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LA GRECIA E LE ANIME BELLE

Per quanto riguarda la crisi della Grecia, i commenti sono innumerevoli. Ed è naturale. Lasciando da parte gli argomenti tecnici, si deve notare che molti dei commentatori, forse perché nutriti di studi classici, non sono insensibili al riflesso culturale del problema. La Grecia è stata per secoli una colonia insignificante dell’Impero Ottomano, ed è quasi un miracolo che abbia conservato la sua lingua ed alla fine sia anche riuscita a riconquistare la propria indipendenza. L’altrettanto piccolo Portogallo, nello scorso millennio, è stato invece infinitamente più importante, tanto che è riuscito addirittura a conquistare un immenso territorio che ancora oggi parla portoghese. E tuttavia le differenze a favore del Portogallo non sono mai riuscite ad appannare la gloria dell’Ellade. Perché questo piccolo Paese è un unicum, nella storia. Oggi Sparta è soltanto un paesone agricolo, Micene appena un villaggio, ma ogni persona colta mentalmente si genuflette, ricordando quei nomi. Le radici della nostra cultura, della nostra mentalità, della nostra civiltà sono lì. Siamo figli di Roma, ma ancor più di Atene. Ed è questa suggestione che spinge tanti a dire che, anche se la situazione economica della Grecia è disperata, bisognerà fare ogni sforzo per salvarla. Essa deve restare nell’Unione, poco importano i costi. Un’Europa senza la Grecia sarebbe come un corpo senz’anima. Belle parole, e per giunta incontestabili: ma stavolta incontrano un limite invalicabile.
Nell’epoca contemporanea c’è un dato costante: le dimensioni dello Stato sono tali che, all’idea di qualunque spesa, il singolo non riesce a preoccuparsi. “Sarà pure una grande somma, ma divisa fra tutti quanti siamo, decine di milioni, non me ne accorgerò neppure”. E allora val la pena di approvare leggi in favore di questi e di quelli, i nostri sentimenti di pietà e solidarietà raggiungono i picchi delle virtù eroiche. Vale anche la pena di perdonare gli impiegati dello Stato che si dànno malati se soltanto piove: chi avrebbe il coraggio di licenziare dei padri di famiglia per così poco? E perché non permettere di andare in pensione a cinquant’anni? Lo Stato è un tale elefante che queste piccole defezioni non provocheranno nessun serio danno. E di perdono in perdono si giunge a bilanci pubblici colabrodo, ad un’Amministrazione scandalosamente inefficiente, ad una fiscalità asfissiante, e in una parola al rosario di guai – apparentemente inguaribili – che opprime un Paese come il nostro. Le anime belle non se ne capacitano. L’ultima cosa che immaginano è di essere colpevoli dello sfascio. Attribuiscono dunque ogni responsabilità ai governanti perché, tanto, chi le ascolta dà sempre loro ragione. Piove, governo ladro.
Finalmente, su tutto questo, arriva il caso Grecia. Tutti vorrebbero salvarla, ma stavolta le anime belle si accorgono di essere in grado di far di conto. Quel piccolo Paese avrà pure creato la filosofia, la democrazia, il teatro e chissà che altro, ma se è vero che già soltanto l’Italia è creditrice di circa quaranta miliardi, nel caso si proponesse di abbuonare il debito ciò rappresenterebbe un peso di 667€ a testa, tremilatrecento euro per una famiglia di cinque persone. E allora no, è impossibile salvare la Grecia. E non basterebbe che il governo dicesse: “Amici, se glieli regaliamo, ci dimostreremo generosi. Se non glieli regaliamo non ce li restituiscono lo stesso. E passeremo per spietati”. Ciò non convincerebbe le anime belle. Perché stavolta sarebbe troppo chiaro chi paga. E infatti Matte Renzi, campione di italianità, prima ha applaudito il successo di Syriza, partito di sinistra; poi ha accolto calorosamente Tsipras, promettendogli ogni aiuto, e infine, quando l’Europa ha cominciato a chiudere i rubinetti del credito, ha lodato quella decisione, definendola saggia e dovuta. Ammirevolmente coerente con la propria demagogia.
La generosità a carico degli altri è una virtù, quella a spese proprie è un’imprudenza.
Gianni Pardo, pardonuovo@myblog.it
6 febbraio 2015

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