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Giovanbattista Fazzolari, il potere che non appare: dalle inconsistenti accuse sul presunto pedinamento di Ranucci, al lavoro silenzioso al fianco di Meloni

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Nel governo guidato da Giorgia Meloni ci sono ministri molto esposti, protagonisti quotidiani del dibattito pubblico. Poi c’è Giovanbattista Fazzolari, meno presente sulla scena mediatica ma collocato in uno dei punti nevralgici di Palazzo Chigi. Senatore di Fratelli d’Italia e sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, ha la delega all’attuazione del programma di governo: il suo compito è verificare che gli impegni politici dell’esecutivo si traducano in provvedimenti, atti amministrativi e risultati concreti.

Conosciuto tra gli amici come “Spugna”, per la capacità di assorbire velocemente qualsiasi nozione, Fazzolari è considerato da tempo uno dei consiglieri più fidati della premier. «Sarebbe in grado di realizzare un motore a scoppio dopo una notte di studio», scherza un deputato di Fratelli d’Italia che lo conosce molto bene. Non a caso Giorgia Meloni, nel suo libro, lo ha definito «una delle persone più intelligenti che mi sia mai capitato di conoscere».

Viene talvolta descritto come una sorta di Mazarino della premier, un consigliere capace di esercitare una notevole influenza senza occupare continuamente la scena. Il paragone, però, rischia di alimentare una rappresentazione eccessiva del suo potere. Certamente il suo parere ha un peso rilevante, tanto sui dossier di politica interna quanto su quelli internazionali. Sull’Ucraina, sul fisco, sui migranti, sulla sicurezza o sul lavoro, è spesso a lui che Meloni si rivolge quando vuole approfondire un dubbio o valutare tutte le conseguenze di una decisione.

Le sue analisi, maturate dopo uno studio minuzioso dei dossier, possono diventare determinanti. Ma Fazzolari ha sempre tenuto a precisare che, anche sulle nomine nelle aziende partecipate, il suo resta un parere insieme a quello degli altri esponenti della maggioranza. Una puntualizzazione utile a ridimensionare le ricostruzioni che lo dipingono come il regista occulto di qualsiasi decisione assunta dal Governo.

Proprio questa fama lo ha spesso trascinato in polemiche che poco hanno a che fare con il suo incarico. Il suo nome è stato citato, per esempio, da Sigfrido Ranucci, che lo accusò in maniera piuttosto maldestra di aver “attivato i servizi segreti” per scoprire alcune fonti utilizzate dal giornalista, in particolare dopo un’inchiesta riguardante il padre di Giorgia Meloni.

Un’accusa molto grave e forse anche scomposta, rispedita al mittente da Fazzolari, che non dispone peraltro di una delega formale sull’intelligence. Quelle parole alimentarono comunque una ridda di supposizioni da parte delle opposizioni e di alcuni mezzi d’informazione, fino alle congetture su possibili implicazioni del Governo nell’attentato contro il conduttore di Rai 3. Ipotesi successivamente seccamente smentite dai clamorosi sviluppi dell’inchiesta.

Fazzolari ha inoltre contribuito a creare il centro studi di Fratelli d’Italia, diventato negli anni una struttura particolarmente attiva nella produzione di dossier sui principali temi economici, politici e internazionali. Si occupa anche della comunicazione del partito, un incarico che potrebbe apparire singolare per una figura poco interessata alla sovraesposizione mediatica, ma che risponde alla sua capacità di definire contenuti, argomenti e linee politiche.

Nato a Messina nel 1972, figlio di un diplomatico e di un’insegnante, ha trascorso parte dell’infanzia tra Francia, Argentina e Turchia, seguendo gli incarichi del padre. Tornato a Roma, ha frequentato il liceo francese Chateaubriand, si è laureato in Economia e commercio alla Sapienza e ha completato un corso post-laurea alla Sioi.

Prima dell’ingresso nelle istituzioni nazionali ha lavorato nell’amministrazione regionale del Lazio. Per cinque anni ha svolto l’incarico di dirigente di seconda fascia nel settore Aeroporti e infrastrutture strategiche della Regione. In questo contesto è stato nominato mobility manager e referente anticorruzione della Direzione regionale Territorio, urbanistica e mobilità.

Anche durante l’esperienza in Regione Lazio si è fatto apprezzare per quel metodo rigoroso che ancora oggi rappresenta il suo tratto principale: lo studio quasi maniacale dei dossier, affrontati con precisione e attenzione alle conseguenze normative, amministrative e politiche.

