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CRESCITA ECONOMICA: Analisi e Proposte per far Ripartire il PIL

Ripropongo ai Lettori questa mia fatica pubblicata 2 mesi fa. L’articolo e’ lunghetto, ma strutturato e si legge in circa 7-8 minuti, ed a mio avviso e’ tempo ben impiegato.
Ve lo ripropongo per una ragione semplice: un mio buon conoscente, ieri, diceva qualcosa del tipo “Fare durante i periodi di Recessione Tagli alle Spese, e perfino agli Sprechi ha impatti pesanti sul PIL“, e rafforzava il concetto dicendo che c’erano fior fiore di economisti che supportavano e dimostravano questa tesi. Visto che questo conoscente e’ persona giovane, m’ha colpito il suo tono di ineluttabilita’ e malinconia.
Francamente ritengo l’affermazione vera, ma anche falsa. Vera, nel senso che se fai un taglio di Spesa, hai comunque un impatto sul PIL negativo. Falsa, perche’ come ho provato a scrivere nell’articolo una Manovra sulle Spese o sulle Tasse di ammontare X, non ha necessariamente un impatto pari ad X sul PIL.
Mi spiego meglio. Ipotizziamo di fare un Taglio di Spesa pari ad un ammontare X. Quale impatto ha sul PIL? Semplificando un po’ l’impatto sara’ pari a varie componenti:
a) Una riduzione pari ad X (in sintesi, pari all’ammontare della spesa stessa)
b) Un aumento pari a Y (se viene ridotta la Spesa di un servizio Importato, calano le importazioni e sale il PIL)
c) Una riduzione pari a K (in pratica e’ l’effetto “moltiplicatore“ del sistema legato al cambiamento di fiducia, ed e’ un fattore che si lega al numero e reddito dei soggetti colpiti, ed al mutamento di fiducia degli stessi)
d) Un aumento pari a J (altro non e’ che l’effetto “reazione” dei soggetti colpiti, che cercano di compensare il reddito falcidiato, con altre azioni)
Quanto sopra vale anche per un Aumento di Spesa (invertendo la voce “riduzione” con quella “aumento” e viceversa)
In sintesi, dire, se taglio l’acquisto di JET d’Importazione dall’america per 1 miliardo, ho un calo del PIL di 1 miliardo, e’ semplicemente una colossale panzana (perche’ trattasi di prodotto importato e con effetti moltiplicatore e reazione piu’ o meno nulli), ma sara’ estremamente modesto. Se invece, per esempio, abbasso la tassazione su un servizio prettamente interno, per un valore X, l’impatto finale complessiva puo’ essere maggiore di X stesso.
In estrema sintesi “IN PERIODI DI CRISI (che poi, siamo in crisi da 20 anni e lo saremo per chissa’ quanti ancora) E’ DOVEROSO RIDURRE LA SPESA PUBBLICA, IN PARTICOLARE QUELLA IMPRODUTTIVA, QUELLA DI BENI IMPORTATI, QUELLA CON EFFETTO MOLTIPLICATORE MINORE E QUELLA DOVE E’ VEROSIMILE UN EFFETTO REAZIONE MAGGIORE”  e contestualemente vanno varate misure di “RIDUZIONE DELLA TASSAZIONE, IN PARTICOLARE A SOGGETTI PRODUTTIVI, CONSUMATORI IN PREVALENZA DI BENI E SERVIZI NAZIONALI, DOVE L’EFFETTO MOLTIPLICATORE E’ CONSISTENTE E GENERA ALTRO PIL).
Buona Lettura
GPG Imperatrice

———————— (Articolo pubblicato il 5 Settembre 2012) ———————

Parte 1 – Premessa: il concetto di “Crescita” in Italia

Sentiamo ciclicamente parlare Politici di ogni colore, Sindacalisti, Industriali, Economisti parlare di necessita’ di “CRESCERE” e creare ricchezza, occupazione e quant’altro. In estrema sintesi: “far crescere il PIL”.  Le ricette che vengono proposte sono generalmente semplificate ed il piu’ delle volte non sono altro che “richieste di prebende” da finanziare a deficit; in sintesi si chiedono denari sotto forma di detassazione, investimenti o incentivi che dovrebbero essere pagati dai nostri figli o da non meglio identificate risorse da far pagare al “cattivo” di turno (speculatori, evasori, ricchi, parassiti, etc).

