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Ecco perché rinunciare al gas NON porterà alla pace e non toccherà Putin, ma manderà noi in rovina.

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Il discorso di ieri del Presidente del Consiglio ha mal posto la questione dell’allargamento delle sanzioni commerciali europee al Gas naturale importato. Come abbiamo scritto più volte in questo sito rinunciare improvvisamente al gas naturale russo non significa rinunciare solo a un po’ di aria condizionata, ma danneggiare pesantemente, e in modo permanente, il nostro sistema industriale, causando recessione, depressione, disoccupazione e miseria.

La stessa questione è stata ripresa, con uguale semplicità e superficialità,  da parte del Parlamento europeo, e dagli stessi personaggi che, fino a ieri, con pretesti pseudo ecologici, hanno legato le forniture energetiche europee alla Russia e che ora pretendono pure di fare la morale.

Facciamoci però la domanda essenziale: veramente la rinuncia dei paesi UE al gas e al petrolio russo può portare Putin ha cambiare idea e portare alla pace con l’Ucraina?

Per affrontare razionalmente la domanda dobbiamo analizzare la composizione dell’export russo.  Il petrolio greggio è la maggior esportazione della Russia, rappresentando 123 miliardi di dollari dei suoi ricavi da esportazione, come mostrano i dati per il 2019. I prossimi nella lista sono il petrolio raffinato – cose come benzina e diesel – a $ 66,2 miliardi, il gas a $ 26,3 miliardi e il carbone a $ 17,6 miliardi.

Ma la Russia è anche il più grande esportatore mondiale di grano, con un fatturato di 8,14 miliardi di dollari nel 2019. È anche un grande esportatore di semilavorati di ferro – questo include barre di ferro e altri articoli utilizzati per realizzare prodotti in ferro – con vendite di poco inferiori $ 7 miliardi nel 2019 e un grande fornitore di nichel ($ 4,03 miliardi) e fertilizzanti a base di azoto ($ 3,05 miliardi).

Quindi, al contrario di quanto sembrino pensare tutta la politica e i media dell’Europa occidentale, il gas rappresenta una parte secondaria dell’export russo. Tra l’altro noi non siamo i soli paesi verso cui viene esportato il gas naturale proveniente soprattutto dalla Siberia:

Considerando che Turchia ed alcuni altri paesi europei non  rinuncerebbero al gas di Mosca, ad essere sottoposto a sanzione sarebbe circa il 60% del gas naturale esportato dalla Russia, cioè circa 15 miliardi di dollari di esportazioni annue russe, contro un valore al 2019 di 420 miliardi e al 2021 di 460 miliardi di export totali. Sempre ragionando sui valori del 2019 parliamo di una cifra del 3,5% 4% dell’export russo. Pensate che le sanzioni sul gas facciano cambiare idea a Putin, quando interessano meno di un ventesimo del suo export. Siamo seri. E parliamo del prodotto più facilmente sanzionabile, perché il gas si muove , principalmente, per gasdotti, quindi per strutture fisse non rapidamente costruibili. Il gas che domani non arrivasse nella UE non potrebbe essere immediatamente girato, ad esempio, in Cina, o immediatamente liquefatto e spedito in tutto il mondo, perché mancano le strutture necessarie.

Voi direte che però la UE può sanzionare anche petrolio e carbone, anzi il carbone sarebbe stato già sanzionato, solo che il Consiglio europeo non si riesce ad accordarsi sul come.  Però ci sono due problemi. Prima di tutto il peso dell’Europa sull’Export di prodotti petroliferi è molto inferiore rispetto al gas naturale.

Poi c’è un secondo problema, molto più concreto: il petrolio, come il carbone, non sono legati a strutture fisse come i gasdotti. Il petrolio, o il carbone, che non arriverebbe più in Europa, semplicemente verrebbe scontato e rivolto a un altro mercato, probabilmente dell’Oriente o non OECD. Si assisterebbe, come abbiamo scritto questa mattina, soltanto ad un colossale scambio di clienti e fornitori: la UE e i paesi occidentali verrebbero a rivolgersi al Medio e all’Africa per carbone e petrolio, mentre la Russia fornirebbe, al posto di Arabia Saudita e Iran, l’India e la Cina. Un danno molto limitato per Mosca. Lo stesso vale per il carbone, come per qualsiasi altra materia prima prodotta dalla Federazione Russa e messa al bando in UE.

Le eventuali sanzioni sul petrolio russo? Solo uno scambio di fornitori e clienti

La strategia delle sanzioni quindi non cambierebbe la politica di Putin, anzi la renderebbe probabilmente, ancora più rigida, perché non più condizionata da prospettive di rapporti commerciali futuri. I danni di questa politica sarebbero certi, i vantaggi estremamente incerti. Purtroppo la superficialità e, francamente, l’ignoranza dei politici occidentali è enorme e prenderà decisioni non basate sulla razionalità.

 


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