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FONDO MONETARIO INTERNAZIONALE: PERCHE’ AGGIUSTARE IL TASSO DI CAMBIO REALE NELLE UNIONI MONETARIE PER MEZZO DELLA SVALUTAZIONE INTERNA

Carissimi dirigenti Piddini, il vostro mantra continuo, assieme alla stampa sussidiata dai poteri forti, è:

“l’euro ci ha salvato e non possiamo uscirne perché non siamo un paese degno di una sovranità monetaria”

A parte il fatto che la sovranità monetaria viene accantonata solamente dai paesi sottosviluppati, CHI HA DECISO PER ME E LA MIA FAMIGLIA CHE NON POSSO CONTINUARE AD AVERE LA LIRA?

Io con la lira mi sono laureato e specializzato (Master biennale), il tutto partendo da una condizione familiare assolutamente da GRADINI BASSI del paese: mia madre Bidella di scuola media e mio padre invalido di Guerra da 50 euro il mese (100,000 lire quando lo stipendio di mamma era di 700.000) di pensione!

Adesso con l’euro che ci ha salvati sarà dura far ripetere il mio percorso formativo alle mie due figlie (credo)!

Ma torniamo al FONDO MONETARIO INTERNAZIONALE E AI SUOI INSEGNAMENTI IN MERITO ALLA SOPRAVVIVENZA DELLE UNIONI MONETARIE IN CUI I PAESI TRA LORO PRESENTANO SQUILIBRI NELLE PARTITE CORRENTI E ALLA CONSEGUENTE SVALUTAZIONE INTERNA.

In assenza di un tasso di cambio nominale a livello nazionale, due correlati aggiustamenti dei prezzi relativi sono necessari per ottenere una “svalutazione interna”.

I PREZZI INTERNI RISPETTO A QUELLI ESTERI 
Il primo adeguamento comporta un calo del prezzo di prodotti interni beni commerciabili rispetto ai beni commerciabili stranieri

1) per rilanciare le esportazioni

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2) migliorare l’attrattiva dei beni commerciabili di produzione nazionale rispetto alle importazioni.
A- Dal lato dell’offerta, tali adeguamenti dei prezzi comportano adeguamenti dei costi di produzione, tra cui i salari.
B – Dal lato della domanda, generano variazioni dei prezzi al consumo finale che inducono la commutazione delle spese Da stranieri per le merci di produzione nazionale.

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DEI PRODOTTI TRADABLE RISPETTO AI NON-TRADABLE.
Il secondo adeguamento comporta un aumento della redditività di beni tradable relativi a beni non tradable.

Questo facilita una ridistribuzione delle risorse dalla produzione di beni non commerciabili per beni commerciabili, che è necessario per RIPRISTINARE LA PIENA OCCUPAZIONE SI MA SOTTO IL VINCOLO PIU’ STRINGENTE DI PIU’ STRETTI FINANZIAMENTI ESTERNI.

Questa riallocazione può venire
• attraverso la caduta del costo unitario del lavoro (ULCS) ai settori tradable (rispetto a non-tradable) o
• tramite caduta dei prezzi non tradable (che possono anche contribuire a ridurre i costi di produzione di beni tradable di produzione nazionale che richiedono SEMILAVORATI O BENI INTERMEDI non-tradable).

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Maurizio Gustinicchi

Economia5Stelle

GUSTI E IL PROF 2

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