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Rammento bene, nel pieno della crisi del 2009, il probabile futuro premier italiano, il leader del PD Bersani, propose una splendida manovra anticiclica finanziata a deficit (qui l’articolo dell’epoca), che in estrema sintesi e’ la ricetta adottata da Zapatero e che successivamente ha fatto risucchiare la Spagna in una spirale Deficit-Disoccupazione da cui ancora non ne esce. A Bersani, in quell’occasione, riconosco comunque onesta’: disse quello che le classi dirigenti Italiane propongono e realizzano da 40 anni (rattoppi momentanei fatti pagare ai nostri figli). Ho parlato di Bersani, ma avrei potuto citare Berlusconi o praticamente tutti i politicanti nostrani.

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Parte 2 – Ma cosa significa realmente “Crescita”?

 Semplificando un po’ i ragionamenti, per far crescere il PIL, e’ necessario fa crescere una o piu’ delle sue componenti:
a) La Domanda Interna: che altro non e’ che Consumi ed Investimenti
b) La Componente Estera: che altro non e’ che il saldo tra importazioni ed esportazioni, tanto di merci, quanto di servizi
 Si badi bene, che la cosa non e’ affatto semplice. Politiche per esempio che favoriscono la Domanda Interna (incentivi, detassazioni, investimenti) si portano dietro inevitabilmente incrementi delle importazioni, e quindi alla fine l’impatto di crescita del PIL e’ mitigato. Ovviamente vale anche il viceversa (Monti con le sue manovre ha fatto contrarre in modo epocale la Domanda interna, ma l’impatto depressivo sul PIL s’e’ attenuato grazie al conseguente calo delle importazioni). Analogamente, senza entrare troppo nei dettagli, vi dico che anche le politiche che favoriscono la Componente Estera, generalmente hanno impatti inversi sulle componenti della Domanda interna.

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Parte 3 – Perche’ l’Italia non cresce?

Alcuni mesi or sono feci un’articolo dettagliato dove rispondevo al quesito, che vi invito a leggere.
 Qui vedete il disastro dell’ultimo decennio sul PIL

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Parte 4 –  Le Tradizionali Ricette per fare Crescita in Italia nel Breve e Medio Periodo: sono oggi sostanzialmente inapplicabili

Vediamo ora le possibili e tradizionali ricette:

A) Far ripartire la Domanda Interna (Consumi ed Investimenti) tramite interventi (detassazioni, spesa pubblica, investimenti) finanziati a Deficit: e’ inapplicabile
In una nazione con col Debito Pubblico al 125%, in piena “crisi dei Debiti Sovrani” nella zona Euro, e’ evidente che qualsiasi intervento di questo tipo e’ suicida, perche’ avrebbe implicazioni dirette su Deficit e Debito, ma soprattutto indirette (si amplierebbero gli Spread e quindi i Tassi e quindi si pagherebbero piu’ interessi, il tutto per la sfiducia)

B) Far ripartire la Domanda Interna (Consumi ed Investimenti), tramite nuova Spesa Pubblica, finanziando cio’ con nuova Tassazione: e’ sostanzialmente folle
L’Italia gia’ oggi ha una Spesa Pubblica pari a circa il 50% del PIL, e larga parte di tale Spesa e’ inefficiente (produce servizi non adeguati alle Spese effettuate). Vero e’ che la Spesa Pubblica e’ sostanzialmente PIL, ma altrettanto vero che sostanzialmente ogni nuova spesa pubblica altro non e’ che spostare PIL generato dai privati (famiglie ed Imprese) allo Stato.
Il saldo complessivo poi, e’ negativo, perche’ i soggetti privati, generalmente gia’ sottoposti ad elevatissima tassazione, cui viene chiesto un’ulteriore contributo per un certo ammontare (per finanziare la creazione un un certo PIL pubblico), generalmente riducono consumi ed investimenti per ammontare analogo o superiore. L’effetto sfiducia e scoraggiamento nei privati generano inoltre fenomeni a catena che hanno un’effetto depressivo sul PIL (chiusure attivita’, spostamento denari ed attivita’ all’estero, scoraggiamento, etc).
Anche il finanziamento di nuova Spesa Pubblica tramite Tassazioni di categorie da “punire” (patrimoniali sui ricchi, recupero evasione, tassazione ulteriori rendite e transazioni), in una nazione come l’Italia con pressione fiscale elevatissima, generano depressione. Per chi non lo sapesse l’evasione altro non e’ che Reddito o Consumi, ed e’ contabilizzata nel PIL, e quindi ancora una volta, trasferisci PIL privato al pubblico (saldo zero) ed in piu’ hai una componente di PIL negativa generata dall’effetto sfiducia. Anche azioni di tassazione ulteriore sui ricchi, altro non generano che fughe generalizzate dal paese di capitali ed attivita’, che alla fin fine generano effetti depressivi.

