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Detroit e il “White Flight”, ovvero ecco ciò che sta accadendo alle metropoli USA

Ha fatto un certo scalpore la bancarotta di Detroit. La città simbolo dell’industria automobilistica ha dichiarato la propria insolvenza dopo una lunga agonia. Le interpretazioni sulle ripercussioni che questo tracollo avrà sull’economia statunitense sono varie, fatto sta che episodi del genere non sono la novità e che la bancarotta di Detroit è solo il termine di una lunga agonia e la spia di un più ampio processo, un processo che sta investendo gli Stati Uniti da decenni.

Che cosa simboleggia gli Stati Uniti meglio delle sue metropoli? Città sconfinate con grattacieli imponenti che svettano su una brulicante umanità dalle origini più disparate. Queste metropoli sono per molti l’essenza stessa degli Stati Uniti, sono quei luoghi che Hollywood ha da sempre descritto e idealizzato, peccato però che da molto tempo queste non siano più il baricentro della federazione a Stelle & Strisce.

Già, pare incredibile ma quelle metropoli di cui Hollywood ci ha raccontato morte e miracoli sono in crisi nera, e non da oggi. Strabuzzate gli occhi, oggi solo il 30% degli americani vive in aree urbane. Dove saranno scappati gli americani? Saran tornati in campagna? Assolutamente no. Le aree rurali rimangono poco popolate, appena il 20% degli americani preferisce le sconfinate praterie. Ma se il 30% degli americani vive in città e il 20% in campagna, che fine ha fatto il restante 50%? L’ha rapito gli alieni?

Desperate Housewives

Li riconoscete? Sono i membri del cast di “Desperate Housewives” il celebre telefilm che raccontava le peripezie di quattro casalinghe americane e del loro bislacco vicinato. E proprio il luogo dove si svolgono le avventure di Bree; Lynette; Susan e Gabrielle è il posto in cui si è rifugiata la maggioranza della popolazione USA, ovvero i sobborghi. Periferie e cittadine costruite a poca distanza dalle aree metropolitane costituiscono il nuovo nerbo degli Stati Uniti, sono i sobborghi ormai, e non più le metropoli, il centro politico ed economico della federazione. Il processo di progressivo spopolamento delle metropoli e la crescita dei sobborghi è cominciata già negli anni ’50 ma ha subito un’improvvisa accelerazione dopo gli anni ’70. Nel 1950 solo il 23% degli americani viveva in queste “aree cuscinetto” tra città e campagna, oggi invece oltre il 50% degli americani vive in queste aree.

Visto che abbiamo cominciato parlando del caso di Detroit vediamo proprio la città del motore come “esempio” di questo processo di spopolamento dei centri urbani. Come scriveva già Fabio Lugano, Detroit è in declino demografico da decenni. Quando nel 1950 la città raggiunse il suo picco aveva 1 milione e 800mila abitanti, oggi invece la municipalità di Detroit conta “appena” 700mila abitanti. Nello stesso periodo però i sobborghi della città hanno conosciuto un imponente sviluppo demografico. L’area metropolitana di Detroit, come classificata dalla Metropolitan Statistical Area, è composta dalla città stessa e dalle contee di Wayne (in cui ha sede proprio Detroit); Macomb; Oakland; Lapeer; Livingston e St. Clair, diamo quindi un’occhiata a come si è evoluta la popolazione dal 1950, anno del “picco” di Detroit ai giorni nostri nella città principale e nelle contee “satelliti”.

‘50 ‘10
Detroit 1,850 mln 713 mila
Wayne County (Detroit esclusa) 586 mila 1,107 mln
Oakland County 396mila 1,202 mln
Macomb County 185mila 841mila
Livingston County 27mila 181mila
St. Clair County 107mila 163mila
Lapeer County 36mila 88mila

Come vediamo la città di Detroit ha perso, dal suo picco ad oggi, quasi i due terzi della popolazione con un declino che non accenna ad arrestarsi. Quello che però salta agli occhi è che il declino ha colpito solo ed esclusivamente la municipalità di Detroit. Le contee satellite dell’area metropolitana sono invece decisamente in salute. La città di Detroit ha perso oltre un milione di abitanti in sei decadi, ma la sua area metropolitana ha continuato a svilupparsi, passando dai 3 milioni di abitanti del 1950 agli attuali 4 milioni e 300mila. Il processo che ha visto protagonista Detroit non è però un unicum, ma come abbiamo detto è un processo che coinvolge più o meno tutte le grandi metropoli degli States le quali pare non siano in condizioni finanziarie molto migliori rispetto a Detroit.

Ma che è successo in questi 60 anni, cosa ha provocato il tracollo delle metropoli? Il processo in corso, di progressivo spopolamento delle metropoli, è stato chiamato “White Flight”, ovvero “Fuga dei bianchi”. A partire dagli anni ’50 la popolazione di etnia caucasica ha progressivamente lasciato le grandi metropoli per riparare nei più tranquilli sobborghi. In particolare i moti durante le lotte per i diritti civili e politiche di integrazione controverse come il “busing” e l’ “affirmative action” hanno ulteriormente contribuito ad allontanare la popolazione bianca caucasica dalle grandi metropoli. Nel caso di Detroit la data chiave viene ritenuta il 1967 quando una rivolta della comunità nera causò 43 morti e quasi 500 feriti. La “maggioranza silenziosa” di nixoniana memoria reagì alle rivolte e alle politiche di integrazione forzata facendo le valigie e lasciando le grandi città per riparare nei sobborghi.

Ovviamente la crescita vertiginosa dei sobborghi non ha come unica ragione la reazione bianca alle politiche di integrazione forzata. Fin dagli anni ’50, ovvero da prima che le lotte per i diritti civili e le politiche di integrazione forzata entrassero nel dibattito politico, s’era registrata una progressiva fuga della classe media dai centri, una fuga che era stata incoraggiata anche dal potere politico. Ma le conseguenze della lotta per i diritti civili sono state la molla che ha fatto scattare il tutto.

Private della classe media bianca, scappata nei dintorni, le grandi metropoli sono state consegnate alle minoranze etniche e i risultati sono stati spesso disastrosi. Nel caso di Detroit, la città ha oggi una popolazione composta al 90% da minoranze etniche, di cui l’80% afroamericani. Dal 1974 Detroit ha eletto solo sindaci di colore, sindaci le cui amministrazioni sono state quasi sempre accusate di corruzione; sprechi e malgoverno. E molte altre grandi città sembrano indirizzate sulla stessa via.

Senza la classe media bianca a “tirare la carretta” Detroit è caduta in una decadenza assurda, una decadenza contrassegnata da una criminalità dilagante e da episodi macroscopici di mala-politica. Ma Detroit è solo il più clamoroso dei casi. Altre metropoli hanno conosciuto simili processi, causati dalla fuga di quella classe media bianca che costituisce il nerbo economico e politico degli Stati Uniti.

L’insolvenza di Detroit, e le condizioni pietose di finanza e sicurezza in cui versano le declinanti realtà urbane degli Stati Uniti, sono il sintomo di questo processo di spopolamento che sta rendendo le grandi città sempre più invivibili. L’America è ormai cambiata e le grandi città non ne sono più la colonna portante, ma sono state sostituite dalle loro periferie sempre più sviluppate e moderne. Il “Sogno Americano” oggi non è più in città, ma in periferia.

Johnny 88

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