È stato inoltre partner della società Ares Consulenze, per la quale ha diretto diversi progetti, tra cui la rete di sportelli “Fare Impresa” e “Imprenditori del Domani”, realizzato in collaborazione con l’Università La Sapienza.

Chi lo conosce personalmente racconta che dietro un atteggiamento talvolta severo si nasconda una notevole sensibilità, manifestata anche attraverso iniziative rimaste lontane dai riflettori. Nei primi mesi dell’invasione russa dell’Ucraina raggiunse il confine per portare aiuti e contribuire all’assistenza di donne e bambini in fuga dalla guerra, senza cercare visibilità pubblica per quanto fatto.

Il suo percorso politico comincia molto presto. Nel 1989 entra nel Fronte della Gioventù e nel 1992 diventa il primo presidente romano di Azione Universitaria. Partecipa alla trasformazione del Movimento sociale italiano in Alleanza nazionale e si specializza progressivamente nell’elaborazione dei programmi, nello studio delle norme e nella preparazione dei dossier.

La sua dimensione naturale non è mai stata quella dei comizi permanenti o della presenza televisiva quotidiana, ma il lavoro sui testi legislativi, sugli emendamenti e sulle strategie. Quando serve, tuttavia, sa utilizzare una notevole abilità oratoria, capace di sorprendere avversari e interlocutori abituati a considerarlo esclusivamente un uomo da lavoro dietro le quinte.

È tra la fine degli anni Novanta e l’inizio del nuovo millennio che si consolida il rapporto con Giorgia Meloni. Un passaggio decisivo è il congresso di Azione Giovani del 2004 a Viterbo, quando Fazzolari è tra i sostenitori della candidatura con cui Meloni conquista la guida dell’organizzazione giovanile di Alleanza nazionale.

Da allora il loro rapporto non si interrompe più. Nel 2006 diventa suo consigliere giuridico quando Meloni è vicepresidente della Camera; nel 2008 la segue al ministero della Gioventù come capo della segreteria tecnica. Nel dicembre 2012 partecipa alla nascita di Fratelli d’Italia e diventa responsabile del programma del partito, incarico mantenuto fino all’agosto 2023. Nel 2018 viene eletto per la prima volta al Senato e nel 2022 ottiene la riconferma.

Quello tra Meloni e Fazzolari è un rapporto costruito su oltre vent’anni di militanza, lavoro e fiducia personale. Un legame quasi simbiotico, basato su una profonda stima reciproca: Meloni stabilisce la direzione politica, mentre Fazzolari approfondisce i dossier, verifica la sostenibilità delle scelte e ne analizza le possibili conseguenze.

La sua vita privata resta lontana dalla mondanità politica. Vive nell’area di Fiumicino e preferisce dedicare il poco tempo libero alla lettura, allo studio e alla sua grande passione: il tiro dinamico sportivo, disciplina nella quale viene descritto come particolarmente preciso.

Fazzolari considera il tiro dinamico uno sport di concentrazione, autocontrollo e studio quasi matematico dei movimenti. Una disciplina che ricorda il metodo con cui affronta la politica: preparazione meticolosa, attenzione alle regole e scarsa propensione all’improvvisazione.

Tra gli episodi più curiosi della sua biografia c’è anche la vittoria, nel 2009, di un torneo nazionale di Fantacalcio, che gli consentì di aggiudicarsi un’automobile. Raccontò di non essere particolarmente appassionato di calcio, ma di essere stato favorito proprio dall’interesse per i numeri e le statistiche.

La precisione, unita a un carattere talvolta ruvido, gli conferisce l’autorevolezza necessaria per un incarico particolarmente delicato come il suo, che  consiste nel verificare la coerenza delle scelte con il programma, segnalare i problemi, approfondire le implicazioni tecniche e politiche dei provvedimenti e offrire alla presidente del Consiglio una valutazione il più possibile completa.

«Non è l’uomo che fa tutto. È, più precisamente, l’uomo che vuole capire tutto prima che una scelta venga compiuta. Ed è forse proprio questa caratteristica a renderlo una delle figure più importanti e ascoltate dell’attuale Palazzo Chigi», osserva un senatore che lo conosce da tempo.

Fazzolari resta, in definitiva, uno degli uomini più vicini a Giorgia Meloni e uno degli interpreti più fedeli della sua impostazione politica. Non è semplicemente un collaboratore storico né soltanto il custode del programma: rappresenta il punto di collegamento tra l’identità politica di Fratelli d’Italia e l’azione quotidiana del Governo.

È anche per questo che viene frequentemente scelto come bersaglio dagli oppositori dell’esecutivo. Una condizione che, per un appassionato di tiro a segno come lui, potrebbe suonare quasi come una forma di nemesi.

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