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C) Far ripartire la Domanda Interna (Consumi ed Investimenti), tramite Riduzione della Tassazione, finanziandola con Riduzione della Spesa Pubblica: la cosa ha effetti sul PIL a breve termine solo se condotta in modo accurato
Qui vale il ragionamento inverso a quello fatto sopra. Si prende PIL pubblico (ogni spesa pubblica, pure gli sprechi, e’ PIL) e lo si fa diventare PIL Privato (una detassazione genera nuovi Consumi ed Investimenti nel privato). Apparentemente il saldo e’ zero, ma non sempre e’ cosi’. Infatti vanno valutati bene gli effetti sulla fiducia complessiva della manovra (la sfiducia generata sui percettori di Spesa Pubblica e la fiducia sui beneficiati dalla Detassazione: fiducia/sfiducia generano sempre riduzioni/aumenti indotti di propensione a nuovi consumi/investimenti), nonche’ gli impatti che tale azione ha sulla componente estera del PIL (se taglio Spese che sostanzialmente si traducono in Consumi/Investimenti coperti da produzione nazionale, e poi detasso settori e soggetti che hanno una forte propensione all’acquisto di prodotti esteri, faccio un’azione sostanzialmente suicida, che avra’ come esito un calo del PIL Italiano ed un incremento delle Importazioni).
In estrema sintesi, Ridurre le Tasse su soggetti privati e contestualmente le Spese Pubbliche, ha ricadute positive sul PIL a breve termine, solo se la cosa e’ fatta con giudizio, generando un saldo positivo di Fiducia nel Paese (saldo tra la fiducia generata sui beneficiati e la sfiducia generata sui colpiti) ed un saldo positivo sulla Componente Estera del PIL (in sintesi e’ opportuno valutare con attenzione chi sono e cosa consumano i beneficiati ed i colpiti dai provvedimenti). Ovviamente, sul medio e lungo periodo, provvedimenti di riduzione del mastodontico apparato statale non possono che generare ricadute positive sul PIL.
Vi faccio un’esempio: poniamo che domani voglio detassare l’acquisto di automobili, e metto un’incentivo sull’acquisto di auto e finanzio il tutto cancellando investimenti pubblici in infrastrutture. Ebbene, un tale provvedimento e’ sostanzialmente suicida dal punto di vista del PIL. Le auto acquistate in Italia sono prodotte per circa l’80% all’estero, per cui gli incentivi faranno crescere l’Import e quindi avranno ricadute dirette sul PIL modeste, e certamente assai inferiori rispetto alla riduzione del PIL che genera la Spesa Pubblica (cancellata) per Investimenti in infrastrutture, che e’ un settore tipicamente nostrano.

D) Far ripartire la Componente Estera del PIL, e quindi sostanzialmente l’Export, tramite una svalutazione della Moneta: la cosa e’ vecchia come Adamo ed Eva ed e’ applicata ancora oggi sistematicamente.
Questo e’ il modo piu’ immediato per creare PIL senza generare extra-deficit. Ovviamente bisogna vedere se gli altri ti consentono di farlo. Realisticamente, essendo nell’EURO, non possiamo farci molto. Paradossalmente la crisi dell’Euro-Zona ha generato tra i suoi effetti, anche quello di una svalutazione dell’Euro nel 2012, che ha avuto impatti evidenti sulle Partite Correnti e quindi sul PIL di alcuni paesi, Italia e Germania in testa. Ovviamente l’Italia avrebbe impatti assai piu’ consistenti sulla componente estera e quindi sul PIL se tornasse alla Lira e svalutasse rispetto ai partners commerciali Europei, cui si indirizza il grosso dei nostri scambi commerciali; ovviamente, parliamo di teorie, e nel mondo reale non e’ detto che ti consentano di farlo.

