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Dove siamo nel caso Grecia: la follia dell’austerità tedesca, la sfida agli USA ed il taglio del debito (non solo greco) che verrà. Sarà DeuExit? E l’Italia…

Ci è voluto un po’ ma la nebbia sta diradandosi. Dunque, la Germania proprio non ci sta a piegarsi, ma lo farà: l’accordo tra titani della scorsa settimana (EU, FMI, Francia, Germania + USA steering from behind) era che la Grecia avrebbe fatto le riforme ma avrebbe ottenuto un taglio del debito, decisione con regia USA ed avallo FMI.  Deve infatti essere chiaro a tutti che il debito greco è letteralmente insostenibile e va tagliato prima o poi. Schauble – sfidando Obama – si è ribellato alla decisioni prese non nell’interesse tedesco (ma solo nell’interesse europeo, le due cose non necessariamente coincidono), l’orgoglio è orgoglio soprattutto da parte di chi difende gli interessi di coloro/le famiglie che in Germania fecero le guerre vere contro il mondo 70 e 100 anni fa… Vedremo poi in che misura ci saranno conseguenze per Berlino (…).

Ora Syriza si spacca ma non si rompe in quanto è stato probabilmente spiegato che l’accordo esiste e la Germania a tempo debito si piegherà. E la decisione come al solito è stata presa a Washington ma questa volta con sponda FMI di Mme Lagarde: viene da dire che la storia ha sempre ragione, l’asse franco-tedesco è una pia illusione, pura comunanza di interessi tattici, non può nascere in così poco tempo un vero asse tra due siffatti paesi pensando ad es. alla storia di Strasburgo, la più bella città tedesca in Francia (…).

I promotori dell’accordo sul taglio del debito greco sono appunto Francia ed Italia ossia due paesi che in pectore dovranno avvalersi dello stesso strumento visto l’andamento delle loro economie [unitamente al debito da ripagare] rispetto a Berlino. Solo per tale implicazione futura Schauble si è ribellato, non vuole concedere nulla – nemmeno a termine – ai due veri competitors della Germania in EU, Italia e Francia. E dunque ecco la possibile uscita della Germania dall’Euro, fra qualche anno, come ci sussurra Grillo avendo acquisito tale informazione da ambienti innominabili per il suo elettorato [e che infatti ci tace (ambasciata inglese a Roma?)].

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Vista la difficoltà a difendere il patrimonio nazionale, chi ci perderà dall’epilogo greco rischia di essere l’Italia, meglio che lo sappiano i giovani e gli imprenditori almeno che si possano preparare per tempo, in futuro di lavoro pagato bene e di impresa ad alto valore aggiunto in Italia ce ne sarà sempre meno.

Ecco, appunto, le aziende di Stato, le grandi multinazionali: la Francia se le terrà ben strette, come ha sempre fatto. L’Italia invece se le farà comprare, in primis i gioielli nazionali. E’ notizia di ieri che Blackrock, a valle della discesa dello Stato sotto il 30% – limite dell’OPA obbligatoria -, è diventato il secondo azionista di ENEL con il 5%. Dunque, messaggio chiaro, il titolo ENEL salirà in quanto ambito all’estero [quando Blackrock compra così le possibilità di salita sono molto alte…]. Dall’altro lato va parimenti notato che le nostre aziende private italiane di dimensioni più grandi, con potenziale e che macinano utili se ne stanno volontariamente andando anche con il fine di non farsi comprare, come si fa a resistere in Italia ad uno stato così protervo restando per altro sotto perenne assedio dell’Agenzia delle Entrate? Impossibile… Dunque meglio andarsene, appunto Fiat, Gtech/Lottomatica, Ferrari etc. etc. se ne sono già andate volontariamente (Londra e/o Olanda), per sopravvivere italiane all’estero.

Restano i gioielli di Stato che saranno letteralmente sotto assedio, prima di tutto ENEL, il vero gioiello della corona (con annesse le tlc). Abbiamo recentemente sentito l’AD del gruppo romano, F. Starace, rimandare al mittente sirene estere che puntavano a comprare un bel pezzo di ENEL in Spagna, Endesa, offerta fatta trapelare da fondi stranieri a cui parteciperebbero anche soggetti in cui c’è folta rappresentanza di management ex E.ON (E.ON Spagna, ora acquisita da un fondo australiano*, il gruppo tedesco E.ON sta disinvestendo dal sud Europa, Italia e Spagna, ndr). Che sia chiaro, il Gruppo ENEL ha risultati brillanti, fantastici ed un AD eccelso. Se andiamo a vedere l’evoluzione dei risultati (cfr. EBITDA, ENEL sopra i 15 mld EUR, E.ON tra 7 e 8 mld EUR attesi per il 2015, ndr) e del prezzo delle azioni di ENEL negli ultimi cinque anni rispetto ad esempio al maggior competitor tedesco sopra citato, beh, dobbiamo essere felici che abbiamo i nostri managers italiani in ENEL, dal punto di vista dell’azionista il competitors tedesco deve aver fatto infelici numerosi investitori visto il tracollo comparativo dell’azione.

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Or dunque, pensiamo anche agli amici spagnoli: se foste iberici a chi dareste in gestione quel che resta del vostro operatore nazionale (Endesa), ad un management vincente e creatore di valore come quello di ENEL o ad uno proveniente da un gruppo che in passato ha avuto risultati decisamente deludenti [per l’investitore in azioni, vedasi grafico]? Oggi il management di ENEL, visti i risultati, possiamo dire sia uno dei migliori sul mercato nel settore, per definizione!

Ed infatti cercheranno di comprarcela, la nostra ENEL. E questo per dire che noi italiani siamo sempre pronti a spararci sui piedi vedendo l’estero come il paradiso e gli esteri come angeli, l’esempio del management sopra citato rappresenta molto di più di quanto superficialmente appare. Si ricordi sempre che senza aziende italiane sistemiche l’Italia non risorgerà dalla crisi, l’upgrade delle tlc in fibra del nostro Paese “appoggiate” ad ENEL lo dimostra chiaramente, se ENEL non fosse stata italiana non sarebbe stato possibile….

Ossia, se perderemo le aziende sistemiche nazionali l’Italia sarà fregata. Ricordiamoci anche che quando il socialista Francois Hollande cadrà ed il centro destra andrà all’Eliseo molto probabilmente vedremo gli stessi francesi che oggi si comportano come alleati nel caso greco cercare di acquistare i nostri gioielli a basso prezzo, oggi le danze sono partite da Telecom Italia via Monsieur Bollorè, seguiranno le altre, ENI, ENEL e Finmeccanica. Ossia l’Italia a termine rischia di essere fregata ed i giovani e gli imprenditori italiani è meglio che lo capiscano fin da ora, al fine di andarsene.

A meno di un sussulto d’orgoglio, di un uomo forte, un novello Diaz in grado di difendere gli interessi nazionali Italiani, a dire Di Qui Non Si Passa. O anche di qualcuno che si opponga all’arroganza germanica di Herr Schauble. L’unico in grado di farlo secondo chi scrive è Mario Draghi tornato in Italia da plenipotenziario. Pensateci, il mandato BCE non sempre è stato un termine completato….

Mitt Dolcino

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*http://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2015-06-26/starace-non-vendiamo-endesa-063934.shtml?uuid=ACkZ5FH

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