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GIURISTI E POPULISTI

L’altro giorno per poco non mi è andato di traverso il caffè nel leggere che l’Unione delle Camere Penali ha dichiarato, nel corso di un raduno di categoria, che gli avvocati sono l’argine al populismo. Mi è quasi andato di traverso il caffè, dicevo, per un elementare motivo: il cosiddetto populismo – pur con tutte le varianti, anche sgradevoli, in cui ogni fenomeno composito si articola – è uno dei nostri ultimi salva-genti. Per la precisione, è uno degli ultimi, residui conati di resistenza alla deriva autoritaria e sostanzialmente a-democratica dell’assetto giuridico istituzionale di ciò che resta della Repubblica Italiana. Allora ho voluto approfondire e, per fortuna, ho appurato che il senso dell’appello dei penalisti tricolori era diverso e suonava, più o meno, così: noi siamo l’ultimo argine verso la deriva del populismo giustizialista. Già meglio. Il vero obbiettivo del loro grido di battaglia non era tanto il populismo, quanto il giustizialismo.
 
Poi, già che c’erano, e tanto per condire di verve retorica il loro slogan, ci hanno aggiunto l’aggettivo populista che oggi va di moda, riesce bene con tutto, dove lo metti sta ed è un po’ come i vestiti per le mezze stagioni che funzionano col caldo e col freddo. Come dire che – se oggi attacchi qualcuno e accanto all’epiteto prescelto ci aggiungi l’aggettivo qualificativo “populista” – fai sempre la tua porca figura. E però, il caffè non mi è mica andato giù del tutto. Mi è rimasto là, nel leggere un altro brano della radicale Rita Bernardini, invitata ai lavori: «L’attacco allo stato di diritto a cui assistiamo è l’estrema propaggine di una crisi della giustizia che viene da lontano». Il che è verissimo, ma in un senso immensamente più vasto, significativo, Storico con la S maiuscola, rispetto all’angusta prospettiva di chi tali parole ha pronunciato e delle toghe presenti che tali parole hanno applaudito.
 
Si badi bene. Non stiamo dicendo che il problema del processo, della prescrizione, della difesa penale, delle carceri non sia importante. Stiamo dicendo che è enormemente meno importante rispetto alla vera partita decisiva, dirimente, indifferibile che siamo tutti – soprattutto noi uomini di legge, avvocati in primis – chiamati a combattere. Quella dello smembramento della nostra carta costituzionale e delle fondamenta stesse del nostro vivere civile e democratico: le fondamenta su cui si reggono anche i processi, la difesa penale, la prescrizione e le carceri. Noi avvocati abbiamo negligentemente devoluto agli economisti il compito di coscienza critica del tempo presente. Non comprendendo che le radici dei nostri mali non sono (solo) economiche, ma anche (e soprattutto) giuridiche. Giuridica è la deformazione criminale della nostra Costituzione operata surrettiziamente dai trattati europei. Giuridici sono gli articoli 3 del TUE, 123, 126, 127 e 128 del TFUE, giuridico è il fiscal compact. Servono anche giuristi svegli e coraggiosi per frenare il treno lanciato verso la rovina. Giuristi che fungano non da argine, ma da alveo ai populismi.
 
Francesco Carraro
www.francescocarraro.com

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