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Parte 5 – Proposte per far ripartire la Crescita ed il PIL nel Breve Termine

A parte la soluzione SVALUTAZIONE dell’EURO o RITORNO/SVALUTAZIONE della LIRA, soluzioni che darebbero un chiaro impulso alla componente estera del PIL, ma che sono realisticamente fuori portata delle nostre Classi Dirigenti nel breve periodo, mi soffermo su alcune Misure ben precise che abbiano la bussola di incrementare la Fiducia Complessiva nel Paese e che tengano in conto gli impatti indotti sull’Import/Export:

1) Aggressione della Spesa Pubblica in una serie delle sue componenti e contestualmente massiccia riduzione della Tassazione su Imprese, Lavoratori e Famiglie, incremententando le risorse da Spendere solo in 2 precisi settori (Investimenti e protezione per la disoccupazione)
In estrema sintesi proponiamo piu’ o meno l’opposto di quanto fatto da Monti.
Gli effetti della Manovra di Monti (e Tremonti) sono “misurabili”:

– Impattavano previsionalmente nel 2012 per 50 miliardi sui conti, il 3% del PIL, all’82% con incrementi fiscali, e si proponevano di ridurre il Deficit dal 3,9% all’1,5% 
Vediamo cosa sta accadendo e gli effetti reali:
– PIL depresso dell’1,5-2,0%  rispetto ad una politica a zero interventi (infatti quest’anno cresceremo del 2,5% meno della media UE, contro il -0,7%/-1,0% degli ultimi 15 anni); 700.000 nuovi disoccupati
– Riduzione modesta del Deficit (quest’anno chiuderemo al 3%, contro il 3,9% del 2011 ed il 1,5% previsionale; in sintesi colto appena 1/3 dell’obbiettivo)
– Incremento del Debito Pubblico (il debito sta volando dal 120% al 126%, contro un 123% senza manovra: la manovra di Monti ha fatto crollare il PIL e quindi il denominatore del Debito)

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QUI abbiamo dettagliato del misure da fare il Primo Anno, (l’articolo risale a qualche mese fa) e sotto vi riassumo le piu’ significative, aggiornate:
Punti cardine:

La Manovra prevista da Rischio Calcolato prevede nei primi 12 mesi:
–          Minore Tasse rispetto a quanto previsto da Monti per 50 miliardi: gia’ nel primo anno, verrebbero eliminate alcuni provvedimenti assurdi presi da Monti e Tremonti (parte degli incrementi IVA e su beni energetici, introduzione IMU sulla prima casa), verrebbe ridotta del 25% l’IRAP, si introdurrebbe il Reddito Familiare per le famiglie con almeno 2 figli, verrebbero cancellate le odiose addizionali regionali e comunali sul reddito, e verrebbero eliminate una miriade di micro-tasse assurde. 50 miliardi di riduzione del carico fiscale, indirizzate a tutti gli italiani, a partire da chi produce (imprese e lavoratori), dai ceti medi e bassi (I piu’ massacrati dai provvedimenti su Benzina, Gasolio, IVA ed addizionali) e dalle famiglie con figli (che da decennia sono letteralmente bistrattate in Italia)
–          Riduzione delle Spese per 67 miliardi (con riduzione di 10 miliardi legata al personale della PA ed ai costi della politica, di 15 miliardi legati alla previdenza, 7 miliardi alla minor spesa per acquisti di beni e servizi e consume intermedi, di 6 miliardi alla spesa per interessi, e per 34 miliardi sui contributi ed aiuti alla produzione, in parte eliminate ed in parte trasformati in crediti di imposta; crescerebbero di contro di 4 miliardi le spese connesse agli investimenti)

Provvedimenti principali della Manovra di Rischio Calcolato nel primo anno:

