà ed esclusione sociale, secondo Eurostat.

4) 23,1%. La percentuale di greci che vivono a rischio di povertà, secondo i dati del 2013 basati sulle rilevazioni di Eurostat.

5) 33,5% o 77 miliardi di euro – l’ammontare dei NPL (non performing loans, crediti inesigibili), quelli che i debitori non sono riusciti a onorare per più di 90 giorni, secondo il governatore della Banca centrale della Grecia.

6) 70 miliardi di euro. Il valore approssimativo dei flussi in uscita dalle banche greche negli ultimi cinque anni, stando ai numeri della Banca centrale del paese.

7) 83,9%. Il crollo della Borsa di Atene dal 2008.

8) Una su quattro. La chiusura delle imprese di piccola e media dimensione dal 2008, stando all’Associazione Hellenic Confederation of SMEs, o GSEVEE, che ammonta a 230.000 unità.

9) Nove volte. Quanto più i lavoratori autonomi hanno dovuto pagare nel 2014 in termini di tasse, secondo l’Ufficio parlamentare di budget.

10) Sette volte. Quanto più, in tasse, i dipendenti e pensionati greci hanno dovuto pagare nel 2014 rispetto al 2009, stando all’Ufficio parlamentare di budget.

11) 23%. La percentuale che i cittadini greci pagano in termini di Iva sulla maggior parte dei beni. In media l’Iva è del 21,5% in Eurozona, del 20,5% in Unione europea, stando all’ufficio parlamentare di Budget.

12) 100.000: Il numero di scienziati greci che lavorato all’estero, stando al dipartimento di Economia dell’Università della Macedonia. (Lna)

 

Mitt Dolcino

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*http://www.keeptalkinggreece.com/2015/01/22/wsj-greeces-crisis-in-numbers/

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