Economia
ZES, il modello Sud apre la strada al Nord: la semplificazione burocratica diventa una strategia nazionale

L’ipotesi di estendere al Nord un modello ispirato alla ZES Unica non rappresenta una semplice risposta alle richieste delle Regioni settentrionali, ma la conferma che una delle riforme più significative della politica industriale del Governo sta diventando un paradigma nazionale. L’apertura annunciata dal ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso, che ha dato disponibilità a incontrare i governatori del Nord per valutare strumenti di accelerazione industriale, nasce infatti dalla consapevolezza che il modello sperimentato nel Mezzogiorno ha prodotto risultati concreti.
Lo stesso Urso ha richiamato esplicitamente il “grande successo della ZES Unica del Mezzogiorno”, spiegando che proprio i risultati ottenuti al Sud spingono il Governo a valutare ulteriori misure di semplificazione anche per il sistema produttivo settentrionale. Nell’articolo si ricorda come la ZES Unica abbia già prodotto quasi 1.300 autorizzazioni uniche, oltre 55 miliardi di euro di impatto economico stimato e più di 60 mila posti di lavoro tra diretti e indiretti, numeri che hanno trasformato una misura nata per colmare il divario territoriale in un modello osservato con interesse anche dalle Regioni più industrializzate del Paese.
Dietro questi risultati c’è una precisa scelta politica. La ZES Unica, fortemente voluta dall’allora ministro per gli Affari europei, il Sud, le Politiche di coesione e il PNRR Raffaele Fitto, ha superato la frammentazione delle otto precedenti ZES regionali, creando un’unica cabina di regia nazionale e introducendo procedure molto più rapide e uniformi per gli investimenti. Una riforma accompagnata dall’attività della Struttura di missione guidata da Giosy Romano, che ha reso la velocità amministrativa uno dei principali fattori di attrazione degli investimenti nel Mezzogiorno, dimostrando come semplificazione e certezza dei tempi possano rappresentare un vantaggio competitivo tanto quanto gli incentivi fiscali.
Non è un caso che già all’inizio del 2026 il presidente del Consiglio Giorgia Meloni avesse indicato l’eventuale estensione del modello come uno degli obiettivi strategici del Governo. L’idea era chiara: se una riforma funziona nel Mezzogiorno, può diventare patrimonio dell’intero sistema produttivo nazionale, adattandosi naturalmente alle diverse esigenze territoriali ma mantenendo la stessa filosofia di fondo, cioè meno burocrazia, tempi certi e procedure snelle.
Una visione che oggi trova una significativa convergenza anche a Bruxelles. Da vicepresidente esecutivo della Commissione europea con delega alla Coesione e alle Riforme, Raffaele Fitto sta infatti costruendo la nuova politica di coesione europea proprio attorno ai concetti di semplificazione, flessibilità e maggiore capacità di adattare gli strumenti europei alle esigenze dei territori. L’obiettivo è ridurre gli adempimenti burocratici, accelerare la realizzazione degli investimenti e rendere i fondi europei più efficaci, superando rigidità che spesso hanno rallentato la crescita.
In questo quadro, l’eventuale piano per il Nord non rappresenterebbe una contrapposizione rispetto agli interventi destinati al Mezzogiorno, ma l’evoluzione di una strategia che punta a rafforzare l’intero sistema industriale italiano. Del resto, la stessa proposta delle Regioni settentrionali si ispira ai principi dell’Industrial Accelerator Act europeo, fondato sulla riduzione degli oneri amministrativi, sulla velocizzazione delle autorizzazioni e sul rafforzamento della competitività manifatturiera.

Se il confronto tra Governo e Regioni porterà alla nascita di strumenti analoghi anche per il Nord, il risultato sarà soprattutto politico: il modello nato per rilanciare il Mezzogiorno diventerebbe il riferimento per l’intera politica industriale italiana. Una dimostrazione di come la semplificazione amministrativa, sperimentata con successo nella ZES Unica grazie alla riforma voluta da Fitto e all’attuazione guidata da Giosy Romano, possa trasformarsi da misura straordinaria per il Sud a leva strutturale di competitività per tutto il Paese.
A sostegno dell’estensione del modello ZES si è espresso anche il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, che in un’intervista a La Stampa ha definito “giusto” applicare il modello di semplificazione a tutto il Paese, pur mantenendo un’attenzione particolare per il Mezzogiorno. Secondo Orsini, infatti, “le aziende vogliono rapidità e certezze” e la priorità non è estendere gli incentivi fiscali del Sud, ma replicare il sistema di autorizzazioni rapide e di semplificazione amministrativa che la ZES Unica ha introdotto. Per il numero uno degli industriali italiani, la regola deve essere una sola: chi presenta un progetto deve sapere in tempi certi quando riceverà una risposta, attraverso una Conferenza dei servizi che abbia il potere di far partire realmente gli investimenti.








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