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EQUIPARAZIONE DI NAZISMO E COMUNISMO

La notizia da un lato è consolante, non siamo gli unici a votare leggi sciocche. Il Parlamento ucraino, a larghissima maggioranza, ha approvato una norma che equipara nazismo e comunismo, considerati a pari titolo regimi criminali. È vietata la propaganda a loro favore, sono vietati i loro simboli e perfino la semplice negazione della loro natura delittuosa. La pena prevista è, nientemeno, di cinque anni di reclusione.
È vero che il regime totalitario comunista esistente in Ucraina dal 1917 al 1991 ha meritato di essere “riconosciuto come criminale” (è scritto nella legge). E poco importa se, a quanto si legge sul “Corriere”, l’Ucraina è solo l’ultima delle ex repubbliche sovietiche, guidate dai Paesi Baltici, a far passare una tale legislazione. L’essere in gran numero non giustifica questa legge. L’atteggiamento dell’Ucraina è eccessivo come quello italiano per cui, dal 1943-44, la Penisola è stata popolata soltanto da alcune decine di milioni di ferventi antifascisti.
Naturalmente i parlamentari ucraini hanno ragione, dal punto di vista storico. Il giudizio sul comunismo non può essere più indulgente di quello sul nazismo. E questo va dimostrato. Il regime nazista, Shoah a parte (ed è un “a parte” che pesa) impose il terrore per meno di dieci anni, e più sui non tedeschi (in particolare sugli slavi) che sui suoi stessi cittadini. Al contrario il regime comunista, contando dal colpo di Stato del ’17 alla morte di Stalin (1953), fu oppressivo, crudele e tremendo per oltre trent’anni e contro i propri cittadini. La gente non veniva sterminata a milioni, metodicamente, come fecero i nazisti per qualche anno, ma per decenni fu inviata al gulag. E anche dopo, con Khrushchev e i suoi successori, quando finì il terrore del gulag – posti orrendi come Kolima. dove non si era uccisi come ad Auschwitz, ma si moriva di fame, di freddo e di fatica – i cittadini vivevano miseramente, in mezzo agli stenti più umilianti, senza un’oncia di libertà e per giunta assistendo all’ingiustizia sociale dei privilegi dei membri del regime. Non si era liberi nemmeno di viaggiare all’interno dell’Unione Sovietica. Veramente c’è di che avere i brividi. E tuttavia le opinioni stupide di chi volesse magnificare questa tragedia della storia non vanno represse col carcere. Si rischia di trasformare gli sciocchi in martiri. Non bisogna reinventare il reato di blasfemia, e deve essere riaffermata la libertà di delirio. Fra l’altro, quante probabilità ci sono che rinascano il nazismo o il comunismo, soprattutto dopo che milioni di persone li hanno assaggiati?
Né molto vale l’indignazione del direttore del Centro Wiesenthal di Gerusalemme il quale ha definito la decisione “oltraggiosa”, perché “trasforma i carnefici in vittime”: per lui l’Ucraina non è meno colpevole della stessa Mosca. La nuova legge riconosce un’ovvietà: in Ucraina di quel regime ci sono stati sia i carnefici sia le vittime. E chi dice che l’Ucraina, condannandolo, non reciti un mea culpa?
L’equiparazione criminale di nazismo e comunismo è una tesi giusta, ma in questa occasione tutti sono riusciti ad avere torto. E sono soprattutto inutili le possibili discussioni teoriche, riguardo alle due ideologie. Sulla carta, esse promettono la felicità a tutti. Ciò che importa è la loro applicazione concreta, e in questo senso la differenza fra le due utopie diviene insignificante. Stalin non ha fatto morire meno persone di Hitler. Il Piccolo Padre aveva sempre ragione, anche quando aveva patentemente torto; i cittadini non avevano più diritti, neanche quello alla vita; era normale che fossero costretti a vivere nel terrore di una delazione, di una stupidaggine (si ricordi “La Plaisanterie” di Kundera) che poteva spedirli al gulag, magari per non fare più ritorno.
Non si esagera. Molotov era un intimo di Stalin ma, quando il Tiranno decise di arrestare sua moglie, non cercò di difenderla. Sarebbe stato pericoloso persino chiedere spiegazioni. Dopo di lui fu ministro degli esteri Gromyko del quale si diceva che, se Stalin gli avesse ordinato di sedersi su una stufa rovente, l’avrebbe fatto e non si sarebbe mosso fino al contrordine.
È inutile andare a rivangare gli ideali di cui si sono riempiti la bocca per decenni i comunisti nostrani, mentre vivevano negli agi occidentali. Il comunismo ha creato paura, mancanza di libertà e soprattutto miseria, miseria, miseria. È stato scandaloso che i nostri intellettuali, da campioni di dabbenaggine, abbiano bevuto le peggiori menzogne del regime.
La lista infinita delle malefatte del comunismo appartiene ormai alla storia. Di fronte a un comunista che vuole rivalutare Stalin, l’unica reazione ragionevole è un sorriso di taciuta derisione.
Gianni Pardo, giannipardo@libero.it
10 aprile 2015

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