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Hormuz ancora nel caos: l’Iran blocca le petroliere e sfida Washington sui pedaggi. Quale impatto sull’economia globale?

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Nelle calde acque dello Stretto di Hormuz, la diplomazia internazionale sembra aver fatto l’ennesimo buco nell’acqua, dimostrando come gli accordi di massima contino ben poco di fronte alla Realpolitik militare. Almeno quattro petroliere – la Blue Star I, la SG Pegasus, l’Azumasan e la Omega Trader – sono state costrette a fare un rapido dietrofront o a deviare drasticamente la propria rotta. L’ordine è arrivato, sotto minaccia, dal Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC). Il “crimine” commesso dai capitani? Aver tentato di seguire una rotta di evacuazione sicura, istituita dall’Organizzazione Marittima Internazionale (IMO) lungo le coste dell’Oman per liberare mercantili e marinai intrappolati nel Golfo da oltre cento giorni.

Il braccio di ferro sulle rotte e i droni facili

Proprio questa mattina avevamo assistito al passaggio di diverse navi, un piccolo convoglio che lasciava ben sperare in una timida normalizzazione del traffico. Ma, come da copione, non appena si accende la discussione sui diritti di passaggio e sulle tariffe, l’Iran risponde alla sua maniera: tirando un drone o un missile, e bloccando di fatto, di nuovo, il transito nello stretto.

Teheran, tramite la neonata “Persian Gulf Strait Authority”, pretende di aver stabilito un proprio regime di controllo assoluto. Vuole che ogni nave richieda un permesso specifico e, soprattutto, mira a introdurre tra qualche mese una tariffa di transito che, secondo le loro stime, potrebbe fruttare fino a 40 miliardi di dollari all’anno. L’IRGC è visibilmente irritata con l’Oman – reo, ai loro occhi, di aver assecondato gli Stati Uniti garantendo la rotta meridionale dell’IMO – e definisce queste iniziative come “inaccettabili e completamente pericolose”. A farne le spese sono stati gli equipaggi: l’agenzia di intelligence marittima Ambrey riporta che una nave panamense è stata bloccata con l’avvertimento esplicito di essere sotto il tiro dei missili se non si fosse ancorata a nord dell’Isola di Larak, in attesa di “autorizzazione”.

Ovviamente questo nel breve termine ha interrotto le operazioni di sgombero del Golfo Persico, nel medio lungo farà crescere i costi di transito. Ora capite bene perché Iraq, Arabia ed Emirati stanno tutti puntando a terminare quanto prima infrastrutture che evitino il passaggio per Hormuz: nessuno ha fiducia nell’Iran, e neanche nella capacità degli USA di contenerlo.

L’Iran sta cercando di ottenere un appoggio dalla Cina per questi pedaggi, ma non si capische come Pechino possa appoggiare una politica che, domani, potrebbe essere applicata allo Stretto di Malacca e che quindi metterebbe in crisi il commercio cinese. Tra l’altro i 40 miliardi annui di incassi sono un mito: come abbiamo sottolineato pottranno durare un anno o forse due, ma poi i paesi del Golfo realizzeranno le infrastrutture necessarie per saltare Hormuz.

I dati forniti da Windward parlano chiaro. Il traffico attuale è l’ombra di sé stesso:

  • 15 navi hanno scelto di sottomettersi alla rotta iraniana a nord.
  • 26 navi si sono affidate al corridoio omanita a sud.

Siamo drammaticamente sotto la media di circa 135 transiti giornalieri registrati prima della crisi.

Il nodo politico e le mosse degli Stati Uniti

Adesso vedremo quando e come questo traffico essenziale riprenderà. Il Segretario di Stato americano, Marco Rubio, ha già respinto al mittente il piano di Teheran, chiarendo che gli Stati Uniti e i Paesi del Golfo offrono “zero supporto” all’idea dei pedaggi, definendoli un inaccettabile attentato alla libertà di navigazione.

L’Oman cerca di barcamenarsi fra l’Iran da un lato e gli USA e le altre monarchie arabe dall’altro e non sarà per niente semplice. In questo momento sembra che qualche nave stia uscendo, ma non il piccolo convoglio visto il 25 mattina. La fermezza retorica, pur condita da una sana ironia sulle colossali pretese economiche iraniane, potrebbe non bastare. Se gli Stati Uniti vogliono davvero veder riprendere i passaggi commerciali e scongiurare un blocco permanente che stritoli l’offerta, dovranno dare un messaggio molto più preciso e tangibile.

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