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Gli Emirati blindano l’intelligenza artificiale nei bunker dopo gli attacchi dell’Iran

La guerra bussa ai server: dopo gli attacchi iraniani ai data center del Golfo, gli Emirati frammentano il progetto Stargate da 5 GW e trasferiscono i chip dell’intelligenza artificiale dentro rifugi montani e bunker sotterranei.

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L’illusione di un Golfo Persico neutrale, oasi felice e al riparo dalle tempeste del mondo, si è scontrata con la dura realtà dei droni e dei missili balistici. Davanti al pericolo immediato di vedere inceneriti miliardi di dollari in server e microchip all’avanguardia, gli Emirati Arabi Uniti hanno dovuto fermare i cantieri e ridisegnare d’urgenza il loro piano da 5 gigawatt per l’intelligenza artificiale. Questa infrastruttura tecnologica non sorgerà più sul deserto, ma sotto di esso, e protetta sotto la superficie e con infrastrutture con livello di resistenza militare.

Siamo di fronte a un cambio di rotta imposto dalla paura.

Il progetto “Stargate UAE“, avviato con un primo investimento da 30 miliardi di dollari assieme a giganti americani come Oracle, SoftBank e OpenAI, prevedeva in origine una colossale cittadella tecnologica di 26 chilometri quadrati alle porte di Abu Dhabi. Nei piani dei progettisti doveva essere la vetrina scintillante del potere economico emiratino, ma sul piano militare rappresentava un unico, gigantesco bersaglio a cielo aperto.

La sveglia è suonata con fragore quando le ritorsioni iraniane contro le basi che ospitano forze statunitensi hanno colpito due centri dati di Amazon Web Services negli Emirati e uno in Bahrein, paralizzando a lungo i servizi informatici dell’intera regione. Poco dopo, un video diffuso dalle forze armate di Teheran ha inquadrato dall’alto l’area di Stargate con un messaggio fin troppo esplicito: «Nulla rimane nascosto ai nostri occhi».

Il nuovo piano di difesa infrastrutturale prevede misure eccezionali:

  • Dispersione sul territorio: cancellata l’idea del megacantiere unico; la capacità di calcolo verrà frammentata in numerosi impianti più piccoli e distanti tra loro.
  • Rifugi nelle montagne: i nodi più sensibili e i dati militari saranno scavati all’interno delle alture rocciose di Ras Al Khaimah e Fujairah.
  • Scudi antiaerei e guerra elettronica: ogni singolo sito verrà dotato di batterie antimissile, apparati di disturbo elettronico per droni e pareti in cemento speciale anti-esplosione.
  • Autonomia totale: generatori ausiliari e impianti di raffreddamento sotterranei indipendenti per resistere a blackout prolungati.

 

Ovviamente questo cambio tattico ha dei costi. Spargere i server in luoghi lontani riduce il pericolo di distruzione totale, ma penalizza l’efficienza: i processori per l’intelligenza artificiale devono scambiarsi volumi titanici di dati a velocità istantanea, e distanziarli fisicamente rallenta i calcoli. Inoltre, scavare nella roccia, raffreddare gallerie sotterranee nel caldo torrido del Golfo e mantenere sistemi di difesa aerea attivi giorno e notte comporta costi di gestione impressionanti.

Per Abu Dhabi, che per anni ha attirato capitali promettendo energia a basso costo, stabilità politica e tasse azzerate, questo cambio di passo è una doccia fredda. L’oro del ventunesimo secolo non viaggia solo nell’etere: poggia su cavi, silicio e cemento armato, e scopre di essere fragile esattamente come i vecchi pozzi di petrolio.

 

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