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Guerra per le strade di Londra: i robotaxi di Big Tech minacciano 120 mila autisti (e parte il sabotaggio)

L’avanzata delle auto a guida autonoma di Waymo e Uber mette a rischio oltre 120 mila posti di lavoro a Londra. Tra crollo dei guadagni e timori di licenziamento di massa, i tassisti passano al contrattacco con sabotaggi nel traffico.

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Una flotta silenziosa di veicoli senza conducente ha iniziato a muoversi per le strade di Londra. Per oltre 124 mila autisti tra taxi tradizionali e noleggi con conducente (NCC), non si tratta di una semplice novità tecnologica. È una minaccia diretta alla sopravvivenza economica quotidiana, capace di spazzare via decenni di lavoro specializzato a colpi di algoritmi.

I giganti della Silicon Valley e le startup del settore hanno scelto la capitale britannica come trampolino di lancio europeo. I SUV elettrici Jaguar I-PACE di Waymo, divisione di Alphabet, circolano già 24 ore su 24 nei quartieri di Westminster, Camden, City ed Ealing per mappare ogni centimetro di asfalto. Nello stesso momento, Wayve, sostenuta da Uber, prepara il debutto commerciale della propria flotta autonoma.

L’impatto economico sul mercato del lavoro rischia di essere devastante. Sostituire decine di migliaia di lavoratori con veicoli automatici distrugge reddito reale e deprime i consumi delle famiglie. La ricchezza prodotta dai trasporti urbani smette di circolare nell’economia locale per finire concentrata nei bilanci di poche multinazionali tecnologiche.

Gli storici black cab londinesi avevano già visto crollare i propri guadagni di circa un terzo dopo l’arrivo delle app di trasporto privato. Adesso, però, la mannaia pende anche sugli stessi autisti di Uber. Le commissioni trattenute dalle piattaforme sono aumentate, i margini si sono assottigliati e molti lavoratori evitano di indebitarsi per comprare auto nuove, sapendo che l’azienda punta a sostituirli del tutto.

AspettoBlack Cab e Autisti TradizionaliRobotaxi (Waymo / Wayve)
OccupazioneOltre 124.000 lavoratori a LondraProgressiva espulsione della manodopera
Formazione e GuidaEsame The Knowledge, intuito nel trafficoSensori Lidar, telecamere, intelligenza artificiale
Rapporto col clienteAiuto bagagli, assistenza e tutela personaleNessuna presenza umana a bordo
Ricaduta economicaStipendi spesi nell’economia reale localeProfitti accentrati nelle piattaforme estere

I dati accademici confermano l’allarme. Gli studi dell’Oxford Internet Institute evidenziati dal FT evidenziano come l’ingresso delle piattaforme abbia inizialmente compresso i compensi degli autisti del 10%. Però i robotaxi su larga scala vengono a costiuire una minaccia di livello completamente diverso: qui non si parla più della possibilità di una riduzione dei ricavi, ma proprio della fine di un lavoro e quindi una disoccupazione di massa. 

Di fronte a questa prospettiva, tra i tassisti londinesi la frustrazione sta lasciando spazio a strategie di resistenza e piccoli sabotaggi quotidiani. Nelle vie strette e caotiche di Londra, la circolazione stradale non segue solo le regole scritte, ma si basa su intese visive e precedenze informali tra guidatori.  Situazioni in cui l’intelligenza artificiale va subito in tilt.

Diversi autisti ammettono di voler sfruttare la prudenza programmata dei sensori per bloccare i veicoli rivali. Basta rallentare davanti a un sensore, forzare un inserimento o fare pressione vicino ai passaggi pedonali: l’auto autonoma frena bruscamente e rimane paralizzata.  Un errore di posizionamento nelle famose yellow box (gli incroci a griglia gialla dove è vietato fermarsi) significa una multa automatica per il veicolo senza pilota. Si prepara quindi una guerriglia fatta di piccoli sabotaggi informali, difficilmente sanzionabili. 

Le “Yellow box”

Il rischio di disoccupazione di massa è comunque meno forte di quanto si pensi: esiste un  mito dell’automazione perfetta senza la presenza umana che, appunto, è solo un mito. Dietro le auto senza autista si nasconde già una catena di mansioni precarie e invisibili: operatori da remoto pronti a sbloccare i computer e addetti che pattugliano le strade in bicicletta elettrica per recuperare le vetture rimaste incastrate. Il problema è che questa attività non saranno ben remunerate come l’autista del taxi.

Probabilmente la sfida fra taxi e robotaxi si giocherà a un livello diverso: quello del servizio. Il robot non scende ad aprire la porta del taxi, non aiuta la persona anziana a salire, non carica le valigie nel bagagliaio, non aiuta una persona in  carrozzella e quindi la piega e la ripone nel bagagliaio. La concorrenza del robotaxi cadrà sulle corse più brevi  ea basso costo, una categoria che ora è minima. Comunque l’introduzione del robotaxi sarà un esperimento degli effetti pratici della robotizzazione sul mondo del lavoro da seguire con grande attenzione.

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