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Droni sulla Mecca e petroliere sotto tiro: scatta il patto tra Riad, Ankara e Islamabad, ma senza soldati

Missili sul Mar Rosso e attacchi alle città saudite: Riad convoca Turchia e Pakistan. L’alleanza promette difesa comune, ma per ora produce soltanto vertici e scambi d’intelligence. Arriveranno mai i soldati?

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I missili tornano a piovere sulla penisola arabica e il Mar Rosso si infiamma di nuovo. Con la tregua del 2022 ormai cancellata, gli attacchi dei ribelli Houthi hanno alzato il tiro fino a minacciare le infrastrutture economiche saudite e l’area della Mecca, paralizzando il traffico marittimo vitale per l’Occidente.

Davanti a questa crisi militare ed energetica, l’Arabia Saudita ha chiamato a raccolta i suoi partner strategici. Tra New York e Riad, i ministri e i capi di stato maggiore di Arabia Saudita, Turchia e Pakistan hanno attivato le consultazioni d’urgenza previste dal recente “Patto di Difesa della Mecca”.

Sulla carta, l’accordo firmato ad agosto suona imponente: stabilisce il principio di difesa collettiva, per cui un attacco a uno dei tre Paesi equivale a un attacco a tutti. Nei fatti, però, siamo ben lontani dall’invio di truppe al fronte.

Cosa prevede davvero l’accordo?

La retorica diplomatica evoca una specie di “NATO islamica”, ma la realtà operativa è molto più prudente. L’intesa, per ora, garantisce un canale privilegiato di incontri al vertice, integrazione dei radar e scambio di informazioni d’intelligence. Nessun soldato turco o pakistano è pronto a presidiare i confini yemeniti.

PaeseCosa offreCosa cerca davvero
Arabia SauditaFinanziamenti, commesse per la difesaScudo politico e supporto d’intelligence
TurchiaDroni, tecnologia militare e peso diplomaticoContratti industriali e valuta forte per le sue riserve
PakistanEsperienza militare convenzionalePrestiti urgenti e forniture di petrolio a credito

Come spesso accade nelle alleanze orientali, la fratellanza geopolitica viaggia di pari passo con un robusto calcolo economico.

Ad ognuno il suo

Allo stato attuale, al di là di un rafforzamento dello scambio informativo, il patto non ha generato grossi risultati. Si è parlato di cooperazione più stretta, ma i due alleati più militarmente dotati hanno rifiutato di mandare truppe sul campo contro gli Houthi. Ognuno cerca di ottenere quello che gli interessa:  la Turchia fiuta l’affare per la propria industria bellica, pronta a vendere sistemi di difesa aerea e velivoli senza pilota a Riad. Il Pakistan, con un’inflazione cronica e casse pubbliche vuote, spera che la solidarietà mostrata ai sauditi si trasformi nell’ennesimo prestito salvavita.

L’accordo della Mecca segna un cambio di passo nei rapporti tra potenze regionali. Tra firmare comunicati congiunti a Riad e fermare i droni che minacciano il greggio mondiale c’è di mezzo un abisso che i soli vertici d’intelligence non possono colmare. A corrre fisicamente in aiuto dei sauditi non sono, per ora, gli alleati islamici, ma i francesi.

 

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