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Germania: razzi ed esplosivi per fermare la grande centrale elettrica di Jänschwalde

Allarme sicurezza in Germania: ordigni esplosivi e razzi artigianali colpiscono la sottostazione della centrale di Jänschwalde. Bloccata un’unità da 500 MW, la rete elettrica ha rischiato il collasso.

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Un attacco mirato con ordigni esplosivi e razzi artigianali ha colpito l’infrastruttura elettrica che serve la centrale a carbone di Jänschwalde, il quarto impianto energetico più grande della Germania. L’esplosione e i danneggiamenti alle linee hanno provocato il blocco immediato di un gruppo di generazione da 500 megawatt, portando la rete di trasmissione a un passo da un’interruzione a catena dalle conseguenze industriali imprevedibili.

La Germania scopre all’improvviso quanto sia vulnerabile il proprio cuore produttivo. Martedì mattina, intorno alle 8:00, la sottostazione elettrica di Turnow/Preilack, nel Brandeburgo meridionale, è finita sotto tiro.

Sul posto sono intervenuti gli artificieri della polizia di Potsdam e un’unità di crisi speciale (BAO). Gli agenti hanno rinvenuto ordigni inesplosi definiti formalmente “dispositivi esplosivi e incendiari non convenzionali”. Si tratta di veri e propri vettori artigianali caricati con materiale pirotecnico ad alto potenziale, progettati per tranciare le linee ad altissima tensione.

Un testimone ha trovato perfino un razzo inesploso di 40 centimetri di diametro abbandonato lungo un sentiero boschivo a ridosso dell’impianto.

La centrale elettrica di Jaenschwalde

Cosa è successo alla centrale e alla rete

Il gestore dell’impianto, LEAG, ha confermato senza mezzi termini che si è trattato di un attentato. L’obiettivo era chiaro: isolare la centrale a lignite dalla rete di trasmissione nazionale gestita da 50Hertz.

Gli effetti pratici sulla produzione:

  • Il blocco “Unità B” da 500 MW è andato immediatamente in blocco di sicurezza;
  • I tecnici di 50Hertz hanno registrato un’interruzione di linea istantanea;
  • La riattivazione delle linee secondarie ha evitato il collasso del sistema elettrico locale;
  • Le autorità hanno escluso danni fisici ai lavoratori, ma il danno operativo resta rilevante.
ParametroDettaglio dell’evento
Sito colpitoSottostazione elettrica di Turnow/Preilack (Brandeburgo)
Centrale collegataJänschwalde (4ª centrale termoelettrica più grande di Germania)
Capacità disattivata500 MW (Unità B)
Vettore d’attaccoRazzi artigianali e cariche incendiarie/esplosive
Operatore di rete50Hertz
Impatto immediatoDisconnessione temporanea e blocco turbine

Il peso industriale di Jänschwalde

La centrale di Jänschwalde è uno dei pilastri a lignite della Germania orientale, capace di generare energia a nastro continuo per stabilizzare una rete nazionale sempre più ballerina a causa delle fonti intermittenti eoliche e solari.

Quando un colpo improvviso toglie 500 MW di potenza base in una frazione di secondo, i gestori di rete devono intervenire all’istante con riserve di bilanciamento costosissime per non far cadere la frequenza di rete sotto i 50 Hz.

Se i razzi avessero danneggiato tutti i trasformatori primari, il distacco contemporaneo di diverse unità avrebbe rischiato di innescare un blackout a cascata su parte della Germania orientale e della Polonia occidentale.

Chi c’è dietro l’attentato? Le ipotesi degli inquirenti

La polizia criminale (LKA) e la procura indagano a 360 gradi, ma gli investigatori seguono principalmente due piste operative:

  1. Eco-estremismo e sabotaggio climatico: la centrale a carbone di Jänschwalde è da anni nel mirino di gruppi radicali che ne chiedono la chiusura immediata. In Germania gruppi anarco-ambientalisti (come il noto circuito Vulkangruppe) hanno già rivendicato in passato attentati incendiari a tralicci, cablaggi e fabbriche industriali.
  2. Sabotaggio ibrido e destabilizzazione: in un contesto europeo teso, colpire i nodi fisici dell’energia rappresenta il modo più economico per creare panico economico, far salire i prezzi spot dell’elettricità e mostrare la debolezza delle protezioni civili.

Costruire un razzo artigianale con cariche incendiarie richiede conoscenze pratiche e una pianificazione logistica accurata. Non si tratta di una semplice bravata, ma di un’azione studiata per colpire l’interfaccia più delicata: il punto in cui l’energia esce dai generatori e sale a 380 kV per essere distribuita.

Germania fragile

Questo incidente dimostra quanto sia fragile l’infrastruttura energetica europea. Proteggere migliaia di chilometri di cavi e centinaia di sottostazioni all’aperto circondate da boschi è un compito immane. L’uso di fonti non continue, come l’eolico e il solare, accompagnato alla presenza di poche, grandi, centrali tradizionali, fa si che basti un colpo ben piazzato per rendere la rete instabile e iniziare un grande blackout.

Nel frattempo, la Germania si trova a fare i conti con una contraddizione evidente: ha bisogno di queste centrali tradizionali per tenere in piedi la propria industria, ma fatica a garantire la loro sicurezza fisica contro attacchi a basso costo e ad alto potenziale distruttivo. Un investimento immediato dovrebbe essere in centrali di riserva in grado di garantire una rete stabile anche in caso di attacco estemporaneo all’infrastruttura.

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