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Crisi della Sanità USA: UnitedHealthcare accusata di frodare lo Stato per 100 milioni

L’accusa del Massachusetts contro UnitedHealthcare: rimborsi gonfiati e pazienti anziani fatti apparire più malati per sottrarre 100 milioni di fondi pubblici. I limiti strutturali della sanità privata in USA.

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Negli Stati Uniti, il delicato equilibrio tra sanità pubblica e gestione privata mostra regolarmente le sue fragilità strutturali. Il procuratore generale del Massachusetts, Andrea Joy Campbell, ha recentemente citato in giudizio UnitedHealthcare, sollevando un caso che è l’emblema delle distorsioni di questo sistema. L’accusa è pesante, ma purtroppo non sorprendente: la grande compagnia assicurativa avrebbe frodato il programma Medicaid statale per oltre 100 milioni di dollari.

Il metodo? Un classico della burocrazia sanitaria: far apparire gli anziani assistiti molto più malati di quanto non fossero in realtà, al solo scopo di sbloccare e incassare rimborsi pubblici più elevati.

Il meccanismo della presunta frode

UnitedHealthcare gestisce nel Massachusetts il programma Senior Care Options, un piano che unisce i fondi Medicare e Medicaid per assistere gli anziani over 65. Lo Stato paga all’assicurazione una quota mensile per ogni iscritto, calcolata in base alla gravità delle sue condizioni di salute. Maggiore è l’assistenza richiesta, maggiore è l’assegno staccato dal settore pubblico.

Secondo l’esposto, tra il 2015 e il 2025 l’azienda avrebbe gonfiato sistematicamente queste valutazioni attraverso tre dinamiche principali:

  • L’invenzione delle diagnosi (Upcoding): L’azienda avrebbe etichettato numerosi pazienti con disturbi psichiatrici, come ansia o depressione, per far scattare tariffe di rimborso superiori. Le indagini dello Stato hanno rivelato che quasi il 30% delle valutazioni psicologiche presentate da UnitedHealthcare non aveva alcun riscontro clinico reale né alcuna terapia prescritta.
  • Trattenuta degli extra-profitti: Anche quando i controlli interni dell’assicurazione scoprivano che un paziente era stato inserito in una fascia di cura troppo costosa rispetto alle patologie, l’azienda lo declassava silenziosamente. Il problema? Non comunicava l’errore allo Stato e si guardava bene dal restituire i fondi pubblici già incassati indebitamente.
  • L’assistenza infermieristica fantasma: Il caso più lampante riguarda l’erogazione di servizi mai prestati. L’azienda ha incassato 1,4 miliardi di dollari per pazienti inseriti nella fascia di cura più costosa, giustificando la spesa con la presunta necessità di visite infermieristiche quotidiane. Su oltre 88.000 valutazioni, l’assicurazione sosteneva che il 99,3% dei pazienti riceveva cure sette giorni su sette. La realtà emersa dalle indagini è ben diversa: quasi il 90% di quegli anziani non aveva visto un infermiere nemmeno una volta nella settimana precedente alla dichiarazione.

L’assicurazione risponde che non c’è nessuna frode, ma una spagliata valutazione da parte del procuratore. Sarà il giudice a decidere, ma, comunque, tutto questo mette in evidenza il profondo problema della sanità USA

Il paradosso economico e i limiti della sanità privata

Di fronte a queste accuse, UnitedHealthcare ha definito l’azione legale “priva di fondamento”, difendendo il proprio ruolo nell’assistenza agli anziani. Tuttavia, documenti interni e indagini del Senato descrivono una cultura aziendale orientata alla “crescita a tutti i costi”. L’ex amministratore delegato del piano in Massachusetts, Bernadette Di Re, avrebbe persino rassegnato le dimissioni proprio a causa delle eccessive pressioni per “tagliare il personale”, “fare più numeri” e “spremere più soldi dallo Stato”.

Pratica contestataMetodo utilizzatoImpatto sulle risorse pubbliche
Upcoding clinicoInserimento di diagnosi psichiatriche prive di storico medico.Aumento artificioso delle quote mensili versate dallo Stato.
Mancati rimborsiOmissione di comunicazione per pazienti in sovrastima di cura.Appropriazione indebita di fondi statali versati in eccesso.
Fatturazione fittiziaDichiarazione di visite infermieristiche giornaliere mai avvenute.Drenaggio di fondi destinati all’assistenza reale sul territorio.

Le ricadute economiche di simili pratiche sono profonde. Drenare 100 milioni di dollari dalle casse pubbliche verso ii privati non è esattamente un comportamento etico, sembre che venga dimostrato. L’intervento pubblico, invece di curare i malati, finisce per curare i margini di profitto degli azionisti.

Questo evento evidenzia in modo chiaro i limiti strutturali di un sistema sanitario ampiamente privatizzato. Quando la gestione della salute pubblica viene appaltata a società per azioni il cui unico vincolo è la massimizzazione del rendimento, la manipolazione delle diagnosi e l’ottimizzazione aggressiva dei rimborsi non sono un’anomalia, ma un comportamento quasi ovvio. È il logico prodotto di un modello di business che considera il paziente non come un soggetto da curare, ma come un centro di ricavo da ottimizzare.

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