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EINSTEIN: LA SOVRAPPRODUZIONE APPARENTE (scritto del 1932)

Certi regali sono molto preziosi. Mia figlia, amante come me di fisica e metafisica, mi ha munito di questo simpatico libriccino:

Do una rapida occhiata all’indice generale e cosa ti scopro?

Il secondo capitolo (IL MONDO COME LO VEDO IO) contiene 3 paragrafi molto interessanti dal punto di vista economico.

Oggi analizzeremo il primo:

“Pensieri sulla crisi economica mondiale”

Secondo Alfy, il rapido progresso tecnologico farà si che la manodopera necessaria sia solo una parte di quella disponibile, così che la gente lavora per un salario di sussistenza.

Di tal guisa, salari bassi e alta disoccupazione fanno sì che crollano vendite e profitti aziendali. Dall’industria, poi, la crisi si trasmette alle banche.

Incredibile la somiglianza con oggi vero?

Ma Alfry continua nella sua analisi da “UOMO COMUNE”:

Egli parla di SOVRAPPRODUZIONE APPARENTE, ossia di una scarsità di beni in circolazione pur in presenza di altissime capacità produttive. Egli individua nella CARENZA DI POTERE D’ACQUISTO il fattore determinante la crisi e nei giochi di parole (di chi parla di sovrapproduzione) la colpa dell’inganno perpetrato alle spalle della povera gente.

Se c’è arrivato lui, che non era economista ma uomo comune, non capisco come non ci arrivino i Piddini!

Nel secondo scritto egli affronterà la responsabilità del Gold Standard quale principale causa della crisi mondiale del 1929.

Ci vediamo alla prossima puntata con il nostro amato Alfry.

Ad maiora.

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