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I falsi presupposti dell’austerità – parte III. “Abbiamo vissuto al di sopra delle nostre possibilità”.

Dopo che la crisi finanziaria, detta dei mutui sub-prime, del 2007-2008, è diventata “magicamente”, nella “notte degli anni” una crisi dei debiti sovrani, abbiamo visto che sono cominciate le invettive contro la spesa pubblica improduttiva italiana – che c’è, esiste ed è un problema, ma non può essere discussa, come detto, in termini di meri tagli – e contro le abitudini troppo goderecce degli italiani. Come già sottolineato, pertanto, se mentre a livello europeo venivamo riconosciuti come PIIGS, in “patria”, la congerie di fenomeni che costituisce la classe politica, arricchita dai tecnici, ha cominciato a “riconoscerci” per uno sciame di cavallette che con la sua voracità si era mangiato tutto quanto di buono c’era in Italia; mentre la classe politica stessa – una tra le più pagate in Europa – che naturalmente non aveva nessuna responsabilità per quanto successo, giocava allo scarica barile (verso il basso), al rimpallo della responsabilità, ed a dimostrarsi il più servile possibile con la tecnocrazia europea.

Abbiamo sentito affermazioni non al limite del ridicolo, ma ben oltre! E se dal punto di vista “pubblico” si accusava la spesa pubblica improduttiva, dal punto di vista “privato” si accusavano gli italiani di aver vissuto al di sopra delle proprie possibilità, con “soggetti” che guadagnavano centinaia di migliaia di euro l’anno (quando non milioni) che accusavano persone che vivevano al limite della sussistenza (precari, pensionati, famiglie monoreddito, ecc. ecc.) di essere state spendaccione, goderecce e “inclini alla festa”, piuttosto che sobri, parsimoniosi e inclini al risparmio. Con un effetto simile a quello di questa vignetta di cui si ringrazia l’autore Alessio Sammicheli (se non leggo male):

Vignetta SE

Ora, abbiamo visto che dal “lato” pubblico se la condizione virtuosa è il pareggio di bilancio, che significa che lo Stato tassa tanto quanto spende, cioè T=G, dal punto di vista “pubblico” è dal 1992 che facciamo meglio (salvo 2009/10) visto che da quell’anno l’Italia è in saldo primario attivo, che vuol dire T>G: cioè gli italiani hanno pagato in tasse più di quanto l’Italia ha speso; ergo, è stata soddisfatta una condizione migliore del pareggio, cioè si è avuto un surplus! Prima di passare a vedere se allora il problema è stato il risparmio privato degli italiani, invece che la loro scarsa inclinazione a pagare le tasse, proviamo a mettere a confronto – figura 1 – il saldo primario dell’Italia e di quella che, a torto o ragione, viene considerata la capofila nella virtù in Europa: la Germania.

Figura 1

Saldo primario Italia - Germania.

Come si può vedere, dalla metà degli anni ’90 e fino alla metà degli anni 2000, il saldo primario attivo dell’Italia, in percentuale del PIL, è stato maggiore di quello della Germania. Ma non solo, perché nel 2011, l’anno sul cui finire il governo “politico” in carica di S. Berlusconi ha dato le dimissioni per essere rimpiazzato da quello tecnico di M. Monti, l’Italia è stata il primo contribuente netto della UE. Chi pensasse sia una caso, ricordi che l’Italia era contribuente netto da una decina di anni . Ma non è tutto, perché oltre che essere nel 2011 il primo contribuente netto della UE, nel 2010, 2011, 2012, siamo anche stati – figura 2 – il paese con il miglior saldo primario attivo – tra quelli considerati – secondo i dati dell’OCSE, tornando a superare la Germania che tra 2008/09 aveva fatto meglio di noi:

Figura 2

Saldo primario paesi EU

 

Pertanto, tra la fine del 2011 e il 2012 con la scusa che erano finiti i soldi e si tagliavano – tra pianti e lacrime – pensioni, sanità, ricerca ed il welfare in generale, mentre si comperavano allegramente caccia bombardieri (F-35), sommergibili, si pagavano derivati  e si salvavano banche, l’Italia aveva il miglior saldo primario attivo d’Europa rispetto al PIL e nel 2011 era il primo contribuente netto pro capite dell’Europa. Per cui, gli italiani garantivano in tasse all’Italia più di quanto la stessa spendesse e gli garantivano più – sempre in percentuale del proprio PIL – di quanto gli altri abitanti delle nazione prese in considerazione nella figura 2 facessero per il loro proprio Stato. Inoltre, l’Italia era comunque contribuente netto da molto. In mezzo a tutto questo ovviamente, miglior saldo primario e primi contribuenti netti, siamo diventati comunque degli spendaccioni goderecci assimilabili alle cicale; ma anche PIIGS! Quindi il problema non deve essere quanto gli italiani abbiano pagato all’Italia e questa all’Europa, bensì, probabilmente il risparmio privato italiano.