  • Taglio deciso a costi della politica ed agli acquisti di beni e servizi : eliminazione province, eliminazione enti, emininazione vitalizi, eliminiazione contributi pubblici a partiti e giornalacci di partito, accorpamento comuni, sforbiciata a spese Quirinale, taglio del 65% dei parlamentari, taglio complessivo del  75% di coloro che campano sulla politica, taglio da 30.000 a 3.000 dei centri di Spesa nel paese
  • Taglio deciso alle Spese per il personale della PA, con riduzione nel primo anno di 160.000 dipendenti, a partire dai dirigenti e dal personale politico ed improduttivo; congelamento dei salari e trasferimenti obbligatori (per personale di basso -medio livello), licenziamenti e rinegoziazione salari (per personale di medio-alto livello);
  • Provvedimenti addizionali sulle Pensioni rispetto a quelli decisi dalla Fornero: ricontrollo di tutte le pensioni di invalidita’ ed assistenziali, congelamento assegni medi ed alti il cui calcolo “contributivo” diverge significativamente da quello “retributivo”, eliminazione vitalizi ed altre pensioni di valore assurdo che verrebbero rinegoziate, pasaggio immediate al “contributivo” per ogni pensione
  • Interventi su contributi ed aiuti alla produzione, in parte eliminati ed in parte trasformati in crediti di imposta
  • Eliminazione di ogni spesa che non possiamo permetterci (rientro immediate militari all’estero, eliminazione aiuti esteri non sostenibili, etc)
  • Eliminate alcune tasse assurde introdotte da Monti e Tremonti (incrementi IVA e su beni energetici, introduzione IMU sulla prima casa)
  • Riduzione il primo anno del 25% l’IRAP
  • Introduzione del Reddito Familiare per le famiglie con almeno 2 figli,
  • Cancellazione delle odiose addizionali regionali e comunali sul reddito
  • Eliminazione di una miriade di micro-tasse assurde

Vi chiedo di non soffermarvi sulle cifre (i 50 e 67 miliardi erano un calcolo fatto all’epoca e sostitutivo della manovra di Monti). Oggi le cifre potrebbero essere un po’ differenti e l’entita’ dei tagli alle Spese potrebbe essere comparabile a quella della riduzione delle Tasse.
Non c’e’ nessun dubbio pero’ che il saldo per il PIL sarebbe ampiamente positivo, al di la’ dei ragionamenti fatti in calce, in quanto verrebbero colpiti “pochi soggetti” e generalmente agiati (imprese parassitarie ed assistite, imprese farmaceutiche e fornitrici di servizi alla PA, politici, percettori di pensioni d’oro o medio-alte i cui valori sono completamente fuori scala rispetto ai contributi versati, consulenti e dirigenti della PA, etc) mentre verrebbero beneficiati la quasi totalita’ degli Italiani (consumatori, detentori di case, lavoratori, famiglie, imprese) —> la FIDUCIA Complessiva nel Paese aumentera’ e cio’ avra’ ricadute sulla propensione allo spendere ed investire, e quindi sul PIL. A ben guardare, l’insieme di questi provvedimenti non dovrebbe avere ricadute fortemente negative sulla Componente estera del PIL stesso.

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2) Misure straordinarie e massive per ridurre il Debito Pubblico (dando un forte segnale di fiducia ai mercati) e normalizzare i tempi di Pagamento nella PA

Rischio Calcolato prevede immediatamente provvedimenti per 130-150 miliardi da indirizzare al 40% per normalizzare I pagamenti della PA, ed al 60% alla riduzione del debito pubblico. I provvedimenti sarebbero svariati (dismissione immobile PA, cessione crediti, accordo con la Svizzera) e li trovate nel dettaglio QUI.
Anche in questo caso l’impatto sul PIL sarebbe fortemente positivo. L’iniezione di 50-60 miliardi nel sistema produttivo che attende pagamenti ritardati dalla PA avrebbe un impatto diretto sulla Domanda Interna consistente, e quindi sul PIL, ma ancor piu’ un impatto indiretto, tramite l’aumento complessivo della FIDUCIA tanto interna, quanto dei mercati verso l’Italia (altra cosa che avrebbe ricadute). Ovviamente parte di questa iniezione di denaro finira’ in Domanda Estera (e quindi non in PIL), ma rammentiamo che i maggiori beneficiari sarebbero proprio Imprese, che quindi avrebbero una boccata d’ossigeno e risorse per investire.

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 Parte 6 – Le Proposte Strutturali per far ripartire la Crescita ed il PIL nel Medio e Lungo Termine

