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Crisi carburante Jet: la Russia blocca l’export sino a Novembre

La Russia blocca l’export di carburante per aerei fino a fine 2026. L’impatto dei droni sulle raffinerie spinge Mosca a proteggere il mercato interno, mentre cambia la mappa globale del petrolio.

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Gli attacchi dell’Ucraina alle infrastrutture energetiche russe rischiano di mettere in grossa difficoltà l’Unione Europea, che viene na soffrire di una grave carenza di carburanti, suproattutto avio, dopo la chiusura improvvisa delllo stretto di Hormuz.

Lunedì la Russia ha annunciato che vieterà temporaneamente le esportazioni di carburante per aerei fino alla fine di novembre per mantenere scorte sufficienti di carburante per l’aviazione sul territorio nazionale. Le forniture previste da accordi intergovernativi sono esenti dal divieto, ha dichiarato oggi il governo russo, ma questi ovviamente non riguardano i paesi occidentali.

Non si prevede che il divieto avrà ripercussioni sul già teso mercato internazionale del carburante per aerei, poiché la Russia è un piccolo esportatore di carburanti per l’aviazione, ma, comunque, viene esclusa una possibile via di rifornimento.

Il divieto sulle esportazioni di cherosene fa seguito a un divieto sulle esportazioni di benzina, in vigore dal 1° aprile, poiché nelle ultime settimane la Russia ha visto la propria capacità di raffinazione compromessa dall’intensificarsi degli attacchi con droni da parte dell’Ucraina.

Da quando è iniziata la guerra in Russia, Kiev ha preso di mira diverse grandi raffinerie e terminali di esportazione di petrolio, con l’obiettivo di paralizzare la capacità della Russia di trarre vantaggio dal forte aumento dei prezzi internazionali del petrolio e dei carburanti.

Il mese scorso, l’Ucraina ha preso di mira la raffineria di Yaroslavl in Russia, con una capacità di 300.000 barili al giorno, intensificando gli attacchi con i droni contro gli impianti di raffinazione e di esportazione del petrolio russi, ha affermato il presidente ucraino Volodymyr Zelensky.

“Stiamo riportando la guerra a casa – in Russia – ed è giusto così”, ha detto Zelensky a maggio, ma le ricadute rischiano di andare oltre i confini russi.

L’attacco alla raffineria di Yaroslavl, di proprietà congiunta di Gazprom Neft, è stato il quarto contro l’impianto in un mese, mentre l’Ucraina cerca di ridurre le capacità di raffinazione ed esportazione della Russia in un contesto di prezzi internazionali del petrolio e dei carburanti alle stelle.

Da quando i prezzi internazionali del greggio sono saliti alle stelle in seguito alla guerra in Medio Oriente, la Russia ha aumentato i propri introiti petroliferi, non solo perché i prezzi sono schizzati in alto, ma anche perché il petrolio russo è tornato ad essere appetibile in India, grazie alle deroghe concesse dagli Stati Uniti per le vendite di greggio russo già caricato sulle petroliere.

L’Ucraina sta intensificando gli attacchi alle raffinerie russe e ai porti di esportazione del petrolio, mentre Kiev cerca di limitare le esportazioni e le entrate petrolifere della Russia. Questo però viene a ridurre l’offerta di carburanti a livello mondiale, mettendo nei guai tutti i paesi europei.

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