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Hacker stranieri violano gli acquedotti negli USA: rubinetti manomessi da remoto. Infrastrutture fragili e attaccabili
Hacker stranieri violano i comandi delle reti idriche americane: la manomissione degli impianti in Colorado riaccende l’incubo della guerra cibernetica contro l’acqua potabile e mostra il fallimento della sicurezza a basso costo.

Un comando partito da migliaia di chilometri di distanza, inviato nel silenzio di una notte di fine agosto, e i parametri di controllo di un acquedotto cambiano da soli. Non è lo scenario di un film d’azione, ma quanto accaduto a due aziende idriche private in Colorado. Ora punta direttamente ai beni primari, all’acqua che beviamo ogni giorno.
Se le valvole di un acquedotto possono essere manovrate da agenti ostili stranieri con un semplice clic e questo viene a mettere a rischio intere grandi comunità urbane, esattamente come se fossero sotto attacco di un team terroristico.
L’intrusione in Colorado: un colpo al cuore dei piccoli gestori
L’ufficio del governatore del Colorado, Jared Polis, ha confermato che attori stranieri sono riusciti a penetrare nei computer di due piccoli fornitori idrici privati. I pirati informatici hanno modificato i controlli operativi degli impianti prima che i tecnici sul posto riuscissero a riprendere il controllo manuale.
Queste due aziende servono bacini ristretti, meno di duecento persone ciascuna. Proprio qui sta il punto cruciale: la polverizzazione della gestione idrica crea falle gigantesche.
I piccoli operatori non dispongono dei bilanci milionari necessari per assumere specialisti di sicurezza informatica. Diventano così il ventre molle dell’intera nazione. Sebbene le autorità abbiano assicurato che non vi siano state contaminazioni dell’acqua potabile, il messaggio inviato dai sabotatori è chiarissimo: sappiamo dove colpire.
Il precedente iraniano: da Aliquippa ai giorni nostri
Le agenzie federali americane, tra cui CISA e FBI, puntano il dito contro gruppi collegati all’Iran. Non è un sospetto campato in aria, ma la prosecuzione di una strategia ben documentata.
Già nel novembre del 2023, la centrale idrica di Aliquippa, in Pennsylvania, subì un attacco rivendicato dal gruppo filo-iraniano “CyberAv3ngers”. In quell’occasione, gli hacker bloccarono una stazione di pompaggio monitorata da remoto, prendendo di mira i sistemi di controllo industriale solo perché fabbricati da un’azienda israeliana. I tecnici dovettero correre fisicamente all’impianto per spegnere le macchine e passare alle vecchie leve manuali.
Quello che stiamo vedendo oggi è l’evoluzione su scala industriale di quell’attacco. Nelle ultime settimane l’offensiva si è allargata a macchia d’olio:
- Minnesota: oltre trenta sistemi idrici locali colpiti da un’intrusione coordinata sui controllori Rockwell e Allen-Bradley.
- Michigan e altri cinque Stati: tentativi continui di manomissione segnalati all’FBI a fine luglio.
- Infrastrutture mirate: sistemi Siemens serie S7 attaccati tramite script generati persino con l’ausilio di intelligenze artificiali, capaci di fingersi innocui programmi di monitoraggio.
| Stato USA | Obiettivo colpito / Rilevato | Tipologia di minaccia |
| Colorado | 2 fornitori idrici privati | Modifica parametri operativi |
| Pennsylvania (precedente) | Autorità idrica di Aliquippa | Blocco pompe da parte di CyberAv3ngers |
| Minnesota | Oltre 30 impianti idrici municipali | Modifica credenziali di accesso e IP |
| Michigan + altri 6 Stati | Reti idriche e reflue | Tentativi di manomissione tecnologia operativa |
Il rischio fisico: cosa succede se un hacker tocca la pressione
La sicurezza informatica applicata all’industria (la cosiddetta Operational Technology o OT) non riguarda schermi bloccati. Riguarda valvole, pompe, filtri chimici e motori.
Se un hacker altera la pressione nelle condutture, i tubi possono scoppiare, ma c’è un pericolo ancora più insidioso: un brusco calo di pressione crea un effetto risucchio. Le acque sotterranee non trattate, cariche di batteri o scarti industriali, possono infiltrarsi attraverso le fessure delle condotte e finire nei rubinetti dei cittadini.
Basta cambiare il dosaggio del cloro o della soda per trasformare un bene pubblico in un veleno letale. La tecnologia che gestisce queste reti è spesso vetusta, progettata decenni fa quando internet non esisteva, e poi collegata alla rete per comodità contabile o di controllo a distanza.
Le ricadute economiche: il fallimento dell’illusione privatistica
Chi pensava che la gestione privatizzata e parcellizzata dei servizi pubblici garantisse maggiore efficienza si trova davanti a un conto salatissimo. La difesa delle reti idriche richiede investimenti pubblici massicci in conto capitale. Un piccolo consorzio privato da poche decine di utenze non potrà mai sostenere il costo di server ridondanti, crittografia avanzata e guardie digitali attive 24 ore su 24.
Anche se questo aspetto viene spesso sottovalutato, piccoli consorzi con gestione soprattutto da remoto risultano estremamente fragili, perché non hanno i capitali per mantenere un’adeguata sicurezza informatica. Certe volte è meglio mantenere l’omino che apre e chiude le seracinesche, se veramente si vuole tutelare la sicurezza pubblica.







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