Qui il discorso e’ certamente piu’ complesso.
L’Italia da oltre 15 anni cresce dell’1% annuo medio meno della Media Europea. Vi sono una serie di ragioni:
– Ragioni strutturali: maggior burocrazia, presenza di ampi settori con scarsa concorrenza e preda di corporazioni, presenza di un sistema giudiziario sostanzialmente allo sfascio, presenza di una spesa pubblica in larga parte inefficiente, sistema di tassazione irrazionale e che penalizza in particolare le categorie produttive.
– Impossibilita’ di ricorrere al Deficit: in 15 anni l’Italia ha accumulato i maggiori avanzi primari della UE. In sintesi da 15 anni paghiamo enormi interessi (che tra l’altro ha visto tra i beneficiari una componente di Non Residenti che e’ cresciuta enormemente) e questo e’ un macigno che pesa sulla dinamica del PIL (e’ come se buttassimo in un buco nero una quota di ricchezza e reddito consistente)
– Impossibilita’ di ricorrere a Svalutazioni Competitive per rilanciare la componente estera del PIL
L’insieme dei fattori di cui sopra sta minando i 2 punti di forza della nazione: il settore industriale manifatturiero esportatore ed i Risparmi/Patrimoni delle Famiglie. Non esiste un FUTURO per l’Italia, se questo non contempa la difesa e la rivalutazione dei 2 punti sopra descritti.

Diamo un’occhio al contesto mondiale di fronte a noi: tenete in conto, che USA, Giappone e buona parte delle altre nazioni nella UE, hanno dinamiche di debito e deficit insostenibili, perfino piu’ di quelle italiane, e cio’ si tradurra’ in 2 cose ben precise:
a) Il Mondo avra’ per un pezzo Tassi decisamente a buon mercato (se cosi’ non fosse meta’ delle nazioni occidentali crollerebbero), e cio’ e’ certamente una grossa opportunita’ per l’Italia che paga oggi per interessi tra le 2 e le 5 volte quello che pagano i principali competitors (l’occasione non va sprecata)
b) Parecchie nazioni con cui intratteniamo forti rapporti commerciali, prima o poi, saranno obbligate a manovre economiche per correggere tendenziali delle finanze pubbliche insostenibili (depressive della domanda interna) ed a misure compensative (svalutazioni, dazi): cio’ significa che prima o poi vi sara’ un’impatto negativo sulla Componente estera del nostro PIL con diverse nazioni occidentali ed un effetto depressivo sulla dinamica della crescita mondiale; pertanto sarebbe lungimirante cercare di ampliare le relazioni commerciali coi BRICS e con le nazioni emergenti.

Per rilanciare la dinamica del PIL e’ necessaria la rimozione delle cause del declino, e le seguenti azioni:
a) Ristutturare il sistema-paese profondamente
b) Ridurre l’ammontare dei quattrini buttati in interessi sul debito pubblico
c) Incrementare la competitivita’ della macchina produttiva nazionale
Vediamo punto per punto.

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a) Ristutturare il sistema-paese profondamente: per fare cio’ vanno fatte una serie di RIFORME, va ridotta drasticamente la SPESA PUBBLICA improduttiva, va ridimensionata la TASSAZIONE sulle categorie produttive e sulle famiglie
Abbiamo ampiamente scritto a riguardo nel PROGRAMMA POLITICO “DIAMO UN FUTURO AI NOSTRI FIGLI”, facendo una miriade di proposte per ridimensionare la Spesa Pubblica di 200 miliardi e riqualificarla, per ridurre fortemente la Tassazione, per fare una serie di Riforme (mercato del Lavoro, Scuola, Liberalizzazioni, Federalismo, Struttura della Stato). A queste ovviamente andrebbero aggiunte le necessarie riforme di: Burocrazia, Giustizia, Sistema Bancario, etc.
Proposte analoghe le ha fatte di recente FERMARE IL DECLINO di Giannino, anche se per ora non le ha dettagliate.

b) Ridurre l’ammontare dei quattrini buttati in interessi sul debito pubblico: per fare cio’, oltre a quanto al punto a) sopra, va RIDOTTO IL DEBITO PUBBLICO in modo sostanziale
Anche su questo tema abbiamo ampiamente scritto nelle PROPOSTE PER RIDURRE IL DEBITO PUBBLICO attraverso una serie di dismissioni di patrimonio pubblico ed una serie di altre azioni.

