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Giù le mani da Savona. Ecco quali sono davvero le prerogative del Capo dello Stato nella nomina dei ministri (di P. BECCHI e G. PALMA)

 

 

Sono da poco trascorse le 21 che sulla pagina Facebook di Salvini appaiono poche parole che non lasciano presagire nulla di buono: «Sono davvero arrabbiato». Il messaggio in breve tempo diventa virale. Chiaro il riferimento al colloquio informale avvenuto tra Giuseppe Conte – presidente del Consiglio incaricato – e il Capo dello Stato. Mattarella sembrerebbe aver fatto capire a Conte di non volere Paolo Savona al ministero dell’Economia. Il sospetto viene presto confermato da YouTrend, che in un tweet scrive: «Mattarella avrebbe comunicato a Conte la contrarietà del Quirinale alla nomina di Savona all’Economia. Torna così in bilico la possibilità di chiudere un accordo di governo». Ormai la politica si fa (anche) coi social, così ieri sera un nostro pezzo – non apparso sul cartaceo di questo giornale ma solo nella edizione online – ha fatto letteralmente esplodere la rete, perché di fatto anticipava quelle che sarebbero state le mosse di Mattarella.

Cosa sta succedendo? Siamo di fronte ad un vero e proprio colpo di mano da parte del presidente della Repubblica, che varca i limiti delineati dalla Costituzione e quelle che sono le sue prerogative nella nomina dei ministri, mutando di fatto la forma di governo da parlamentare a presidenziale. Vediamo perché.

COLPO DI MANO

Il Capo dello Stato, che per l’articolo 92 della Costituzione nomina i ministri su «proposta» del presidente del Consiglio, non ha alcuna discrezionalità nella scelta dei titolari dei dicasteri. Il motivo è semplicissimo: è il presidente del Consiglio, e non il Capo dello Stato, ad assumersi la responsabilità politica del governo davanti alle Camere, alle quali chiede il voto di fiducia ai sensi dell’art. 94. La responsabilità assunta davanti al Parlamento da parte del presidente del Consiglio è dunque sull’intera politica generale del Governo (art. 95), compresa quella economica. Non può essere dunque il Capo dello Stato a scegliere il ministro dell’Economia (e nessun altro ministro), anche perché di quella scelta non si assumerebbe alcuna responsabilità politica, che ricadrebbe soltanto sul presidente del Consiglio.

E allora per quale strano motivo Conte dovrebbe assumersi la responsabilità della politica economica del suo governo in base ad un ministro non scelto da lui, né dai partiti che gli votano la fiducia in Parlamento, ma dal Capo dello Stato che è estraneo al rapporto di fiducia Camere-governo?

Il motivo non è sotto gli occhi di tutti. Aver perso la sovranità monetaria ci mette nelle condizioni di subordinare la democrazia ai voleri della Ue, che hanno preso il posto della sovranità del popolo. Se i partiti che hanno vinto le elezioni non hanno neppure la facoltà, insieme al presidente del Consiglio, di determinare la politica economica del governo, viene meno la forma di governo parlamentare. A cosa servono le elezioni, in un sistema parlamentare, se poi chi vince non può neppure scegliersi il ministro dell’Economia? Cos’ha che non va Savona? È “euroscettico” e quindi non è gradito all’establishment.

Molti rievocano il caso-Previti per giustificare il veto su Savona. L’esempio non calza. Scalfaro si rifiutò di nominare Previti alla Giustizia solo perché era stato l’avvocato di fiducia del presidente del Consiglio – Berlusconi – che ne aveva avanzata la proposta. Ma Scalfaro fu comunque “costretto”, per evitare lo strappo, a nominare Previti alla Difesa. La situazione attuale è molto più complessa. Vediamo cosa può succedere.

GLI SCENARI

Primo scenario: Mattarella potrebbe cercare di dividere Salvini da Di Maio per far saltare il governo, oppure per far cedere Salvini su Savona, ma stavolta Matteo non mollerà di un centimetro. Di Maio lo sta appoggiando. L’intesa tra i due resta forte. Non solo, il braccio di ferro sta dando risultati opposti a quelli sperati e mentre Berlusconi pare eclissato, Meloni, pur restando all’opposizione, ha manifestato il suo sostegno a Salvini su Savona.

Secondo scenario: il Colle potrebbe indurre Savona a fare un passo indietro, ma Savona è uomo di carattere non lo farà. È diventato per gli italiani il simbolo del cambiamento.

Terzo scenario: Conte sale al Quirinale con la lista dei ministri e propone Savona all’Economia, facendo presente che esiste un’irrinunciabile linea politica da parte sua e della maggioranza. A quel punto, per evitare una crisi istituzionale, Mattarella dovrebbe firmare la nomina di Savona. È probabile che lo faccia. In caso contrario, Conte dovrebbe annunciare che Mattarella si è rifiutato di nominare Savona all’Economia, e che quindi lui ha sciolto la riserva rinunciando all’incarico. Ciò farebbe ricadere la responsabilità della crisi sul presidente della Repubblica. E si dovrebbe andare al voto nel più breve tempo possibile.

di Paolo BECCHI e Giuseppe PALMA (pubblicato anche su Libero del 27/5)

 


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