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GRECIA, UN TOTALE FRAINTENDIMENTO

A giudicare dal fatto che la sera del cinque luglio tutte le televisioni all’unisono hanno parlato per ore della Grecia, c’è da pensare che milioni di italiani si siano occupati di questo problema; e l’impressione generale è che abbiano perso il loro tempo. I commenti per la maggior parte sono stati sfocati e, in un certo modo, assurdi. Come se, assistendo ad una battaglia, si discutesse dell’eleganza delle divise dei rispettivi eserciti.
Molto si è detto del valore democratico del referendum, anche se era confuso, e su una proposta di accordo che dal lato europeo non era più valida. Qualcuno infatti l’ha visto come un referendum “sostanziale” per scegliere tra euro e dracma. Ma poi Tsipras – spaventato all’idea di essere buttato fuori dall’euro, perché svaniva ogni speranza di finanziamento – ha detto che Syriza vuole in ogni caso rimanere nell’eurozona.
Molta saliva è stata consumata per applaudire lo scatto di dignità di Atene, che infatti ha festeggiato a lungo questa vittoria. La retorica miope ha creduto che “ora la Grecia può affrontare il negoziato da una posizione di forza”, mentre è esattamente il contrario. La forza rimasta ad Atene è quella di tendere la mano. Insomma, si è avuto un tale festival di idiozie da far rinunciare subito all’idea di enumerarle. Siamo longevi, ma non arriviamo ancora a cent’anni.
Tutto quello che poteva dire e fare la Grecia l’ha detto e l’ha fatto e parlare di essa è una perdita di tempo. Chi deve risolvere il problema sta a migliaia di chilometri da Atene. Sono la Merkel e Hollande, che stasera si incontreranno a Parigi. Poi domani si riuniranno in parecchi di più, e nel frattempo la Bce dovrà decidere se finanziare ancora la banche greche, almeno per qualche giorno. E se non lo fa sono guai. Ecco perché, vedendo i venditori di salsicce in piazza Syntagma, qualcuno commentava: “Per stasera hanno da mangiare, fa piacere. Ma domani?”
È un fatto: la soluzione verrà da Berlino, da Bruxelles, da Strasburgo e da Francoforte. È a queste piazze che bisogna fare riferimento. E i dati di cui si si dispone attualmente sono scarni.
In primo luogo, nessuno ha invitato il governo greco a tornare al tavolo del negoziato, e il segnale è chiaro: non è detto che un nuovo negoziato ci sarà. Comunque non è detto che sarà a brevissima scadenza. Dalla Germania il vice cancelliere Sigmar Gabriel (SPD) e la signora Merkel (CDU) hanno fatto dichiarazioni secche e poco incoraggianti. Il semplice fatto di perdere qualche giorno in discussioni e consultazioni potrebbe condurre al venti luglio, quando Atene dovrebbe pagare Dio sa quanti miliardi di euro, che semplicemente non ha. In più non ha pagato 1,7 miliardi a fine giugno, e insomma entro il mese si potrebbe arrivare al momento del default ufficiale della Grecia (quello sostanziale si è verificato già anni fa). E in questo caso, ci sarà spazio per ulteriori negoziati?
Naturalmente questo non è l’unico scenario. La signora Merkel (ammesso che il Bundestag poi le dica di sì), Hollande e gli altri potrebbero decidere che il fallimento della Grecia e la sua uscita dall’euro potrebbero costare loro più di quanto costerebbe sostenerla ancora. E in questo caso – esclusivamente nel loro interesse, non certo perché minacciati dalla Grecia – potrebbero decidere di riesumare il negoziato e buttare ancora soldi nel pozzo senza fondo dell’insolvenza greca.
Viceversa potrebbero decidere che il problema greco è insolubile, che concedere ulteriori prestiti corrisponde a svenarsi, per ritrovarsi fra non molto tempo nella stessa situazione di oggi, e decidere dunque di prendere una volta per tutte il toro per le corna. Fra l’altro approfitterebbero del fatto che il referendum greco ha dato al mondo l’impressione che non l’Unione Europea scaccia la Grecia, ma è la Grecia che se ne va, orgogliosa e a testa alta. Visto che gli allocchi ci credono, perché non usare questo argomento?
Nel caso di un debito inesigibile, il debitore non ha potere negoziale. Ecco perché l’enorme attenzione dedicata ai proclami di Tsipras e Varoufakis hanno avuto qualcosa di delirante. Loro non possono decidere niente. Già se la Bce non dà soldi alle banche per tirare avanti per qualche giorno, la tragedia della Grecia potrebbe annunciarsi non chissà quando ma entro meno di una settimana dai festeggiamenti di piazza Syntagma.
Si è detto che il destino della Grecia sarà deciso dai suoi “creditori”, ma non bisogna dimenticare che anche questi “creditori” rispondono delle loro azioni in primo luogo ai loro governati. E, per cominciare, il popolo tedesco è assolutamente contrario a pagare per i greci. Inoltre, i popoli che hanno già fatto grandi sacrifici (l’esempio classico in questo campo è la Spagna), non sono affatto pronti ad esentarne qualcun altro, pagando al suo posto. Anzi, se la Grecia ottenesse grandi concessioni, le reclamerebbero per sé, essendone più meritevoli. E l’Ue non potrebbe permettersele.
Il riassunto è un totale ribaltamento della situazione come ieri veniva mostrata dalle televisioni. Atene era illuminata e in festa, il resto dell’Europa era al buio. In realtà la Grecia non conta niente, e il suo destino sarà deciso altrove.

Gianni Pardo, pardonuovo@myblog.it
6 luglio 2015

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