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Festival del Giornalismo a Perugia (di C.A. Mauceri)

 

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Dal 6 al 10 Aprile, a Perugia, ha luogo il Festival Internazionale del Giornalismo. Giornate intense piene di incontri, dibattiti e conferenze che vedranno come relatori e ospiti i più famosi nomi dei vari settori del giornalismo: da Alberto Angela (che ne approfitterà per presentare il suo ultimo libro) allo scrittore Fulvio Abbate; dai giornalisti sportivi Beppe Bergomi, Fabio Caressa e Giuseppe De Bellis a professionisti che si occupano principalmente di cronaca nera. Numerose le personalità attese come Lucia Annunziata, direttore L’Huffington Post Italia (ma è o non è un giornale?) o Antonio Campo Dall’Orto, direttore generale Rai (quella dove, a Porta a Porta, si presenta il libro scritto dal più famoso capomafia degli ultimi decenni e proprio a lui dedicato….).

Due i temi fondamentali a cui i partecipanti cercheranno (almeno si spera) di dare una risposta (ammesso che esista): qual è oggi il ruolo del giornalista? E poi: come sta cambiando il rapporto tra chi scrive e chi legge?

Ormai i confini tra l’advocacy e il giornalismo sono spesso aleatori. Basti pensare al caso Panama Papers e alle polemiche che ha sollevato l’indagine (centinaia di giornalisti investigativi in mezzo mondo per pubblicare le dichiarazioni di una sola persona…). Allo stesso modo WikiLeaks: è davvero un arricchimento e uno strumento di informazione o rischia di essere sfruttato per altri fini? E ancora, il crowdfunding promuove davvero il giornalismo indipendente o è solo uno strumento in mano ai ricchi per manovrare l’opinione pubblica (grazie agli influencers – se ne parlò qualche anno fa in vista di alcune scelte dell’UE)? E poi: è ancora possibile parlare di “giornalismo indipendente” quando pochi, pochissimi giornali ricevono contributi milionari e aiuti di ogni tipo (anche grazie ai proventi per la vendita di spazi pubblicitari) e migliaia di altri, che pure svolgono un ruolo essenziale, non riescono a coprire i costi per la messa in onda delle notizie?

Anche se probabilmente nessuno oserà parlare di questo, altri due problemi sono strettamente legati al giornalismo e ai canali di informazione. Primo fra tutti al libertà di informazione. Oggi l’informazione è sempre meno “libera”. Lo dimostrano gli arresti avvenuti nei giorni scorsi in Turchia. Lo confermano i servizi effettuati su temi scottanti (come, ad esempio, i migranti) in tutti i paesi comunitari. Lo conferma il fatto che anche l’Italia, che pure si erge a paladino dei diritti civili (tanto da inviare l’esercito a condurre battaglie in mezzo mondo), occupa solo il 65esimo posto nell’ultima classifica sullo stato della libertà di informazione nel mondo stilata da Freedom House. Una posizione ancora peggiore se il confronto è limitato all’Europa: nel continente europeo l’Italia è 30esima su 42 Paesi. Peggio di lei solo l’Ungheria, la Bulgaria, il Montenegro, la Croazia, la Serbia, la Romania, l’Albania, il Kosovo, la Bosnia Erzegovina, la Grecia, la Macedonia e la Turchia. Per anni, secondo i malpensanti, la causa di tutto questo era legata al fatto che chi governava era anche proprietario (o in grado di controllare) quasi tutti i grandi media, televisioni, giornali e altro. Ma, da due anni, al governo c’è un altro partito (un partito “democratico”), un’altra persona (mai eletto da nessuno), un altro gruppo dirigente. Eppure la situazione non è cambiata. Segno, forse, che il problema è ben più grave di quanto si pensasse.

Anche di un altro argomento forse non si parlerà durante le giornate del Festival Internazionale del Giornalismo: gli italiani (e la situazione non è molto diversa in molti degli altri paesi sviluppati del pianeta) non “leggono” più le notizie. Secondo gli ultimi dati resi noti dall’Istat (e confermati da altre ricerche) i – pochi – lettori rimasti preferiscono leggere storie, romanzi, racconti, gialli, ricette di cucina. Tra le opere che vengono acquistate c’è di tutto: culinaria, libri di avventura, fumetti, anche libri di religione, di economia domestica, di arredamento e di moda. Tra i libri più venduti ci sono addirittura i dizionari.

E mentre gli italiani impazziscono nella lettura dei vocabolari (???), nessuno si informa più di cosa sta accadendo sotto i propri occhi.

Nessuno legge più i giornali. Neanche quelli online. Dai dati forniti dagli analisti emerge che per trovare il primo giornale online per accessi bisogna scendere fino all’undicesimo posto (laRepubblica). Molti di più i visitatori che hanno “letto” siti come Ebay, Bing, Amazon o Youtube. Siti che, però, non fanno “informazione” né “giornalismo”.

Forse è proprio questo il vero problema: la gente ormai non crede più in quello che scrivono molti giornali. E’ stanca di sentirsi ripetere che l’economia è in ripresa (e poi non riuscire ad arrivare a fine mese), che le banche sono essenziali per lo sviluppo dell’economia (e accorgersi che grazie a misure ad hoc alcuni banchieri si stanno portando via i risparmi di una vita di molti italiani), di sentirsi dire che il pianeta sta bene e che si sta lavorando per l’ambiente (e poi vedere che l’Unione Europea finanzia la realizzazione di gasdotti e trivelle).

La gente è stanca di vedere giornali e giornalisti strapagati dire tutto il contrario di ciò che avviene nel mondo e non poter leggere (perché nessuno pubblicizza i loro giornali o i loro siti) quello che scrivono milioni di giornalisti che lavorano la notte per avere il tempo, di giorno, di dire come stanno realmente le cose. Ben sapendo che è una verità che pochi leggeranno.

Di questo forse durante il Festival Internazionale del Giornalismo nessuno parlerà. E se questo avverrà, sarà solo la riprova che la situazione è molto più grave di quanto si pensi.

Ma questo nessun giornale famoso lo scriverà in prima pagina …..

C.Alessandro Mauceri

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