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Geopolitica e Sovranità: Washington mette nel mirino Ceuta e Melilla?
Usa, scacco matto alla Spagna? Un comitato della Camera mette in dubbio la sovranità di Ceuta e Melilla e spinge per un accordo col Marocco.

Mentre a Madrid il governo Sánchez sembra cullarsi nella convinzione che l’ombrello dell’Unione Europea e l’adesione alla NATO siano garanzie eterne e immutabili per l’integrità territoriale spagnola, da Washington arriva una doccia fredda che ha il sapore del realismo più crudo. Un comitato della Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti ha infatti iniziato a mettere nero su bianco ciò che molti, negli ambienti della destra repubblicana, pensano da tempo: la “spagnolità” di Ceuta e Melilla non è più un dogma indiscutibile.
Il “compromesso” che profuma di cessione
Il Comitato per gli Appropriamenti della Camera, sotto la spinta dell’influente legislatore repubblicano Mario Díaz-Balart, ha approvato un testo che invita il Segretario di Stato, Marco Rubio, a mediare tra Spagna e Marocco per raggiungere un “compromesso diplomatico” sul futuro delle due città autonome.
Il passaggio politicamente più esplosivo è la definizione utilizzata: Ceuta e Melilla vengono descritte come “città amministrate dalla Spagna” ma “ubicate in territorio marocchino”. Un declassamento semantico che trasforma un territorio sovrano da secoli in una sorta di amministrazione fiduciaria temporanea. Per intenderci, è lo stesso linguaggio che spesso prelude a cambiamenti di status internazionale.
Realpolitik e “punizioni” diplomatiche
Perché gli Stati Uniti, o almeno una parte rilevante del loro apparato legislativo, dovrebbero voltare le spalle a un alleato storico come la Spagna a favore del Marocco? La risposta risiede in una combinazione di fattori strategici ed economici:
- Gli Accordi di Abramo: Il Marocco è un partner chiave nella nuova architettura mediorientale e nordafricana disegnata dall’amministrazione Trump e portata avanti con pragmatismo dai repubblicani. Rabat è l’alleato fedele; la Spagna di Sánchez, con le sue critiche frontali a Israele e le distanze prese dalle politiche di contenimento verso l’Iran, è vista come un partner “inaffidabile”.
- L’asse Rubio – Díaz-Balart: Entrambi di origine cubana e falchi della politica estera, vedono nel governo socialista spagnolo un elemento di debolezza. Non è un caso che nel documento si citino anche i medici cubani in Spagna, denunciando uno sfruttamento che suona tanto come un pretesto per esercitare ulteriore pressione su Madrid.
- L’aiuto militare: Il documento non si limita alle parole, ma propone di stanziare 40 milioni di dollari (tra sicurezza nazionale e finanziamenti militari) a favore del Marocco per il 2027. Un segnale economico chiarissimo: Washington investe su chi presidia il confine meridionale secondo i propri interessi.
Le ricadute economiche: il rischio “Falkland”
La Spagna rischia di trovarsi davanti alle proprie “Falkland”: gli USa possono cambiare l’appoggio internazionale da un paese europeo al suo avversario, con la differenza che, in questo scenario, il principale alleato storico della nazione minacciata sembra guardare con estremo favore alle pretese della controparte. Il Marocco è quindi favorito, in questo momento, rispetto alla Spagna di Sanchez. Quando dovesse avverarsi una nuova crisi Madrid rischia di trovarsi isolata con i propri alleati europei, cioè praticamente da sola. Tra l’latro i rapporti con il Marocco sono sempre alternanti, perché coinvolgono anche l’Algeria e la questione del Sahara occidentale, ex spagnolo.
Il silenzio della diplomazia spagnola e di quella marocchina davanti a queste sortite non deve trarre in inganno. Spesso, il silenzio è lo spazio in cui si preparano i riposizionamenti più dolorosi. Madrid farebbe bene a ricordare che, in geopolitica, chi non siede al tavolo delle trattative spesso finisce per essere parte del menu.







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