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c) Incrementare la competitivita’ della macchina produttiva nazionale: per fare cio’ sono necessarie una serie di azioni, la principale delle quali consiste nel RIDURRE IL COSTO DEL LAVORO PER UNITA’ DI PRODOTTO,  con l’obiettivo primario di MANTENERE UN CONTO CORRENTE DELLA BILANCIA DEI PAGAMENTI ed una POSIZIONE NETTA VERSO L’ESTERO in equilibrio 
Ritengo questo punto esiziale per la sopravvivenza dell’Italia. Quanto al punto a) e b) di cui sopra e’ perfettamente inutile, se non e’ accompagnato dal punto c). L’Italia e’ un paese privo di Materie Prime e di piccola estensione, che vive unicamente grazie al proprio lavoro, e se l’intero sistema paese permane a lungo con squilibri nel Conto Corrente della Bilancia dei Pagamenti, accumulera’ una negativita’ insostenibile della Posizione Netta verso l’Estero, che inevitabilmente portera’ enormi squilibri, e nel lungo periodo non solo ad un Default, ma anche alla Poverta’.
Le strade per ridurre IL COSTO DEL LAVORO PER UNITA’ DI PRODOTTO sono 2, alternative tra loro:
1) SVALUTARE LA MONETA e riacquisire sovranita’ monetaria, possibilmente svincolandosi da sistemi a cambi fissi per il futuro, e contestualmente facendo le riforme e le azioni strutturali di cui al punto a) di cui sopra, unitamente a politiche di contenimento della dinamica del costo del Lavoro e dell’inflazione in generale
2) In caso di permanenza nell EURO, fare una sorta di SVALUTAZIONE DE FACTO, che altro non e’ che quello che ha fatto la Germania negli ultimi 15 anni, vale a dire una politica volta a contenere il COSTO DEL LAVORO ed incrementare la PRODUTTIVITA’; in estrema sintesi fare le riforme sul Mercato del Lavoro e le Liberalizzazioni indicate al punto a), contestualmente a politiche per calmierare i salari ed incrementare la produttivita’, accompagnandole con misure di contenimento dell’inflazione (es. calmieramento degli affitti e dei prezzi immobiliari). Ovviamente il programma di cui al punto a) prevede una forte riduzione del cuneo fiscale e contributivo per lavoratori ed imprese, e cio’ senza dubbio condizione cardine al raggiungimento dell’obiettivo di contenere la dinamica lorda delle retribuzioni e di rilanciare gli investimenti. Tale politica e’ attuabile unicamente da una classe politica e dirigente minimamente seria. Ovviamente si tratta anche di ripensare il vetusto e rigido sistema italiano del lavoro, che incanala l’intera flessibilita’ sulle spalle dei giovani, e passare ad un sistema compartecipativo come quello tedesco, ove se necessario le disgrazie sono condivise dai lavoratori e dalle imprese. Il tutto sta in piedi in presenza se muta radicalmente la mentalita’ (va tutelato il Lavoratore e non il posto di Lavoro) e se si creano percorsi accompagnati in termini di formazione e collocamento per coloro che perdono il lavoro. Non a caso, nel programma di riduzione della spesa pubblica, questa voce di spesa, unitamente a quella per gli investimenti, e’ stata prevista in aumento. Ovviamente dovranno anche sparire tutte quelle norme italiane che incentivano le imprese a rimanere nane, di cui abbiamo gia’ ampiamente scritto.
So perfettamente che quanto al punto 2) ha effetti solo a medio-lungo termine, ed e’ perfettamente inutile e senza vantaggi, nel caso venga attualta analoga politica in tutte le nazioni d’Europa simultaneamente (in questo caso i vantaggi verrebbero elusi, e complessivamente si apprezzerebbe la moneta). La Germania e’ passata da una condizione di enorme difficolta’ di una dozzina d’anni fa (la minore crescita del PIL d’Europa, alta disoccupazione, bilancia dei pagamenti negativa seppur leggermente, deficit allegri) alla condizione attuale di locomotiva (maggior crescita del PIL d’europa, conti pubblici in ordine, disoccupazione bassa, etc) facendo esattamente questa politica, che ha dato vantaggi nulli all’Europa nel suo complesso, ma enormi alla Germania ai danni di tutti gli altri (ha di fatto “depredato” una quota consistente di Industria, PIL, Occupazione, Ricchezza, Export e Tasse, ai paesi limitrofi). Se dovremo restare nell’EURO (cosa che notoriamente non auspico), dovremo attuare necessariamente questa politica, invertendo quanto prima i trend delle dinamiche dei costi del Lavoro rispetto alla Germania stessa. Mi rendo perfettamente conto che questo equivale a fare una competizione serrata (per non dire fare la guerra) ai nostri vicini, in una corsa al depredarsi vicendevolmente, che non mi sembra esattamente qualcosa il linea con lo spirito di collaborazione che dovrebbe esserci in un’Unione, ma se dobbiamo restare nell’Euro, non abbiamo altre alternative percorribili.
  
GPG Imperatrice
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