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“Dell’alternanza scuola-lavoro” di Raffaele SALOMONE MEGNA


Sull’alternanza scuola-lavoro dobbiamo necessariamente fare una considerazione prodromica.
La scuola è sempre funzionale alla società in cui essa è inserita o quanto meno al tipo di società che si vuole realizzare.
La scuola gentiliana era figlia dello stato etico hegeliano, la scuola di Renzi, molto più dimessamente, è invece frutto della visone ordoliberista della società, in cui il lavoro diventa merce ed il cittadino un consumatore.
Se quindi riteniamo che il modello sociale costituzionale non debba più essere perseguito e che invece il fine ultimo sia la costruzione di una società globalizzata e globalista, allora dobbiamo concludere che la legge 107/2015 è una grande legge e l’alternanza scuola-lavoro il suo elemento più qualificante.
Se riteniamo che la scuola non debba formare cittadini, ma imbelli consumatori ed operai flessibili, precari a vita ed in perenne formazione, allora possiamo dire che le 200 ore di lavoro da farsi negli ultimi tre anni dei licei e le 400 ore negli istituti tecnici e professionali realizzano appieno la ratio legis.
Meno contenuti, meno saperi disciplinari e più lavoro flessibile.
Il lavoro, sia ben chiaro, non ha, secondo la nostra Carta Costituzionale, solo un significato economico, ma per l’uomo è la possibilità di realizzarsi come persona e come cittadino.
Allora, in questa ottica, la scuola ha un alto compito, che oggi è sminuito e svilito: quello di contribuire a formare menti libere, capaci di pensiero e di scelte autonome.
Con l’alternanza scuola-lavoro, così come oggi si tenta di organizzarne le attività, limita fortemente questo mandato educativo con conseguenze prevedibili.
Cosa dire:” Arbeit macht frei”? Il lavoro rende liberi?
Lo scopriremo solo vivendo!

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