Con riguardo al risparmio privato italiano proviamo a recuperare qualche dato. Il primo che ricerchiamo è l’indebitamento delle famiglie italiane rispetto al loro reddito. Troviamo dei dati abbastanza interessanti – figura 3 – relativamente a questo rapporto per i paesi che facevano parte del G7 dal 1960 al 2011:

Figura 3

Debito delle famiglie in relazione al reddito nei G7

Anche in questo caso, i dati non sembrano confermare la descrizione fatta degli italiani come un popolo spendaccione, infatti, dal 1975 (più o meno), anno da cui si trovano dati di questo parametro per l’Italia, l’indebitamento delle famiglie italiane (linea arancione), rispetto al loro reddito, sembra inferiore a quello delle altre nazioni del G7 prese i considerazione. Ma se il debito delle famiglie non sembra essere il problema potrebbe esserlo quello delle istituzioni finanziarie italiane oppure delle imprese. Cerchiamo conferma di questo nella figura 4 dove è riportata la composizione di quello che è solitamente chiamato debito aggregato, cioè il debito pubblico e privato nel suo complesso. Nella legenda in alto a destra troviamo i vari debiti – al secondo trimestre del 2011 in relazione al PIL – in diverse tonalità di blu-azzurro. Households sono le famiglie; nonfinancial corporation le imprese non finanziarie; financial institution le istituzioni finanziarie; government il governo.

Figura 4

Debito e composizione al 2011 secondo trimestre

È facile notare come anche in questo caso le famiglie italiane siano le meno indebitate in percentuale del PIL, mentre istituzioni finanziarie e imprese sono tra le meno indebitate. Le imprese italiane sono meno indebitate di quelle francesi, spagnole, giapponesi, britanniche, per esempio. Le istituzioni finanziarie italiane sono meno indebitate di quelle tedesche; guardate quelle britanniche, quelle irlandesi e quelle giapponesi. Vediamo i PIIGS, nella parte destra, nel riquadro più piccolo. La Grecia?! Le famiglie greche sono poco più indebitate di quelle tedesche, ma meno di molte altre, le sue istituzioni finanziarie sono praticamente inesistenti e non hanno debito, mentre le imprese hanno un debito relativamente basso; mentre nel complesso (debito aggregato) è meno indebitata di tutte le economie prese in considerazione nella parte sinistra del grafico. Eppure è stata considerata la capofila dei PIIGS a causa del suo debito pubblico. Ancora, prendiamo un diverso grafico – figura 5 – per un controllo incrociato:

Figura 5
Debito e composizione

In questo caso abbiamo il debito come percentuale del PIL. In azzurro le passività del sistema bancario; in beige il debito delle famiglie; in rosa il debito del governo. Ancora, anche in questo caso quello che ci penalizza non è il debito privato, in quanto l’esposizione delle banche e delle famiglie italiane è inferiore a quella del core europeo, formato da Francia e Germania.
Infine vediamo la figura 6 nella quale troviamo i paesi con il più grosso debito per adulto nel 2000 (linea marrone), nel 2007 (linea azzurra), nel 2012 (linea verde):

Figura 6

Debito per adulto.
Ancora una volta l’Italia non si trova tra i paesi con il maggior debito per adulto, bensì tra i paesi con il minore debito per adulto. Si noti che Francia, Germania, Regno Unito, Stati Uniti, Svezia, ecc. ecc. hanno tutti un debito per persona adulta superiore all’Italia; ma, si noti anche chi è nella parte superiore della classifica: Danimarca, Norvegia, Svizzera, Olanda, ecc. ecc.. Mentre guardate chi troviamo sul fondo della classifica: l’ultima posizione è detenuta dalla media mondiale e la penultima dalla Grecia! I greci nel 2000 erano addirittura meno indebitati, per adulto, della media mondiale!

