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Francia: la destra sfonda al Senato e prepara la resa dei conti economica
Terremoto a Parigi: la destra di Le Pen sfonda nel feudo dei sindaci e conquista il Senato, aprendo una crisi sui conti pubblici francesi a pochi mesi dall’Eliseo.

Un terremoto politico silenzioso ma profondo ha colpito le istituzioni francesi. L’ultimo fortino che sembrava del tutto inaccessibile alla destra patriottica ha ceduto: il Rassemblement National entra da protagonista al Senato.
Per Parigi è una scossa sismica, anche perché siamo di fronte alla prova evidente che il cordone sanitario attorno al partito di Marine Le Pen e Jordan Bardella è ormai caduto a pezzi. Dalle urne esce un verdetto chiaro. Nove senatori eletti direttamente per il RN, che si sommano ai tre già presenti dal 2023, più due senatori dell’UDR, la formazione alleata guidata da Éric Ciotti. In totale fanno 14 seggi.
Superata la soglia necessaria di 10 eletti, la destra nazionale formerà per la prima volta nella storia della Quinta Repubblica un gruppo parlamentare autonomo alla camera alta.
Marine Le Pen ha parlato subito di “vittoria storica”. A pochi mesi dalle elezioni presidenziali e con Emmanuel Macron ormai al capolinea, il segnale per i palazzi parigini è allarmante: l’onda del voto non si limita più alle sole periferie operaie, ma penetra l’ossatura stessa del potere territoriale.
| Tornata elettorale | Seggi RN al Senato | Condizione politica |
| 2014 | 2 | Presenza testimoniale |
| 2023 | 3 | Piccolo presidio |
| 2026 | 14 (con alleati UDR) | Gruppo parlamentare autonomo |
Le conseguenze pratiche sull’economia francese saranno pesanti. La Francia naviga con un debito pubblico superiore al 112% del PIL e un disavanzo fuori controllo rispetto alle regole europee. Finora i governi centristi avevano usato il Senato, dominato dalla destra tradizionale moderata, come camera di compensazione per far passare manovre di rigore, tagli alla spesa e riforme contestate come quella delle pensioni.
Quella protezione non esiste più. Un Senato con un gruppo compatto del RN significa la fine del consenso facile sulle ricette di austerità.
La spesa per i servizi pubblici locali e la difesa del potere d’acquisto dei lavoratori torneranno al centro dello scontro. Nessun ministro delle Finanze potrà più imporre sacrifici ai territori senza scatenare una dura battaglia d’aula. Nel frattempo, i rendimenti dei titoli di Stato francesi restano sotto pressione: l’incertezza politica trasforma ogni futura legge di bilancio in una corsa a ostacoli.
La funzione del Senato francese
Ma perché questa avanzata ha un peso simbolico così forte? La risposta sta nel funzionamento stesso del Senato. Al Palais du Luxembourg non si entra con il voto diretto dei normali cittadini. I 348 senatori, in carica per sei anni con rinnovo della metà dei seggi ogni tre anni, sono scelti da circa 162.000 “grandi elettori”.
La composizione di questa platea è molto specifica:
Per il 95% è formata da consiglieri comunali, sindaci e delegati municipali;
Il restante 5% raccoglie deputati, consiglieri regionali e dipartimentali.
Secondo la Costituzione, il Senato rappresenta le autonomie locali: è la voce dei borghi, delle campagne e della provincia lontana da Parigi. Storicamente è sempre stato il feudo dei moderati (i Républicains di Gérard Larcher). Se il RN guadagna terreno qui, vuol dire che centinaia di sindaci e amministratori civici hanno scelto di votarlo, abbattendo ogni pregiudizio.
Il sistema francese prevede un parlamento asimmetrico: l’Assemblea Nazionale mantiene l’ultima parola sulle leggi ordinarie in caso di disaccordo. Tuttavia, il Senato deve dare il consenso per qualsiasi riforma della Costituzione ed esercita commissioni di controllo e inchiesta capaci di mettere in grave difficoltà il governo. La presenza del RN con un gruppo parolamentare ne potrà influenzare il funzionamento.







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