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Germania: Cispa, la cybersicurezza tedesca al centro di uno scandalo. Tutte le conoscenze regalate alla Cina?

Il governo tedesco commissaria il centro d’eccellenza CISPA: sospetti di spionaggio e fuga di dati sull’Intelligenza Artificiale verso la Cina. Un disastro senza precedenti per la sicurezza e l’economia europea.

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I segreti tecnologici più preziosi della Germania potrebbero essere già nei server di Pechino. Il governo tedesco ha appena commissariato il CISPA, il centro di eccellenza nazionale per la cybersicurezza e l’intelligenza artificiale. L’accusa è gravissima e ha scosso l’intera Europa. Si sospetta un massiccio trasferimento di conoscenze e tecnologie sensibili verso la Repubblica Popolare Cinese.

Il tutto sarebbe avvenuto sotto il naso delle istituzioni e, cosa ancor più grave, pagato profumatamente con i soldi dei contribuenti.

Il Ministero federale della Ricerca ha dovuto agire con estrema urgenza di fronte a queste rivelazioni. Ha nominato Alexander Geschonneck come revisore speciale per indagare a fondo sulla vicenda. Geschonneck non è un nome a caso. È il super esperto di indagini forensi della KPMG, lo stesso che ha guidato l’inchiesta sul clamoroso scandalo finanziario Wirecard.

Contemporaneamente, il direttore fondatore dell’istituto, Michael Backes, è stato sospeso dalle sue funzioni per tutta la durata dell’indagine.

Questa mossa senza precedenti dimostra quanto la situazione sia considerata critica ai vertici dello Stato. La Germania si sta rivelando, ancora una volta, un vero e proprio colabrodo dal punto di vista dell’intelligence.

Il cuore del problema è la massiccia presenza di ricercatori cinesi nei laboratori del centro di Saarbrücken. Scienziati che lavorano quotidianamente su temi di vitale importanza strategica. Come ricordano gli esperti di geopolitica, la legge di Pechino obbliga ogni cittadino e azienda cinese a collaborare con i propri servizi segreti.

Questo vincolo legale trasforma ogni trasferimento di conoscenza in un potenziale e concreto rischio per la sicurezza nazionale dei Paesi ospitanti.

Le ricadute economiche pratiche di questa leggerezza istituzionale sono semplicemente devastanti per l’Europa. Lo Stato investe miliardi per creare un vantaggio competitivo sul mercato globale, ma se queste scoperte finiscono nelle mani dei diretti concorrenti asiatici, il danno è doppio. Finanziamo la ricerca e perdiamo quote di mercato. Regalare l’innovazione sull’intelligenza artificiale significa cedere posizioni industriali che non recupereremo mai più.

Le nostre aziende si troveranno presto a dover competere contro tecnologie nate in casa propria, ma prodotte e commercializzate altrove a costi nettamente inferiori.

Secondo un’inchiesta del quotidiano Handelsblatt, le collaborazioni tra il direttore sospeso e gli scienziati cinesi si erano fatte sempre più strette nel tempo. È emerso persino che un professore del CISPA avrebbe tenuto discorsi a eventi ufficiali organizzati dalla polizia cinese. Un paradosso difficile da ignorare.

Tutto questo avviene in un contesto storico ben preciso. La Cina ha dichiarato apertamente di puntare al predominio digitale globale entro il 2049. Allo stesso tempo, Pechino risulta essere la seconda fonte mondiale di attacchi informatici diretti contro le reti e le infrastrutture tedesche.

Il sistema di controlli sui visti per i ricercatori stranieri ha palesemente fallito il suo scopo preventivo. L’analisi viene condotta sul singolo individuo, ignorando completamente il contesto generale o la concentrazione di personale estero in dipartimenti altamente critici.

Ora il governo federale e quello statale devono rispondere delle loro gravi mancanze in termini di vigilanza. Hanno dormito sonni tranquilli mentre la proprietà intellettuale e il capitale tecnologico tedesco prendevano il volo verso est?

L’esito di questa indagine speciale sarà cruciale per tutto il continente. Non si tratta solo di proteggere segreti militari o governativi. In gioco c’è la sopravvivenza economica dell’intera industria tecnologica europea. Senza un’adeguata protezione dei dati e delle idee, non esiste alcun futuro industriale possibile, ma pare che a Berlino abbiano preso il problema con incredibile superficialità.

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