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Guerra totale sui chip: la CIA mette nel mirino le aziende cinesi e Pechino prepara la risposta
La CIA ammette lo spionaggio industriale sui colossi cinesi di IA e microchip. Pechino minaccia ritorsioni concrete: salta ogni regola di mercato alla vigilia del vertice tra Xi e Washington.

In un invito che agli Occidentali suona come curioso, Pechino ha esortato gli Stati Uniti a “cessare immediatamente tutte le attività di spionaggio” rivolte alle aziende cinesi, avvertendo di avere “ferma determinazione e mezzi abbondanti” per reagire, Questo accade dopo che un alto funzionario della CIA ha difeso le attività di spionaggio nei settori cinesi dell’intelligenza artificiale (IA) e dei chip.
L’appello del Ministero del Commercio cinese arriva a sole due settimane dalla visita del presidente Xi Jinping a Washington, dove l’IA e le tecnologie avanzate – il nuovo campo di battaglia nella rivalità tra Stati Uniti e Cina – dovrebbero essere in cima all’ordine del giorno.
Le dichiarazioni del ministero, rilasciate venerdì in tarda serata, sono state una risposta diretta alle affermazioni fatte all’inizio della settimana da Michael Ellis, vicedirettore della Central Intelligence Agency statunitense.
In un raro discorso pubblico tenuto martedì, Ellis ha rivelato che la CIA sta ampliando la propria attività di intelligence sulla Cina, suggerendo che le aziende cinesi siano «obiettivi legittimi» per lo spionaggio in settori quali l’IA, i semiconduttori e le biotecnologie.
Il breve comunicato diffuso venerdì dal ministero cinese afferma che gli Stati Uniti hanno «messo a nudo alla luce del sole la loro logica gangsteristica di egemonia», alla quale la Cina si oppone fermamente. La concorrenza economica è un’attività commerciale normale, e chi è in vantaggio fa affidamento su tecnologia, talento e innovazione, si legge nel comunicato, attribuito a un rappresentante del ministero.
«Gli Stati Uniti hanno confuso i confini tra concorrenza e sicurezza e hanno persino dipinto la concorrenza economica come una cosiddetta “minaccia”», ha affermato il rappresentante del governo cinese. «Si tratta, in sostanza, di una mentalità da guerra fredda, basata sul gioco a somma zero».
La dichiarazione ha sottolineato che gli Stati Uniti avevano emanato nel 2014 una direttiva secondo cui le attività di intelligence non dovevano essere utilizzate per raccogliere informazioni commerciali private straniere o segreti commerciali allo scopo di conferire alle aziende statunitensi un vantaggio competitivo. Tuttavia, Washington ha ignorato le proprie regole, si legge nella dichiarazione.
Inoltre, gli Stati Uniti accusano regolarmente altri partner commerciali di raccogliere informazioni di intelligence, mentre difendono le proprie azioni come ragionevoli, ha affermato il rappresentante, definendolo un «palese doppio standard».
«La Cina ha una ferma determinazione e dispone di mezzi abbondanti», ha avvertito il ministero, aggiungendo che Pechino «adotterà tutte le misure necessarie per punire le violazioni della legge e salvaguardare con determinazione i diritti e gli interessi legittimi delle imprese cinesi».
Con l’intensificarsi della rivalità tecnologica tra Stati Uniti e Cina, lo spionaggio economico ha trasformato i settori commerciali in campi di battaglia per la sicurezza nazionale.
In occasione di un’audizione al Congresso tenutasi a giugno, David Shedd, ex direttore ad interim della Defence Intelligence Agency, ha affermato che la Cina avrebbe «orchestrato uno sforzo altamente strategico, molto rapido e multiforme per sottrarre segreti commerciali e tecnologici» agli Stati Uniti e ad altri paesi occidentali, concentrandosi sulle attività di Alibaba per approfittarsi dei modelli di intelligenza artificiale occidentali.
Chairman @RepMoolenaar and former Acting Director of @DefenseIntel David Shedd discuss Alibaba’s theft of Anthropic’s models and how it is part of China’s systematic efforts to steal American innovation and artificial intelligence. pic.twitter.com/uTrrhNnAOI
— Select Committee on China (@ChinaSelect) June 25, 2026
La testimonianza è arrivata in un momento di crescente scrutinio sulla capacità di Pechino di raccogliere enormi quantità di dati da cittadini americani e aziende statunitensi.
L’ambasciata cinese a Washington ha dichiarato all’epoca che le accuse di spionaggio industriale erano infondate, intrise di mentalità da Guerra Fredda e equivalevano a «calunnie maliziose». Un mese prima dell’audizione di Shedd, gli esperti avevano messo in guardia la Commissione di revisione economica e di sicurezza USA-Cina riguardo alle carenze nella lotta contro la campagna di raccolta dati di Pechino.
I rapporti tra Stati Uniti e Cina sono ormai entrati in un gioco a somma zero. Il prossimo vertice a Washington non servirà a trovare un’intesa di cooperazione, ma solo a tracciare i confini di una trincea economica che dividerà il mondo digitale e produttivo nei prossimi decenni.







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