Conclusioni

La crisi dei mutui sub-prime che ha portato il fallimento di milioni di famiglie americane ed ha garantito profitti da record agli stessi “operatori” che l’hanno posta in essere “guidando” al fallimento, o sull’orlo del fallimento, la propria stessa “impresa” e tutte le sue conseguenze per l’economia reale sono state presto dimenticate per lasciare spazio, come d’incanto, alla crisi dei debiti sovrani. I salvataggi delle istituzioni finanziarie hanno numeri tali che avrebbero potuto “saldare” in toto debiti di interi paesi, per es. le LTRO della BCE a favore delle banche europee avrebbero potuto “saldare” quattro volte il debito della Grecia. In America le istituzioni finanziarie – tra cui anche banche europee – hanno ricevuto una quantità di aiuti che definire ingenti è un eufemismo, accompagnati pure da alleggerimenti quantitativi. E mentre questo fiume di denaro scorreva verso le stesse istituzioni che avevano provocato la crisi, tutti notavano il debito pubblico dell’Italia e “l’ingentissimo” debito greco; quest’ultimo di 390 miliardi di dollari, la Fed nell’ultimo periodo faceva 85 miliardi al mese di QE, in 5 mesi il debito della Grecia. Di poi, inoltre, se si guarda ai numeri dei mercati non regolamentati e all’esposizione in derivati delle banche “le cifre” dei debiti sovrani, in primis sempre quello greco, sembrano una “quisquilia”. Nonostante questo “quello che mancava all’economia europea” – diciamo così – erano i 390 miliardi di debito della Grecia. L’esposizione di miglia di miliardi di euro delle banche nei mercati non regolamentati sembra un fatto “normale” – come se i derivati non fossero stati parte del problema – mentre un debito molto minore per alcuni Stati rappresenta un problema. Di fronte a certi numeri, che arrivano da rapporti governativi, non è necessario andare oltre nel commentare. A fronte di questi e degli accidenti/accadimenti, vedere come problema il debito della Grecia vuol dire nascondere la testa sotto la sabbia (molto diplomaticamente).

Una volta che il vento della crisi dei debiti sovrani è soffiato sull’economia, l’Italia è diventata un paese spendaccione e gli italiani sono diventati un festante popolo di “cicale”. Ma come abbiamo visto, dal lato “pubblico”, di quello che poteva influire nell’incremento del rapporto debito PIL – deficit dello Stato, pagamento di interessi, decremento del fattore denominatore – il maggior impatto è stato dovuto al pagamento degli interessi o dalla diminuzione del PIL, mentre i deficit primari hanno avuto un ruolo – rispetto al periodo considerato dal 1981 ai giorni nostri – solo negli anni ’80; ed anche allora, “inferiore”, nello spingere verso l’alto il rapporto debito/PIL, a quello giocato dagli interessi. Di poi, l’Italia oltre ad essere in surplus si bilancio primario praticamente dall’inizio degli anni ’90, ha realizzato negli ultimi anni uno tra i migliori, ed anche il migliore a volte, saldo primario a livello di Eurozona. A questo dobbiamo aggiungere che nel 2011 siamo stati i primi contribuenti netti pro-capite dell’Europa e da oltre dieci anni siamo contribuenti netti. Inoltre, abbiamo avuto una spesa delle amministrazioni pubbliche nella media europea e inferiore a quella di paesi i cui rappresentati ci invitavano a tagliare la nostra spesa pubblica improduttiva. Alla fine di tutto siamo stati “riconosciuti”, in Europa, contro ogni logica visto i dati esposti, come PIIGS!

Infine, dal punto di vista strettamente privato, abbiamo visto che il risparmio privato italiano, pur essendo in diminuzione, è sempre stato ad ottimi livelli; testimonio di una propensione ad essere più formiche che cicale. Infatti, famiglie, imprese ed istituzioni finanziarie sono molto meno indebitate di altri paesi che si ritengono esempi di amministrazione pubblica e privata da imitare. Pertanto, non ci sembra, visto quanto esposto, che agli italiani possano essere imputate più colpe di quelle che hanno. Chiariamoci, i problemi ci sono e sono tanti, ma non stanno nei termini in cui ce li hanno “propinati”; e visto il modo di comodo e da scaricabarile di trattare i problemi – la colpa dell’Italia e degli italiani – andato in onda dal governo dei tecnici in avanti, anche le soluzioni non possono essere considerate appropriate. È sufficiente consultare i dati e la cronaca di alcuni giornali per rendersene conto!

Luca Pezzotta di Economia Per I Cittadini

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